Scritto per noi da
Roberta Perazzo

Questo viaggio è iniziato quasi per caso. I dubbi e le preoccupazioni sono tante,
ma anche la curiosità.
Il Bahrain. Il Golfo Persico.
E’ mattino e mi ritrovo catapultata dall’altra parte del mondo. Dove non conosco
niente, anche se ho cercato di saperne di più prima di partire, constatando che
il Bahrain è una parte di mondo della quale si parla poco e solo per catalogarla,
senza troppe spiegazioni, come un Paese pericoloso.
Appena sbarcata tutto mi sembra occidentale, ma mi accorgo subito che non è proprio
così. Il paesaggio un po’piatto, i colori sempre uguali, sempre la stessa tonalità
di beige. I veri colori sono quelli dell’umanità variegata che s’incontra per
le strade di Manama, la capitale. Bahreniti, indiani e gente proveniente da tanti
posti diversi. Tutta la manovalanza è fatta da indiani. Ce ne sono a centinaia,
mettono a posto le aiuole lungo le strade a Manama. Sembrano tante formiche e
fanno tutti lo stesso lavoro, cioè mettono sulla terra zolle di prato erboso.
E’ uno spettacolo inconsueto vedere tante persone tutte insieme che fanno lo stesso
lavoro in pochi metri quadri.

L’aria è molto inquinata, qui le macchine sono tutte a benzina, ed è normale
in un posto dove un litro di benzina costa meno di un litro d’acqua. Anche perché
l’oro blu costa parecchio e quella che scende dai rubinetti è imbevibile visto
che è un pò salata.
Le donne per strada vestono l'abaya (un lungo mantello ndr), ma varia a discrezione di chi lo indossa. Ci sono quelle che tengono i guanti,
altre che scoperti solo gli occhi, altre ancora che sono tutte coperte e ci sono
infine ci sono molte ragazze giovani che non hanno neanche il velo.
Da un occidentale vestita da occidentale mi sento osservata dalle donne. Hanno
occhi neri o verdi e li mettono in risalto con una matita nera, che poi è una
pietra polverizzata che viene usata anche come disinfettante. Guardano curiose,
affascinate da ciò che è diverso, senza timori di sorta. Hanno il loro portatile
e il cellulare ultima generazione
Le diversità si scrutano, senza sospetti e senza sovrapposizioni. Società molto
diverse tra loro, ma capaci di condividere pienamente alcuni aspetti, magari non
sempre i migliori. Anche qui i supermercati e gli hard discount stanno progressivamente
soppiantando i negozi.Il suk rimane e sono pochi gli occidentali che s’incontrano
al mattino, al pomeriggio o alla sera di un giorno qualunque o del venerdì, il
giorno festivo. Solo qualche turista per lo più inglese o americano. C’è un mercato
della frutta e verdura che rimane aperto fino alla sera tardi. La frutta è rigorosamente
esposta in pile ordinate e i commercianti vendono di tutto e ti chiamano per vendere

La parte vecchia di Manama si scontra con la parte nuova. Quest’ultima è caratterizzata
da grattaceli e negozi alla moda, di stile occidentale ma con una grande mescolanza
di stili. Come per l’abbigliamento delle ragazze, che sotto l’
abaya hanno jeans alla moda e scarpe con il tacco alto o da ginnastica ai piedi. Accanto
a loro convivono le donne che tradiscono il marito e per questo vengono ripudiate
dall’intera famiglia. Ogni tanto se ne incontro qualcuna seduta per strada che
chiede l’elemosina. Hanno il volto coperto, tutte curve su loro stesse. Non possono
più tornare a casa. Tutte indifferentemente si tengono molto lontane dagli alberghi
frequentati dagli occidentali. Questi ultimi sono nei loro compound, estranei
al posto in cui vivono. I loro figli vanno nelle scuole inglesi, francesi e tedesche.
Hanno i loro scuolabus che li portano dalla scuola a casa e viceversa. Sono qui,
ma vivono da occidentali tra occidentali. Per natale mettono le ghirlande appese
alle porte di ingresso, fanno l’albero di Natale e c’è chi mette fuori casa anche
la renna finta, mentre i bambini cantano nelle recite scolastiche gli inni natalizi
ma l’atmosfera è molto diversa. Anche perché fa caldo qui, sembra primavera. Basterebbe
sentirsi cittadini del mondo, ma le persone che sono qui per lavorare subiscono
la costrizione di un posto che non gli apparterrà mai.Gli occidentali credono
di aver qualcosa da insegnare agli altri e di rimanere sempre uguali a loro stessi,
ma non si accorgono di essere i primi a cambiare.