27/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a un collaboratore di Emergency dopo la lapidazione di Amina
Koko Jalil in Panjshir (foto E.Piovesana)Koko Jalil – anzi ‘Haji’ Jalil, dato che due anni fa ha compiuto il pellegrinaggio alla Mecca – è uno dei più importanti collaboratori di Emergency in Afghanistan. Molti lo ricorderanno come uno dei protagonisti di ‘Buskashì’, il libro in cui il chirurgo italiano Gino Strada racconta l’avventuroso viaggio che con Koko Jalil fece nel 2001 per entrare in Afghanistan durante i bombardamenti americani  per riaprire l’ospedale di Emergency a Kabul.
Jalil, cinquantun’anni e otto figli (di cui uno ucciso dai talebani), è un afgano tagico della valle del Panjshir, nel nord-est del paese. Per anni ha combattuto come mujaheddin a fianco di Ahmad Shah Massoud. Oggi lotta a fianco dei medici di Emergency che in Afghanistan continuano a salvare la vita delle persone vittime delle mine e di una guerra tutt’altro che terminata.


Nei giorni scorsi una giovane donna è stata lapidata a morte per adulterio: è la prima volta che capita dall’epoca talebana. Cosa ne pensi?
Sì, ho saputo. Questo dimostra che in Afghanistan non è cambiato niente dopo la cacciata dei talebani. E’ una favola occidentale quella che racconta di un paese diverso, più libero e civile. Una favola creata per giustificare a posteriori l’intervento armato americano, che però non ha nulla a che fare con la realtà. E la realtà è quella di sempre: povertà e ignoranza, che sono il motivo per cui succedono ancora certe cose. Se si esclude Kabul, la condizione delle donne afgane non è migliorata perché il governo e le leggi di Karzai non hanno nessun valore al di fuori della capitale. La sua autorità sul paese è pura finzione. Nelle province l’unica legge è quella di sempre: la tradizione e la sharìa.

Ahmad Shah Massoud Lascia stupiti il fatto che questa lapidazione sia avvenuta nel Badakshan, provincia tagica, terra dei mujahedin che hanno combattuto il regime talebano.
Non deve stupire. Non ci sono grosse differenze tra le tradizioni delle diverse province afgane. La sharìa viene seguita nel sud pashtun come nel nord tagico. Nella nostra regione il comandante Ahmad Shah Massoud aveva provato a cambiare un po’ le cose. Quando ero mujaheddin e mi spostavo assieme a lui, più di una volta siamo arrivati in villaggi in cui la gente voleva lapidare a morte donne adultere: Massoud è sempre intervenuto per salvare la vita di quelle ragazze, riuscendo a convincere le comunità locali a non applicare rigidamente la sharìa. Ricordo che nel 1993, durante la guerra contro i fondamentalisti di Hekmatyar, proprio nel Badakshan ci trovammo in un’altra di queste situazioni, e allora Massoud non solo bloccò l’esecuzione ma ordinò anche che venisse permesso alla donna di sposare l’uomo che amava. Ma Massoud non c’è più.

Vorresti dire che se Massoud non fosse morto oggi certe cose non capiterebbero più?
Quando il segretario di Stato Usa Madeleine Albright venne in Panjshir per parlare con Massoud e per chiedergli come avrebbe visto un intervento militare americano in Afganistan per cacciare i talebani, lui rispose che non avrebbe mai consentito a nessuno straniero, per nessun motivo, di entrare militarmente in Afghanistan; poi si tolse dalla testa il suo pakul e lo lanciò a terra dicendo che se mai fosse avvenuto avrebbe difeso l’indipendenza del suo paese combattendo fino alla fine, fino a che fosse rimasto anche solo un fazzoletto di terra libera da difendere grande come il suo pakul.
Se il ‘Leone del Panjshir’ fosse ancora vivo oggi l’Afghanistan sarebbe molto diverso. Non ci sarebbe un pashtun al potere e soprattutto non ci sarebbero gli americani.  


Hamid Karzai con George Bush Haji, cosa è cambiato in Afghanistan a più di tre anni dalla cacciata dei talebani?
L’unico cambiamento è che la strada che collega Kabul a Kandahar è stata asfaltata. Niente altro. Da quando è al potere, Karzai non ha mai fatto nulla per il nostro paese. Non ha fatto niente per migliorare le condizioni di vita della nostra gente. Quel poco che ha fatto, come appunto la strada, riguarda Kandahar e le regioni pashtun del sud, cioè la sua zona di origine. Del resto del paese, di tutte le altre popolazioni afgane si è completamente disinteressato. Anche se nel governo provvisorio c’erano ministri tagichi, hazara e uzbechi, solo i pashtun hanno beneficiato di aiuti e finanziamenti governativi.

Qualcosa è cambiato dopo le elezioni presidenziali e la formazione del nuovo governo?
Sì, in peggio! Karzai ha sfruttato la sua posizione di vantaggio (essere al governo e godere del sostegno politico ed economico degli americani) per garantirsi la vittoria elettorale approfittando dell’inesperienza e l’ingenuità di un popolo che non aveva mai partecipato a elezioni. La gente lo ha votato sia perché è stata pagata per farlo, sia perché comunque credeva che avrebbe mantenuto le sue promesse di lavorare per il bene del paese, di tutto il paese, non solo dei pashtun. Invece, appena salito al potere ha mandato a casa tutti i ministri tagichi, uzbechi e hazara, circondandosi solo di ministri pashtun e addirittura offrendo agli ex gerarchi talebani di entrare al governo in cambio della loro uscita dalla resistenza armata che ancora imperversa nel sud. Quindi la politica del suo nuovo governo è diventata ancor più filo-pashtun di quello precedente.

Ma ora sembra che Karzai abbia deciso di colpire il maggior business dei pashtun, la coltivazione di papaveri da oppio.
Anche quella è una farsa. L’oppio è la base economica e politica dell’Afghanistan di Karzai. Tutti dicono che lo stesso Ahmad Wali Karzai, fratello del presidente, gestisce uno dei più grossi spacci d’oppio di Kandahar. La lotta governativa alla droga non è altro che un’arma usata da Karzai, e dagli americani, per fare pressione sugli avversari politici, su quei notabili pashtun – e non solo pashtun – che non accettano di sottomettersi all’autorità del governo.

Yunus Qanuni A settembre, guerriglia talebana permettendo, si terranno le elezioni parlamentari. Come andranno secondo te?
A differenza delle scorse elezioni, per le quali, come ho detto, la società afgana non era pronta, queste verranno prese sul serio dalla gente. Gli afgani hanno capito di essere stati presi in giro da Karzai e non ripeteranno lo stesso errore: non lo voteranno una seconda volta.

E quale sarà l’alternativa?
I maggiori rappresentanti tagichi, uzbechi, hazara e anche molti pashtun – quelli che non stanno né con i talebani né con Karzai – hanno creato un partito multietnico che si chiama ‘Unione Nazionale’ e che sfiderà Karzai alle elezioni di settembre. Leader di questa formazione è il tagico Yunus Qanuni, che alle presidenziali ha preso meno del venti per cento dei voti, ma che a settembre potrebbe vincere. Se le elezioni non verranno truccate.

 

Enrico Piovesana

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