09/05/2005
stampa
invia
Una bottiglietta, una lattina, e la sete non c'è più
dal nostro inviato
Alessandro Grandi
Una bottiglietta, una lattina, e la sete non c'è più. Ma, al suo posto, restano
gli enormi problemi che la Coca-cola, il cui marchio tappezza strade città e villaggi
del Chiapas, lascia aperti, e crea di nuovi. Ad iniziare dall'inquinamento ambientale.
La plastica. Nelle sterminate vallate chiapaneche, quasi prevale il rosso e una pubblicità,
alternata a quelle dei partiti politici, campeggia ovunque: quella della Coca
Cola.
Sui muri delle case che non sono dipinte con i classici colori messicani, ma
decorate con il marchio della bevanda statunitense, sui mezzi di trasporto pubblico
e non, nei campi da basket, tutto richiama la bevanda made in Usa.
Nelle comunità indigene, l'industria, vende sottocosto, creando una sorta di
dipendenza, anche psicologica. I pochi soldi che hanno a disposizione gli indigeni
spesso vengono spesi in Coca Cola (anche in Pepsi, la concorrente che ha un maggiore
successo negli Usa). La contraddizione è che nei caracol si lotti e si faccia
propaganda contro il nemico "neoliberismo", ma allo stesso tempo, nei frigoriferi
abbondano le lattine e le bottiglie di Coca Cola.
La bibita più famosa del mondo, crea in queste zone diversi problemi. Innanzitutto,
nonostante le avvertenze scritte sulle bottiglie e sulle latte, crea inquinamento.
Le bottiglie di plastica, vengono gettate ovunque. Per poterle smaltire, visto
che la nettezza urbana non è proprio delle più efficaci, ci vogliono decine di
anni, con un impatto ambientale indecoroso e selvaggio, in queste splendide zone
del mondo. "Non gettare spazzatura a terra" è l'avvertimento più frequente, poco
seguito dalla popolazione, che non si spaventa per l'enormità delle multe, pari
a tre o quattro stipendi medi.
In ogni luogo, ci sono montagne di bottiglie di plastica abbandonate al loro
destino, che vanno a moltiplicare la spazzatura organica e bio-degradabile, presente
in quantità massiccia ai margini delle strade. A tutt'oggi in Chiapas è molto
più semplice comprare un litro di coca cola che uno di latte. Senza contare gli
effetti disastrosi sulle popolazioni indigene che, oltre a vedersi deturpato l'ambiente
dove vivono da una campagna pubblicitaria a tappeto, risentono anche dell'inquinamento
delle risorse idriche.
Le risorse idriche. In Chiapas la Coca Cola, che ha uno stabilimento gigantesco, ha un potere assoluto.
La multinazionale che produce questa bevanda si è appropriata della maggiore fonte
di acqua di tutta San Cristobal. Ma le comunità indigene hanno iniziato ad alzare
la testa e a protestare.
Dai promotori di salute delle comunità zapatiste ad esempio, c'e la conferma
che l'abuso di questa bevanda abbia moltiplicato le malattie gastro-intestinali
e il diabete.
Per cercare di pulirsi la coscienza, la fondazione Coca-Cola ha fatto sapere
di aver costruito negli ultimi quattro anni molte scuole in
diversi municipi della regione. Oltre a questo, la multinazionale ha sbandierato
ai quattro venti il fatto di aver ristrutturato gli edifici scolastici indigeni
nei municipi di Tila e El Porvenir. Secondo quanto affermato, ben oltre 800 bambini
indigeni hanno beneficiato dell'intervento della multinazionale.
L'ex presidente della grande multinazionale delle bibite è l'attuale presidente
messicano, Vicente Fox. La società civile si chiede chi ha dato la possibilità
di appropriarsi delle fonti di acqua della zona e soprattutto chi abbia dato la
possibilità di fare una campagna pubblicitaria tanto imponente, senza però trovare
risposta.
La totale incetta delle sorgenti idriche, come avvenuto a San Cristobal, Ocosingo
e Huxitan da parte della multinazionale, fa pensare che il meno che potesse fare
il famoso marchio rosso, era ripulire dalla plastica (superinquinante) tutte le
vallate del Chiapas. La prova di tutto questo è la campagna di pulizia effettuata
nelle acque inquinatissime del fiume Grijalva, vicino a Tuxla Gutierrez. Centinaia
di contenitori di plastica avevano reso questo corso d'acqua uno dei punti più
inquinati di tutto il Messico.