22/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



In serbia-Montenegro è in corso la campagna per le elezioni presidenziali
Voto in SerbiaSembra essere caratterizzata dalla candidatura selvaggia la campagna elettorale in corso in Serbia per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Finora gli aspiranti sono una ventina, ma secondo gli analisti molte proposte sono dettate da puro esibizionismo.

Srboljub Bogdanovic, editorialista del settimanale Nin, spiega che si tratta di una tendenza iniziata con le prime elezioni presidenziali multipartitiche del 1990, quando gli spin doctor del futuro vincitore Slobodan Milosevic avevano incoraggiato candidature di massa per screditare l'immagine del sistema democratico.

In mezzo a quello che appariva come "un circo" sarebbe stato facile far emergere il candidato Milosevic come l'unico candidato credibile. Alcune Organizzazioni non governative presenti nel Paese hanno lanciato l'allarme, chiedendo che venga innalzato il tetto di firme necessario a presentare la propria candidatura.

Amara è la conclusione di Vladimir Goati, dell'Istituto di Scienze sociali di Belgrado: "La vittoria di un candidato democratico richiederebbe una
serie di miracoli" ha dichiarato in un'intervista al quotidiano Gradjanski List di Novi Sad.
 
"Non c'è un oppositore che si presenti come valida alternativa a Tomislav Nikolic". Tra i candidati in lizza spicca infatti l'ultra-nazionalista radicale Tomislav Nikolic, con i suoi proclami nostalgici di un ritorno alla "Grande Serbia" uniti alla promessa di stupire tutti con una politica filo europea.
 
Nikolic, soprannominato "il becchino" per via di un passato impiego al cimitero comunale, è in testa ai sondaggi, ed è considerato il delfino dell'ex leader del partito Vojislav Seselj, impossibilitato a partecipare perchè detenuto all'Aja dove è processato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l'umanità.
 
A dicembre Nikolic ha registrato la maggioranza dei voti nelle presidenziali fallite, e anche le politiche di fine mese hanno visto il trionfo del suo Partito Radicale serbo (Srs). Gode di notevoli consensi anche Boris Tadic, esponente del Partito Democratico (Ds) del defunto premier Zoran Djindjic, assassinato nel marzo del 2003. La concorrenza con l'altro esponente democratico, Dragan Marsicanin del Partito Democratico Serbo di Vojislav Kostunica, è spietata, e si sta giocando proprio sul delicato terreno del processo al principale imputato per l'omicidio.

Pesanti accuse di collaborazionismo sono partite da Marsicanin verso il Ds: "Djindjic ucciso dalla sua stessa gente" recitavano i titoli dei quotidiani qualche giorno fa, citando un giudizio espresso da Dejan Mihajlov, manager della campagna elettorale Ds, : "Hanno taciuto quando il primo ministro è stato ucciso" ha dichiarato il Mihajilov, riferendosi ad ufficiali di governo e figure chiave del Ds, "sapevano chi aveva preso la decisione di uccidere e sapevano chi è stato".

La vera novità di questa tornata elettorale è la discesa in campo di Bogoljub Karic, magnate delle telecomunicazioni, della finanza e dell'imprenditoria. L'imprenditore Karic, uno degli uomini più ricchi della Serbia, è a capo del Gruppo Bk, che controlla tra l'altro un'emittente televisiva nazionale e un'università privata.
 
Con il suo slogan "se sarò eletto, bloccherò le importazioni di insalata" si è guadagnato un posto d'onore agli occhi dell'opinione pubblica nazionale e internazionale. Karic ha spiegato che l'agricoltura rimane la principale risorsa economica del Paese. Pur avendo la potenzialità per esportare i suoi prodotti, continua ad importarli. "La nostra arretratezza è un vantaggio, la terra serba e' ancora incontaminata. E abbiamo ciò che l'Europa tenta di ricreare, una produzione non di massa, ma di qualità'' è stata la spiegazione del suo motto.

Karic è tra l'altro un grande emulo di Silvio Berlusconi, da cui sostiene di aver tratto esempio e ispirazione. Anche per la futura fondazione di un suo partito: ''Ma non credo che lo chiamerò 'Forza Serbia', come ha scritto qualche giornale. Non voglio copiare la pur ottima idea di Silvio Berlusconi''.
 
Non solo Karic si è distinto per l'originalità degli slogan. Nella rosa dei candidati figura anche un membro di sangue blu: è la principessa Jelisaveta Karadjordjevic, cugina dell'erede al trono principe Aleksandar Karadjordjevic, che dopo una vita passata all'estero è tornata per "rendere la Serbia più bella". La principessa è attualmente impegnata in una campagna elettorale-umanitaria portando aiuti ai serbi rimasti senza casa in Kosovo, e non ha intenzione di rinunciare ai suoi obiettivi nonostante i tentativi di dissuaderla da parte della famiglia reale.
 
A lei si affianca il belgradese Radivoje Milutinovic, detto "Mujo il ladro", soprannome affibbiatogli da alcuni esponenti del passato regime comunista. Mujo, alla sua seconda volta in lizza per le presidenziali, ha inserito nel suo programma elettorale l'introduzione dell'euro al posto del dinaro e la legalizzazione della prostituzione "per portare avanti una rivoluzione sessuale".
 
Nella sua precedente campagna aveva avanzato proposte di matrimonio al procuratore capo del tribunale dell'Aja Carla Del Ponte, e non molto tempo dopo, alla Consigliere nazionale per la sicurezza statunitense Condoleeza Rice.
 
Non poteva infine mancare un amarcord verso gli anni del regime: Ivina Dacic, vice del capolista Slobodan Milosevic alla guida del Partito socialista serbo (Sps), sta compiendo un tour del Paese accompagnata da una serie di sostenitori "duri e puri". Si definisce "l'unico concorrente di sinistra delle elezioni".
 
Temi caldi, come di consueto, le questioni del Kosovo e del Montenegro. Anche qui non mancano le proposte singolari: Karic promette che risolverà lui lo status della travagliata provincia kosovara. Essendo nato a Pec dice di essere in grado di ''aprire immediatamente il dialogo con la leadership albanese'', e di avere ancora buoni amici nella provincia, dato che nel pieno del conflitto del '98-'99 aveva messo a disposizione dei profughi albanesi le sue proprietà in Montenegro e in Macedonia.
 
Il concorrente Jezdimir Vasiljevic, conosciuto anche come "Gazda (Boss) Jezda", è invece un fermo sostenitore della separazione fra Serbia e Montenegro. "Tutti gli uomini montenegrini dovrebbero ritornare nel loro paese" ha sentenziato "ma le donne no, loro dovrebbero rimanere".
 
Nonostante l'apparente originalità della comunicazione politica serba, i risultati sembrano non riservare sorprese. Tra gli elettori serpeggia una sostanziale sfiducia nelle istituzioni, che ha portato ai significativi fallimenti elettorali degli scorsi anni.

La tendenza al voto ultranazionalista è sempre in agguato, e come ha osservato anche in altre occasioni Padre Sava Jannjic, esponente religioso della comunità serba ortodossa in Kosovo, "il supporto travolgente a Vojislav Seselj è più un indicatore di disperazione che di sostegno alle sue politiche retrograde".

Francesca Micheletti
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Serbia