“In ottemperanza alla
concessione dell’asilo politico, l’ex-presidente Lucio Gutierrez è arrivato
oggi in Brasile”. A dare l’annuncio l’ambasciatore brasiliano, Sergio
Florencio, provato in volto per le tensioni degli ultimi quattro giorni.
Alla fine, il Governo
ha dovuto desistere e concedere il salvacondotto che ha permesso al
colonnello Gutierrez di lasciare la villa dell’ambasciatore Florencio e
raggiungere il Paese carioca, grazie ad un piano di fuga organizzato alla
perfezione dalle autorità ecuadoriane.
È lo stesso
rappresentante diplomatico a precisare le modalità dell’operazione.
Alle quattro di domenica
notte, quando le decine di manifestanti presenti da quattro giorni erano
tornati nelle loro case, un’auto esce dalla porta principale della residenza
diplomatica per distrarre i pochi giornalisti presenti. Negli stessi istanti,
l’ex capo di Stato, accompagnato da Florencio e camuffato da poliziotto con un
passamontagna che ne copriva il volto, esce dal retro della villa a bordo di un
pick-up della polizia ecuadoriana. Raggiunge l’aeroporto internazionale di
Quito e, insieme alla moglie e alla figlia più piccola, viene trasportato in
elicottero alla base militare di Latacunga, una cittadina a cento chilometri al
sud della capitale, dove un boing 737 della Forza aerea brasiliana è pronto a
volare in Brasile. Il dictocrata giunge a Brasilia alle nove e trenta
locali, ma nessuna cerimonia di benvenuto lo accoglie al suo arrivo. È un
rifugiato politico adesso.
Subito dopo l’annuncio,
il nuovo esecutivo ecuadoriano giustifica la concessione del salvacondotto come
un atto dovuto, sulla base della Convenzione di Caracas del 1954, firmata da
entrambi i Paesi.
Intanto, alcuni forajidos
(facinorosi) - come sono stati tacciati da Gutierrez i
partecipanti alle manifestazioni dei primi giorni - improvvisano una protesta
di
fronte all’ambasciata brasiliana, accusando il Governo Lula di aver concesso
rifugio a un “tiranno”.
Anticipando queste
critiche prevedibili, pochi minuti prima Florencio aveva motivato la
concessione dell’asilo all’interno della tradizione del diritto internazionale
latinoamericano, sottolineando che “si tratta di un atto giuridico e non
politico”. Il Brasile, dunque, non ha svolto nessuna valutazione politica sugli
avvenimenti degli ultimi mesi ma si è limitato a verificare la sussistenza dei
requisiti richiesti.
Pur trattandosi di un
mero atto giuridico, la concessione dell’asilo a Gutierrez porta con sé
aspettative di carattere politico. Il Governo Lula, da sempre proteso verso una
unità politica della regione, spera che la misura possa contribuire a un
ritorno alla normalità istituzionale in Ecuador, ma soprattutto “possa
permettere una stabilità democratica nell’intero continente latinoamericano”,
come ripete in più occasioni il diplomatico brasiliano.
È in questo contesto che
va inserita la missione, annunciata dallo stesso Florencio, che verrà inviata
a breve dalla Comunità Sudamericana delle Nazioni, un’unione politica e
commerciale che raggruppa dodici Paesi della regione, tra cui l’Ecuador.
L’obiettivo della missione, a cui parteciperanno rappresentanti di Perù,
Bolivia, Brasile ed Argentina, sarà quello di contribuire alla restaurazione
della stabilità politica, sociale e giuridica nel Paese, nonché “definire un’agenda
di dialogo per il progresso economico e lo sviluppo sociale del continente”.
Nel frattempo, martedì
arriverà a Quito un’altra missione, inviata dal Consiglio Permanente
dell’Organizzazione degli Stati Americani, con lo scopo di verificare la legittimità
della nomina di Alfredo Palacio alla guida del Paese. Nonostante il Governo si
ostini a considerare non vincolante il parere dell’OEA, di certo, dalla sua
decisione dipenderà il riconoscimento internazionale del nuovo Governo
ecuadoriano.