22/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'ultimo caracol dell'autonomia zapatista
dal nostro inviato
Alessandro Grandi
 
L'ufficio della giunta del buen gobiernoUn'emozione unica e mai provata, fra saraguatos, le scimmie messicane della Selva, e 52 promotori di salute giunti da ogni parte del territorio compreso nella zona norte

Roberto Barrios zona norte è il quinto, e ultimo - anche se a dire il vero nei progetti dell'autonomia indigena ne dovrebbe sorgere un sesto - caracol zapatista. Da San Cristobal, sono trecento chilometri di tornanti di montagna e un'ora abbondante di fuoristrada nella selva. Ad un certo punto il cammino viene interrotto da un fiume: bisogna guadarlo con qualsiasi mezzo a disposizione. E se con l'auto non è assolutamente semplice, figuriamoci se si dovesse raggiungere il caracol a piedi o a cavallo.
Una volta attraversato il corso d'acqua, nella stagione delle piogge non ce la si fa proprio, ci si ritrova immersi nella natura più selvaggia possibile.
Un gruppetto di pappagalli verdi (forse dei cocoriti), appollaiati su di un albero, sembra fare da guardia a questo spazio di incontro socio-politico culturale. Ad un tratto si intravede l'ingresso del Caracol. Tre ragazzi sorvegliano attentamente la porta. Sono tutti molto giovani e incappucciati e sembra che il caldo umido e soffocante non dia loro alcun fastidio. Anche qui, come nel caracol di Morelia, prima di farci passare ci chiedono i documenti. Il fiume in prossimità del caracolL'atmosfera, non è come quella degli altri caracol. Sembra che nell'aria ci sia una tensione particolare, forse perchè non sono molto abituati ad avere dei visitatori o forse perchè questa è una zona ad alto rischio di attacchi da parte dell'esercito e dei paramilitari del famigerato gruppo di Paz y Justicia. Dopo una decina di minuti circa, esce dall'ufficio della commissione di vigilanza un uomo adulto. Non ha ne nome ne volto, come i suoi 'compagni', ma ci dice che possiamo passare.
Dalla selva rigogliosa escono le grida delle scimmie saraguatos che vivono qui in piena armonia con la natura. Non molto distante dal caracol ci sono delle cascate di acqua azzurra come il turchese che valgono il viaggio massacrante. Anche questo prodotto meraviglioso della natura è minacciato dalle multinazionali che vogliono farlo diventare un'attrattiva turistica. Ma, in questa zona nord del Chiapas i problemi sono ben altri, ad esempio la salute.

La stanza dove si naviga in internet Il caracol. All'ingresso della struttura si trova una casetta di mattoni che viene utilizzata come internet point. All'interno ci sono tre computer costantemente collegati al mondo esterno tramite una connessione satellitare. Alla sinistra dell'ingresso c'è un piccolo negozio dove, se si vuole, si possono acquistare le amache per passare la notte all'interno del caracol. Le grida di alcuni ragazzi e il rimbalzo di un pallone ci dicono che non molto lontano si sta giocando a basket. Le due squadre che giocano sono molto agguerrite e a dire il vero, c'è anche un nutrito pubblico che segue la partita e partecipa facendo il tifo.
Immersa nel verde della selva si trova la cucina. Uova strapazzate e fagioli, sono i piatti che ci offrono cortesemente per ingannare l'attesa. I cuochi del caracol, ci offrono anche una tazza di Pozol Agrio - Pacal Matz in tzeltal  - una bevanda energetica, molto acida e non proprio gradevole, estratta dai semi di mais. Gli indigeni la bevono in continuazione per sopperire alle fatiche del lavoro quotidiano.

Il simbolo del caracol La salute autonoma. Intorno alle 17, dopo esserci descansadi (riposati) un po' su delle amache, dentro una baracca di legno fatiscente, veniamo convocati dalla junta del buene gobierno "nuova semilla que va a producir": ci sono 52 promotori della salute che ci aspettano per sentire che cosa abbiamo da dire. Un applauso caloroso ci accoglie, spiazzandoci e facendoci salire una commozione e un'emozione realmente mai provata prima d'ora.
Hanno tutti quanti il volto coperto, anche un bambino piccolo, sui tre anni, ha il viso avvolto nel tradizionale bandana rosso, tipico degli zapatisti.
In questa regione la sanità ha bisogno di tutto: medicinali, strutture ospedaliere e promotori di salute. "Grazie per essere venuti dall'Italia per darci una mano concreta nella gestione e nella costruzione della nostra autonomia" dice un loro rappresentante. La pelle d'oca non se ne vuole andare dai nostri corpi e, sinceramente, non riusciamo ad aprire bocca per alcuni secondi. Mai ci era capitato di incontrare tanta gente disposta ad ascoltarci.
Finito l'incontro, uno scambio culturale nel vero senso della parola, un fragoroso applauso ci accompagna alla porta. Noi siamo fortunati perchè il caracol ci ospiterà per passare la notte, mentre per alcuni ragazzi e ragazze che hanno partecipato all'incontro si preannunciano ore e ore di viaggio. Alcuni se ne andranno a piedi e altri a cavallo sognando il fantasmagorico fuoristrada che noi abbiamo a disposizione.

 
Categoria: Popoli, Salute
Luogo: Messico
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