13/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Sette detenuti liberati da Raul Castro arriveranno nel pomeriggio a Madrid.

Sette degli oltre cinquanta detenuti, che in moti considerano prigionieri politici, liberati a Cuba nei giorni scorsi stanno già volando insieme ai loro familiari verso la capitale spagnola Madrid.

Per la diplomazia spagnola, e per la chiesa cattolica cubana, la liberazione di parte dei detenuti arrestati nel 2003 durante il periodo conosciuto come la Primavera Negra, è da considerare come una vittoria. Certo: se non si tratta di una guerra fredda poco ci manca. Le parti in causa, Cuba, Chiesa cubana, e Spagna, non hanno certo lavorato sotto il segno della pace e dell'armonia. Come in ogni diatriba diplomatica che si rispetti. Sta di fatto che qualcosa a Cuba sta davvero cambiando.
"La mediazione della chiesa cubana e del ministro degli Esteri spagnolo Moratinos in veste di presidente di turno dell'unione europea, pare sia andata a buon termine. L'obiettivo del ministro spagnolo, giunto a Cuba settimana scorsa, era quello di riuscire a sbloccare la situazione appoggiando ufficialmente la mediazione del vescovo dell'Havana Ortega. E ' stato proprio il vescovo a aprire il dialogo con il presidente cubano Raul Castro" racconta Alfredo Somoza presidente dell'Icei. "Insomma, l'impegno è quello di far raggiungere la Spagna a 55 persone nel giro di pochi mesi. Ovvio che poi bisogna saper leggere la situazione. E poi c'è lo zuccherino da parte dell'Unione Europea. Se Cuba dava questo segnale (in questo modo anche il dissidente Fariñas avrebbe messo fine allo sciopero della fame) sarebbe stato propedeutico per la fine della politica voluta nella seconda metà degli anni Novanta dall'ormai ex premier Jose Maria Aznar, che aveva inasprito le relazioni con l'Havana" continua Somoza. 

"Gli arresti di oppositori in quegli anni avevano anche bloccato gli investimenti europei, la politica dei visti e soprattutto la cooperazione europea che era stata sospesa e che a Cuba era la più importante. Insomma, uno scambio che senza sbagliare possiamo definire economico. In realtà a mio avviso il presidente raul castro questo passo l'avrebbe già voluto fare da un bel pezzo. Il problema è che Fidel è ancora vivo e si sta ristabilendo dalla lunga malattia. E quindi rispetto alla transizione che tutti speravano arrivasse in tempi più veloci e con un modello di riferimento come quello cinese, tutto è rimasto bloccato dal veto di Fidel" racconta il presidente dell'Icei.

Si sa che a Cuba senza il visto del Lider Maximo non si muove una foglia. "In cambio della liberazione, quindi, Moratinos si è impegnato nel far cessare nel più breve tempo possibile la vecchia politica di Aznar. E' il gioco delle parti. E le parti sono pronte. Le libere dichiarazioni di Moratinos che subito si è detto entusiasta della disponibilità cubana sono il segno che la diplomazia europea era d'accordo con il ministro spagnolo. E gli ha dato carta bianca nell'azione. Io sono convinto che qualcosa stia succedendo. Questo cedere alla linea europea, che in sostanza corrisponde a quella della Chiesa, credevo fosse il definitivo abbandono da parte di Fidel della vita politica nazionale. Invece le sue ultime apparizioni in pubblico a mio avviso hanno un alto valore simbolico e sottolineano il suo benestare alle decisioni dell'amministrazione in carica. Oggi Fidel fa il libero battitore senza porre veti. Questo è il simbolo che qualcosa sta cambiando". Conclude Somoza.

Alessandro Grandi

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