14/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Dal 2008, un progetto istituzionale ha distributo 91mila ettari di terra fertile ai contadini, imponendo che 80mila fossero destinati ai poveri e ai senza terra, con un occhio di riguardo per le donne

Nella provincia meridionale di Sindh, Pakistan, qualcosa ha iniziato a scalfire il violento maschilismo che da secoli opprime la donna. Dal 2008, un progetto istituzionale ha distributo 91mila ettari di terra fertile ai contadini, imponendo che 80mila fossero destinati ai poveri e ai senza terra, con un occhio di riguardo per le donne. Una sorta di piccola rivoluzione, in un paese in cui le leggi tribali fanno in molte zone ancora il bello e il cattivo tempo, a tutto discapito del genere femminile, che viene da sempre tagliato fuori dalla vita sociale, politica ed economica. Un'iniziativa che ha cambiato radicalmente gli equilibri, dunque, rafforzata dall'intervento del presidente Asif Ali Zardari, il quale nel 2009 ha voluto che i 21mila ettari concepiti per essere donati nel secondo anno del progetto fossero interamente dati al ‘sesso debole'.
"Ho detto a mio marito che se mi avesse picchiato ancora, avrei fatto le valigie e mi sarei trasferita dai miei genitori che vivono proprio dietro l'angolo. Così avrebbe perso la terra che ho ricevuto", ha spiegato a Ipsnews Jannat Gul, del villaggio di Tando Bagho, nel distretto meridionale pakistano. E suo marito non la picchia ormai da mesi.

La terra come arma di riscatto, sociale, personale, familiare. Come arma di emancipazione. La terra per avere rispetto. Gul è infatti una delle beneficiarie del progetto e ora possiede più di un ettaro e mezzo coltivabile. E come lei tante altre. "Voglio continuare a sostenere le donne contadine di Sindh", ha precisato il coordinatore del programma di ridistribuzione della terra. Le ultime statistiche, risalenti al novembre 2009, parlano di oltre 17.400 ettari ridistribuiti, in 17 dei 23 distretti della provincia: 4200 i beneficiari. Il settanta percento dei quali sono donne. Ognuno ha ricevuto dall'1,6 ai 10 ettari. E per prevenire che il marito, o i figli, o i fratelli maschi, come di consuetudine, mettano le mani sulla proprietà è stato stabilito che la terra non si possa vendere per quindici anni e che gli eredi siano soltanto donne.

"Ho saldato i prestiti alimentari, ho comprato abiti nuovi per me e per mio nipote, e ho reinvestito il resto nella terra", racconta a Ipsnews Zar Bibi, 60 anni, vedova, che ha incassato 45mila rupie (525 dollari Usa) dal primo raccolto di riso ricavato dal suo nuovo pezzo di terra. Avere un pezzo di terra, coltivarla, trarne gli alimenti per sfamare la famiglia e ricavarci da vivere vendendo i frutti della fatica è la ricetta più azzeccata contro la povertà, specialmente in un paese come il Pakistan che vede i due terzi della popolazione vivere in zone rurali.
"Non avrei mai sognato nemmeno nei sogni più arditi di diventare proprietaria di un ettaro e mezzo di terra", esclama Hema Mai, 42 anni, esponente della minoranza Hindu, comunità Begna Mori, un villaggio di quattromila anime nel distretto di Sindh. "La fortuna ha girato".

He sì, la fortuna ha girato per donne da sempre condannate a essere l'ultimo anello della catena, in una società patriarcale e maschilista. Per la legge pakistana la donna può da tempo possedere la terra, ma nei fatti sono sempre rimaste escluse dall'assegnamento dei lotti. Fino a ora. E "vedere nei bandi di assegnazione le donne quali esclusive destinatarie è una totale novità per il Pakistan", ha spiegato a Ipsnews Haris Gazdar, un economista che fa base a Karachi. Anche se poi mantenere il controllo su tali proprietà non è esattamente semplice per queste madri, mogli, sorelle, figlie da sempre pesantemente assoggettate all'uomo di casa. Ma la grande novità resta. E c'è chi è pronto a giurare sia tutto merito dell'effetto Benazir, ossia la ex primo ministro Benazir Bhutto, assassinata nel 2007, paladina dei diritti delle donne. "Questa fiducia nelle donne proviene dalla leadership politica, non certo dai burocrati", ha spiegato Faisal Ahmed Uqaili, coordinatore del progetto. Ma i vecchi e incancreniti modi di pensare e di agire sono duri da cambiare, e sono tante le voci di dissenso maschili levatesi contro questa iniziativa. La paura è che le donne arrivino a ribellarsi al giogo di secoli, proprio grazie alla terra. Ma il meccanismo, seppur lentamente e con tanti intoppi, ormai si è innescato.

Stella Spinelli

Parole chiave: donne
Categoria: Donne
Luogo: Pakistan