15/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Sabina Alkire, capo del team che ha elaborato nuovi parametri per calcolare la "Multidimensional poverty": "Bisogna ascoltare i poveri stessi"

Vedi anche: Povertà: realtà e miti degli Obiettivi del Millennio

La notizia secondo cui la povertà sarebbe concentrata in otto stati dell'India più che in tutta l'Africa ha fatto il giro del mondo. I dati erano basati sul Multidimensional Poverty Index (Mpi), un nuovo parametro elaborato dall'Oxford Poverty & Human Development Initiative che dovrebbe restituire una visione più complessa e al tempo stesso più veritiera del problema, basata su quanto effettivamente i poveri percepiscono della propria condizione.
Si va quindi al di là del puro reddito materiale, considerando anche gli aspetti immateriali che però con il reddito sono strattamente interconnessi.
Abbiamo intervistato la dottoressa Sabina Alkire, responsabile del progetto.

Qual è il rapporto tra Multidimensional Poverty Index (Mpi) e Obiettivi del Millennio?
C'è una relazione molto stretta. I nostri indici sono direttamente collegati ai Millennium Development Goals che intendono considerare diversi aspetti, tra loro collegati, della povertà. Solo che gli "Obiettivi" li analizzano uno per uno. Nel nostro studio sono considerati contemporaneamente. Così i nostri dati aiutano i governi a comprendere gli aspetti interconnessi della povertà.

E' possibile fare quindi una classifica della povertà basata sul vostro metodo?
Sì. Nel nostro studio si va da Slovenia e Slovacchia, dove non c'è questo tipo di povertà intensiva, al Niger, dove il 93 per cento della popolazione è povera in termini multidimensionali.
L'Asia Meridionale, a causa della sua consistenza demografica, è il luogo dove ci sono più poveri: 51 per cento del totale. Poi c'è l'Africa sub-sahariana con il 28 per cento.

Quali sono quindi le dimensioni nascoste della povertà?
I maggiori esperti di povertà sono i poveri stessi. Quando descrivono la propria condizione vi includono - oltre a salute, standard di vita e livello d'istruzione - anche avere un lavoro, protezione dalla violenza, buone relazioni sociali, dignità e la possibilità di agire come protagonisti dei propri destini. Questi sono aspetti importanti e di solito assenti, che noi abbiamo incluso nella nostra ricerca su centoquattro Paesi.

Quindi secondo voi quali sono i limiti di parametri come il Prodotto interno lordo?
E' un indice importante ma limitato, perché considera la quantità di ricchezza e non la sua distribuzione, cioè i redditi delle singole, specifiche persone. Inoltre non considera altri aspetti importanti della vita, perché la gente assegna le proprie speranze a uno spettro di opzioni ben più ampio del semplice progresso materiale, come ha sottolineato anche la Commissione Sarkozy. Come scienziati abbiamo il compito di ampliare queste misurazioni oltre quelle meramente economiche.

Quindi il Mpi è basato sia su misurazioni oggettive sia su "percezioni" dei poveri stessi

Sì, decisamente, si cerca di inserire l'autopercezione della povertà perché si tratta di offrire una chiara idea di cosa sia la povertà a chi si trova nella posizione di prendere decisioni per ridurla.

Avete fatto anche scoperte interessanti sulla povertà nelle economia sviluppate?
L'anno prossimo vorremmo sviluppare un indice per calcolare la povertà nei Paesi sviluppati e in quelli di medio reddito, che non sono adeguatamente rappresentati nell'attuale. Vorremmo collaborare con altri esperti della materia.

Che rapporto c'è tra il vostro lavoro e le istituzioni? Vi ascoltano?
C'è stato un forte interesse e il governo del Messico è stato il primo a pubblicare uno studio basato sul Mpi nel dicembre 2009. Ci sono altri governi interessati, soprattutto in Sud America, e a maggio abbiamo avuto un incontro con la Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi dell'Onu, che si è detta d'accordo nell'implementare l'indice a livello di governi nazionali.
A quel livello, il contesto culturale e l'ambiente politico e istituzionale del Paese sono analizzati in modo molto più adeguato e ricco di quanto potremmo fare noi quando confrontiamo più Stati.

Secondo lei e in base al vostro metodo, qual è l'approccio che dovrebbero assumere i governi nazionali e le istituzioni globali per affrontare la povertà?
Continuo a pensare che quando si parla di povertà i migliori protagonisti siano gli stessi poveri con la loro energia, il loro sguardo dal di dentro e la loro saggezza. Dobbiamo dar loro potere e sostenerli. Dobbiamo inoltre considerare le privazioni collegate tra loro e contemporaneamente: se c'è un bambino che non va a scuola, è probabile che abbia genitori che non ne riconoscono il valore e che non sono in grado di aiutarlo a fare i compiti. Quindi dobbiamo integrare i nostri dati a livello macro con quelli a livello nazionale e locale. Così anche attivisti e Ong possono elaborare indicatori che rappresentino bene la loro povertà locale, cosa molto più utile di quanto abbiamo fatto noi finora.

Gabriele Battaglia

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