08/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre impazza la polemica fra gli Aquilani e le istituzioni, a Pescomaggiore un comitato apolitico sta promuovendo, e realizzando, costruzioni a zero impatto ambientale

Lontano dall'occhio delle telecamere di Porta a Porta L'Aquila è un paese in ginocchio. Distrutto. Non molto diverso da quella città fantasma finita sugli schermi dei televisori di tutto il mondo all'indomani del 6 aprile 2009. Allora l'Italia intera si strinse intorno all'Abruzzo: dai volontari della protezione civile fino al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, dopo aver pianto sulle bare di 205 delle 308 vittime accertate, ha promesso “l'impegno assoluto del governo nella ricostruzione”. Ricostruzione avviata e conclusa, in parte, nel giro di pochi mesi e raccontato, in diretta, dal talk show politico di Bruno Vespa. Tutti contenti, tutti sorridenti e tutti di nuovo dentro una casa. Sbagliato. Oltre quelle famiglie che una casa nuova l'hanno ottenuta l'Aquila è, ancora oggi, l'espressione di un disagio sociale diffuso fra migliaia di cittadini stanchi e arrabbiati. C'è chi ancora quattro mura non ce l'ha ed è costretto a occupare casa di qualche parente o ad accontentarsi di moduli abitativi temporanei che, a prescindere dalla definizione che al tempo ne diede il presidente della Cei Angelo Bagnasco “rifiniti e accoglienti”, rimangono pur sempre sistemazioni precarie.

A Roma. Sulla provvisorietà del capoluogo abruzzese si è soffermato il sindaco Massimo Cialente che ai cronisti presenti mercoledì di fronte Palazzo Madama, sede del Senato, ha raccontato: “Lì è stata costruita una città temporanea: case temporanee, chiese temporanee, uffici e negozi temporanei. Dobbiamo pagare 350 milioni per l'emergenza ed è tutta da avviare la ricostruzione”. E dire che qualche tempo fa, il 28 febbraio scorso, i cittadini dell'Aquila una protesta pacifica l'avevano pure tentata scendendo in piazza con le carriole per evidenziare che a distanza di due anni le macerie di chiese, case e palazzi istituzionali erano ancora in mezzo alle strade. Dopo mesi di silenzio e di immobilità da parte delle istituzioni gli Aquilani hanno raggiunto la capitale e dalla capitale sono stati rimandati a casa a furia di manganellate. Il bilancio è stato di due feriti e migliaia di speranze spezzate da una illogica fermezza di un governo che continua a lasciare fuori dalla porta gli amministratori locali e i rappresentanti dei comitati. Oltre il breve colloquio fra Cialente e il presidente del Senato Renato Schifani l'establishment romano si è mosso solo in tarda serata annunciando, per bocca del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il contentino della dilazione per la raccolta delle tasse che, chi è ancora senza casa, potrà pagare in 120 rate anziché in 60. Nient'altro.

Il progetto Eva. Chi invece sembra muoversi con più entusiasmo e determinazione sono i responsabili del progetto dell'Eco Villaggio Autocostruito (EVA) ideato per ridare una casa agli abitanti di Pescomaggiore, piccolo borgo di origini altomedioevali alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso. La piattaforma proposta dal Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore parte dalla necessità di bypassare le lungaggini burocratiche e permettere una ricostruzione all'insegna del rispetto ambientale. Le abitazioni low-cost avranno, infatti, una struttura in legno portante e una tamponatura in balle di paglia. “Una concezione tecnica ignota solo in Italia” ha raccontato a Peacereporter Paolo Robazza, uno dei progettisti, che ha aggiunto “sul progetto totale che prevede sei case siamo riusciti a completarne già due, mentre la prossima sarà pronta durante l'estate. Dopo di che ci concentreremo sulle altre che speriamo di finire prima della fine dell'anno”. Secondo Robazza il maggiore pregio dell'Eva non sta tanto nella concezione ambientale, da tempo sviluppata in altri Paesi, quanto nel fatto che “da una gestione dell'emergenza con progettazione partecipata, auto-costruzione e autofinanziamento, che di solito prevede tempi lunghi, si è passati ad un modello applicabile a tutto il piano di rinascita di Pescomaggiore”.

Finanziamenti. Sarà per la realizzazione a impatto zero sull'ambiente o per la volontà di rimanere intatti da logiche partitiche, fatto sta che il progetto Eva ha riscontrato numerosi apprezzamenti da parte dei potenziali finanziatori, la società civile, che continuano a finanziare l'opera. Il costo di ogni singola abitazione ammonta a circa 500 euro al metro quadro - un quinto di quello degli appartamenti del progetto C.A.S.E. avallato dal governo – e sarà suddiviso in modo equo tra i donatori e i futuri proprietari che riusciranno finalmente a riprendersi la loro vita. E ciò grazie al lavoro duro sganciato da possibili infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti, scandali politici e facili sorrisi di circostanza a favor di telecamere.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Italia
Categoria: Diritti, Risorse, Politica, Ambiente
Luogo: Italia