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La Repubblica Democratica del Congo ha sperimentato una delle più dure e degradanti forme di colonialismo, sotto il dominio belga. Per questa ragione, la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza, proclamata il 30 giugno 1960, si presta a riflessioni sulla situazione sociale e politica del paese africano e sui rapporti tra il Congo e l’ex metropoli coloniale. Alle celebrazioni che si sono svolte nella capitale Kinshasa, hanno preso parte i Caschi Blu dell’Onu e ventisei delegazioni straniere, e tra questi anche i reali del Belgio, che mancavano dall’ex colonia dal 1985. La visita dei regnanti di Bruxelles arriva però in un periodo in cui le relazioni tra Belgio e RD Congo sono probabilmente al minimo storico: come ormai accade da anni, l’ex ministro belga degli Esteri, Louis Michel, insiste ancora sui meriti “civilizzatori” del Belgio nell’Africa Centrale, proprio mentre si prepara un processo contro funzionari belgi della ex amministrazione coloniale, accusati di aver partecipato nel 1961 all’assassinio del primo premier del Congo indipendente, Patrice Lumumba. Il protocollo delle celebrazioni ha infatti previsto che né il re Alberto II né la regina Paola né il primo ministro dimissionario Yves Leterme rilasciassero dichiarazioni pubbliche durante la loro permanenza a Kinshasa. La celebrazione dell’anniversario non è però immune da altre tensioni e polemiche. Appena quattro giorni prima della grande parata militare sul Boulevard 30 Juin della capitale, si sono svolte le esequie di Floribert Chebeya, uno dei più noti attivisti congolesi per i diritti dell’uomo, scomparso e trovato morto un mese fa dopo esser stato convocato all’ispettorato di polizia di Kinshasa.
La morte di Chebeya ha provocato la sospensione del capo della polizia congolese, ma è stata soprattutto strumentalizzata dal principale partito d’opposizione al presidente Kabila. Il Movimento per la Liberazione del Congo (Mlc) di Jean-Pierre Bemba ha disertato le celebrazioni dell’indipendenza, per “non avallare l’utilizzo degli omicidi e di altri crimini politici come strumenti di governo”. Bemba si trova attualmente sotto processo alla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità; il suo gruppo è tristemente noto nell’est del paese addirittura per pratiche cannibalistiche nei confronti delle popolazioni pigmee. Da parte sua, il presidente Kabila ha voluto celebrare anche personaggi controversi come l’ex dittatore Mobutu. La RD Congo che festeggia la sua ormai lunga indipendenza è in realtà un paese tutt’altro che pacificato, anche se, come ha dichiarato con una punta d’ironia lo storico Elikya Mbokolo, il paese è oggi più unito del Belgio che lo aveva colonizzato. Proprio alla vigilia dell’anniversario, il Congo è sembrato riuscire a ricomporre anche il rapporto che si era logorato con alcuni mezzi di informazione. Esattamente un anno fa, il governo aveva deciso di oscurare le frequenze di Radio France International (Rfi), a causa di commenti negativi sull’operato dell’esecutivo. Il giorno prima della grande celebrazione, invece, l’emittente francese ha ottenuto la garanzia di poter tornare a trasmettere entro pochi giorni nel paese.
Sebbene Alain Duplessis de Pouzilhac, patron della radio, sostenga che l’unica concessione al governo sia stata la promessa di aprire una sede a Kinshasa, in molti hanno notato che nelle ultime settimane Rfi è stata molto meno severa con la presidenza Kabila, come ha dimostrato la copertura della vicenda Chebeya. I festeggiamenti sono stati in parte autocelebrativi, probabilmente in previsione delle elezioni presidenziali che si terranno l’anno prossimo. In certi casi si è assistito però a situazioni grottesche e paradossali. Il ministero delle Miniere ha chiesto nei giorni scorsi a ciascun produttore della regione diamantifera del Kasai orientale di consegnare alla provincia tre pietre preziose da esporre a Kinshasa durante le celebrazioni dell’indipendenza. Tuttavia, alcuni lavoratori delle miniere e la società civile del Kasai si sono sottratti a questa richiesta, poiché nessuno ha voluto spiegare loro che fine faranno i diamanti dopo le esposizioni. In un paese poverissimo e sconvolto da guerre per le risorse, dicono nel Kasai, se proprio si vogliono organizzare esibizioni per gli ospiti stranieri, se ne occupi direttamente il ministero, senza chiedere inspiegabili sacrifici ai lavoratori e alla popolazione civile.
Giorgio Caccamo
Parole chiave: Radio France International, indipendenza, Belgio, miniere