stampa
invia
Scritto per noi da
Matteo Guglielmo
L'attacco sarebbe avvenuto in due luoghi della città, il primo, alle 22:30 in un Rugby Club dove si stava proiettando la finale della coppa del mondo Olanda-Spagna, mentre il secondo in un ristorante etiopico nei pressi di Kabalagala, un sobborgo situato nella parte meridionale della città. Secondo fonti stampa, tra i morti ci sarebbe anche un cittadino americano. Tuttavia è ancora presto per fare dei bilanci, e il numero delle vittime potrebbe ulteriormente aumentare nelle prossime ore.
Secondo Judith Nabakooba, portavoce delle forze dell'ordine ugandesi, non ci sarebbero dubbi: gli attentati avrebbero l'inconfondibile marchio di al-Qaida, e potrebbero essere stati eseguiti da alcuni martiri vicini al movimento radicale somalo degli Shabaab, che dal 2007 combatte le truppe dell'Unione Africana dislocate nella capitale somala per proteggere il fragile Governo Federale di Transizione. Anche se per ora nessuna esplicita rivendicazione è stata avanzata dal movimento radicale somalo, ci sarebbero almeno tre elementi importanti per sospettare un loro coinvolgimento negli attentati di Kampala.
Il primo è certamente la dinamica. L'attentato ricorda infatti alcune azioni analoghe organizzate da al-Shabaab in Somalia, usando proprio la tecnica del martirio per colpire obiettivi militari o avversari politici. Per citare solo due degli attentati riconducibili certamente agli Shabaab possiamo ricordare quello che il 29 ottobre 2008 aveva colpito l'ufficio della Presidenza e il compound UNDP di Hargeisa, in Somaliland e il grave attentato del primo maggio scorso nella moschea di Abdalla Shideye, situata all'interno del mercato di Bakara di Mogadiscio. Il secondo elemento che farebbe convergere i sospetti su al-Shabaab è certamente il luogo dell'attentato. Kampala, capitale dell'Uganda, un Paese che oggi offre il maggior numero di soldati per la missione AMISOM. I caschi verdi ugandesi presenti in Somalia sarebbero circa 5mila, mentre altri 2mila dovrebbero essere dispiegati nei prossimi mesi. L'Uganda aveva già ricevuto delle minacce dirette da parte degli alti comandanti Shabaab. L'ultimo la scorsa settimana, quando l'ex portavoce del movimento, Sheikh Muktar Robow, si era espresso contro la presenza dei militari ugandesi nel Paese durante le preghiere del venerdì. Secondo l'agenzia di stampa Associated Press, anche Sheikh Yusuf Sheikh Issa, un altro comandante dei giovani Muja'eddin, avrebbe mostrato soddisfazione per i terribili attacchi di Kampala, anche se non rivendicandoli direttamente.
Il terzo e ultimo fattore che potrebbe far sospettare di al-Shabaab è invece la tempistica degli attentati. La gravità della situazione in Somalia aveva spinto l'IGAD (Inter-Governmental Authority on Development) ad indire all'inizio di questo mese un meeting straordinario ad Addis Abeba. Durante l'incontro i rappresentanti dell'organizzazione regionale avevano dichiarato la necessità di riformulare i termini della missione AMISOM, invitando non solo le Nazioni Unite ad avviare quel processo di re-hatting richiesto a gran voce dalla stessa Unione Africana, ma anche decidendo un aumento consistente del numero dei caschi verdi, che dovrebbe crescere di almeno duemila unità. La finale della coppa del mondo così poteva offrire un'opportunità importante per al-Shabaab di poter colpire l'Uganda direttamente al cuore, approfittando delle proiezioni della partita di calcio organizzate nella capitale.
Nonostante si sappia ancora troppo poco sulla dinamica degli attacchi di Kampala sarebbero comunque tanti gli elementi a far propendere i sospetti sul gruppo degli Shabaab. Se le accuse al movimento somalo dovessero rivelarsi fondate si tratterebbe del primo attentato organizzato dai giovani Muja'eddin fuori dal territorio somalo. Al-Shabaab confermerebbe così la sua nuova strategia, oltre che l'allineamento operativo, prima che ideologico, ad al-Qaida. In questo caso la crisi somala potrebbe estendersi a macchia d'olio in tutti i Paesi della regione, allargando nuovamente il fronte ad altri paesi finora poco coinvolti e relativamente al sicuro.