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Un colpo al cerchio e uno alla botte. Un orecchio ascolta la chiesa cubana, l'altro le spiegazioni ufficiali dei leader cubani. Il lavoro che nelle ultime 24 ore ha visto impegnato il ministro degli affari esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, è difficile e faticoso. E non solo per i voli transoceanici che da mesi ormai lo portano da Madrid all'Havana, e ritorno, in poche ore. È lui l'anello di congiunzione che permette alla chiesa cattolica cubana di avvicinarsi sempre più all'amministrazione Castro. É lui la chiave che aprirà le porte per un dialogo sempre più fitto fra governo e chiesa per la liberazione dei detenuti politici presenti a Cuba.
"Moratinos è arrivato, continuano le conversazioni ma non c'è nulla di nuovo, assolutamente" racconta dall'Havana una delle più importanti giornaliste del Granma, l'organo ufficiale del Partito Comunista Cubano, Gioia Minuti. "Non ci sono esattamente dei detenuti politici a Cuba - continua la Minuti - e questa è la prima cosa da precisare sempre. Comunque sia Cuba ha già rispedito a casa alcuni di loro. Vedremo con Moratinos se qualcun altro potrà ottenere la libertà vigilata o cosa del genere. Ma non sta succedendo niente e quindi non vedo necessità per grandi cambiamenti" conclude la giornalista.
Certo è che rispetto alle ultime apparizioni di Moratinos a Cuba la situazione dei detenuti in parte è cambiata. Anche Elizardo Sanchez, presidente della Comision Cubana de Derechos Humanos (organizzazione tollerata ma pur sempre fuorilegge), dice che le cose stanno lentamente cambiano. Rispetto allo stesso periodo del 2009 infatti, i detenuti politici sono diminuiti di circa il 17 percento.
Il dato, che sembra essere positivo, però, nasconde un trucco: l'abbassamento dei detenuti è dovuto soprattutto al fatto che in molti abbiano portato a termine il periodo di condanna "ma la repressione non è diminuita" dice Sanchez.
Ma tant'è. Il lavoro del ministro spagnolo ha in ogni caso portato a dei risultati positivi. Dodici detenuti sono stati fatti riavvicinare a casa. Uno di loro, Ariel Sigler, gravemente malato, è stato scarcerato (e gli Usa gli hanno già concesso un visto per ragioni umanitarie).
Un gran lavoro di mobilitazione l'ha fatto anche Amnesty International che snocciola una serie di dati. Secondo la nota informativa diffusa da AI, infatti, a Cuba ci sarebbero ancora 167 detenuti di coscienza. Altri dieci avrebbero ottenuto grazie a una situazione sanitaria precaria, una licenzia speciale per scontare la condanna in un regime di libertà. Dei 167 prigionieri, quelli malati saranno i primi a poter ottenere benefici dalla visita di Moratinos.
Alessandro Grandi