05/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le testimonianze che accusano la giunta birmana e le compagnie petrolifere

Politiche repressive a Myanmar e complicità internazionali: le testimonianze raccolte da EarthRights International nei villaggi attorno al gasdotto di Yadana parlano di omicidi mirati, lavori forzati, coscrizione obbligatoria e requisizioni arbitrarie di terre e beni appartenenti alla gente della zona.

Ecco cosa è successo a due abitanti del villaggio di Ahlersakan finiti nelle mani del battaglione di fanteria 282, al comando dell'ufficiale Balay (detto) Nyi Nyi Soe:
"Sospettavano che fossero collegati al gruppo armato dei mon e così li hanno interrogati. Li hanno tenuti in arresto per una notte e il giorno dopo sono venuti al villaggio per prendere un attrezzo per scavare. Più tardi, la gente ha scoperto che entrambi gli abitanti del villaggio erano stati uccisi dai militari."
(Abitante di un villaggio nel corridoio del gasdotto di Yadana, Lawther, Myanmar, 2010)

Quanto al lavoro forzato, ecco un'altra testimonianza:
"A fine 2009, durante la stagione del raccolto, circa venticinque soldati del battaglione di fanteria leggera 410 sono venuti da noi e, attraverso il capo villaggio, hanno ordinato a tre persone di tasportare i loro alimenti e di fargli da guide. Andavano nella giungla per cercare il gruppo armato d'opposizione. E' successo non lontano dal gasdotto della Total. Ci sono voluti cinque giorni perché tornassero indietro. Facciamo questo tipo di lavori ogni volta che i soldati lo vogliono".

Le compagnie petrolifere ne sono al corrente? Ecco quanto riferisce un abitante del villaggio di Zinba:
"Alla fine del 2009, io stesso sono dovuto andare a pulire l'accampamento del battaglione 410. Il nostro capo villaggio ci aveva detto che saremmo andati a tagliare l'erba per i soldati.
Più tardi, è venuta la Total e ha dato 3mila kyat [circa 3 dollari] a tutti quelli tra noi che erano stati costretti a tagliare l'erba con i propri attrezzi."

Gabriele Battaglia

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