05/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il nuovo rapporto della Ong americano-thailandese EarthRights International: Total, Chevron e la thailandese PTTEP implicate nelle politiche repressive

Total, Chevron e la thailandese Pttep. Sono queste le compagnie energetiche che sostengono le politiche repressive della giunta birmana.
Lo afferma un rapporto della Ong americano-thailandese EarthRights International (Eri), secondo cui le tre multinazionali sarebbero indirettamente responsabili di violazione dei diritti umani, reati finanziari e proliferazione nucleare a Myanmar.

Nel mirino c'è Yadana, un giacimento offshore di gas naturale dove le tre compagnie operano con la birmana Myanma Oil and Gas Enterprise (MOGE), controllata dai militari al potere.
Dal 1998 - stima il rapporto - il progetto ha generato profitti per nove miliardi di dollari. Di questi, più della metà (circa cinque miliardi) sono finiti nelle tasche della giunta.
Queste revenues avrebbero consentito al regime di "mantenere il potere e lanciare un costoso e illegale programma di riarmo nucleare mentre partecipava all'illecito mercato delle armi in collaborazione con la Corea del Nord, minacciando la sicurezza interna e nell'area regionale".

Non solo. I profitti sarebbero depositati in conti bancari offshore. Già nel 2009, l'Eri aveva indicato in due banche di Singapore i "forzieri" della giunta birmana: la Overseas Chinese Banking Corporation (OCBC) e il DBS Group. Entrambi gli istituti hanno negato le accuse.

Il rapporto collega al progetto Yadana anche violazioni dei diritti umani. A febbraio sono stati per esempio assassinati due membri dell'etnia mon nel villaggio di Ahlersakan nell'area del gasdotto.
Secondo Eri si tratta di "esecuzioni mirate", comandate  "dall'ufficiale Balay (detto) Nyi Nyi Soe del battaglione 282, che ha lo specifico incarico di garantire la sicurezza del personale delle compagnie petrolifere e del gasdotto".

Nella Divisione del Tenasserim - dove si trovano il giacimento e il gasdotto - sarebbero dislocati almeno quattordici battaglioni dell'esercito birmano, a cui Chevron e Total hanno delegato la propria sicurezza. Nell'area vivono  circa cinquantamila persone che - secondo l'Eri - sarebbero sottoposte alla coscrizione obbligatoria non retribuita. Anzi, dovrebbero pagare di tasca propria i costi delle operazioni.

Si tratterebbe quindi di vero e proprio lavoro forzato che si traduce nel prelievo degli abitanti dei villaggi da parte dei soldati per "svolgere lavori pesanti, fare da guide nella giungla, scavare delle trincee nei villaggi di Zinba, Kaleingaung, Michaunglaung, etc."

Gabriele Battaglia

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