In Chiapas si riscopre la medicina tradizionale. Perché quella industriale costa troppo
dal nostro inviato
Alessandro Grandi
A San Cristóbalde las Casas, oltre a respirare aria di rivoluzione zapatista, c'è un'atmosfera positiva, forte e unica, ereditata, molto probabilmente, dal
fatto che in questa parte del Messico vivevano le popolazioni Maya. In questa
città, che non a caso viene considerata uno degli ombelichi del mondo, si trova uno dei musei più straordinari della regione: il Cedemm, il Centro de Desarrollo de la Medicina Maya.
Il museo ha come scopo principale quello di raccontare quale sia la ricchezza
naturale, culturale e sociale della civiltà Maya. E la ricchezza è tale che il
museo ha un'ala dedicata proprio alla bio-pirateria, argomento di primaria importanza
per le popolazioni indigene che vivono fra il Chiapas, il Tobasco e il Guatemala.
Diverse stanze raccontano la vita quotidiana delle popolazioni indigene. In una
delle stanze del museo c'è la rappresentazione del parto di una donna, in un'altra
troviamo rappresentati i momenti di preghiera, e via, attraverso scene di vita quotidiana fino ad arrivare alla zona dedicata
alla bio-diversità e all'analisi del paradosso che vede le grandi industrie farmaceutiche
brevettare sostanze che qui si usano da millenni, estratte dalle piante, per poi
riprodurle e rivenderle a peso d'oro agli stessi indigeni che sono stati privati
della loro tradizionale conoscenza delle piante curative.
La storia della medicina Maya è millenaria. Oggi questonuovo impulso non deve
essere considerato un passo indietro della scienza, ma un nuovo (anche se antichissimo)
metodo naturale per curare alcune patologie.
La medicina tradizionale Maya si divide essenzialmente in cinque rami e viene
praticata da cinque figure essenziali, tutte correlate fra loro: colui che ascolta il polso dei malati, colui che prega sulle montagne, colui che si occupa dell'ostetricia, il curatore delle ossa e l'erborista.
Colui che ascolta il polso. Praticamente è considerato come un "medico generico"
ed è in grado di diagnosticare malattie. L'ascoltatore del polso che con le tre
dita della mano sente il fluire del sangue e può dire con 'esattezza' se la patologia
deriva dalla paura, dall'invidia, dagli spiriti maligni oppure dalla forza della
natura.
Colui che prega sulle montagne. Le montagne sono luoghi sacri per i Maya. Il curatore si reca su una collina
(considerata particolarmente sacra) per pregare quando nella comunità ci sono
problemi sociali, per risolvere un conflitto interfamiliare o per curare una grave
malattia. Egli utilizza incensi da bruciare, e piante come ad esempio il basilico.
Nelle sue preghiere sulle montagne chiede aiuto agli spiriti.
L'ostetrico. Sa esattamente come aiutare una donna prima, durante e dopo il parto. Utilizza
erbe che egli stesso va a raccogliere e che conosce molto bene ed è anche in grado
di curare alcune malattie del neonato.
Colui che cura le ossa. Per mezzo di massaggi, fischi e soffi rituali che servono per mandare via gli
spiriti maligni, il curatore d'ossa risolve fratture, distorsioni e dolori in
generale.
Erborista. Forse è il ruolo più importante di tutta la medicina Maya. Gli erboristi conoscono
tutti i tipi di piante e di erbe. Prima di tagliarle devono celebrare una piccola
cerimonia rituale.
Non tutte le piante vanno tagliate alla mattina; quelle per curare la paura ad
esempio, vanno tagliate nel pomeriggio, quando il sole tramonta, perchè hanno
recuperato energia per tutto il giorno.
Gli elementi. I medici Maya utilizzano diversi elementi terapeutici per praticare la medicina
tradizionale: candele, preghiere, incensi, fiori, posh (una bevanda alcolica), la croce di cristo e la soda.
Candele. Le candele hanno uno scopo particolare: impediscono che al paziente venga fatto
del male e hanno anche lo scopo di liberare il suo spirito. Esse, durante le cerimonie,
devono essere consumate totalmente perchè sono anche considerate cibo per gli
spiriti. I diversi colori hanno diversi significati. Il bianco ad esempio viene
utilizzato per la Madre terra. Il verde per liberarsi da una grave malattia. Il nero per far perdere l'orientamento al maligno. Il rosso
per fare recuperare le energie.
Preghiere. Le preghiere recitate dal curatore sono importantissime. Queste possono essere
fatte in qualsiasi luogo, sia a casa del malato oppure dove il malato ha contratto
la patologia.
Incensi. Il fumo prodotto dal bruciare degli incensi è il cibo per gli spiriti, quindi
è considerato di fondamentale importanza.
Fiori. Durante le cerimonie può essere usato qualsiasi tipo di fiore. Oltre che essere
considerato cibo per gli spiriti, rappresentano anche le persone malate.
Posh. Il posh è una bevanda alcolica liquorosa che viene utilizzata per portare gioia alle
persone. Secondo la tradizione medica Maya, manda via gli spiriti maligni. Oggi,
in molte comunità, questa bevanda di colore scuro è sostituita dalla pepsi o dalla
coca-cola. Non è raro vedere compiere rituali con bottigliette di queste bibite,
anche se rarissima è la gioia che portano.
Il crocifisso. La divinità che si occupa di proteggere la casa è la croce di Cristo. Quando
ad esempio una persona si trova lontano dalla sua abitazione, vedendo questo simbolo
si purifica.
Soda. La soda serve per purificare le persone malate e viene offerta alle divinità.
Spruzzata sulle candele accese serve anch'essa a mandare via gli spiriti maligni.
Lotta allo sfruttamento. La parte finale del museo è dedicata alle piante, ad una feroce critica alle
industrie farmaceutiche, colpevoli di appropriarsi delle ricchezze della natura
con materiale scientifico e fotogarfico che spiega al visitatore i danni commessi
fino ad oggi dal "nuovo mondo" per cercare di non ripeterli in futuro. Il profondo rispetto da parte della tradizione Maya per la natura e i suoi prodotti
ha in questo piccolo, ma fornito, museo uno sponsor di altissimo livello.