01/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Joan Subirats, politologo dell'Università Autonoma di Barcelona, spiega i possibili futuri scenari dopo la sentenza del Tribunal Constitucional sullo Statuto catalano

Lunedì scorso la Corte Costituzionale di Madrid ha reputato privo di ogni valenza giuridica il termine "nazione" riferita alla Catalogna. Per ora il sogno dell'indipendenza della comunità spagnola sembra essere tramontato in attesa delle elezioni di novembre che oltre ila composizione del nuovo governo regionale sveleranno lo stato di forma del Psoe oggi ai ferri corti con i socialisti catalani. Peacereporter ha intervistato in esclusiva il politologo Joan Subirats.

 

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale i nazionalisti del Ciu hanno annunciato mobilitazione. Cosa accadrà ora in Catalogna?

Dal momento che siamo in prossimità delle elezioni catalane, che si terranno a novembre, tutti i partiti politici approfitteranno di questa situazione per portare avanti le loro posizioni. Il partito nazionalista catalano tenterà di censurare l'operato dei socialisti che stanno governando in Catalogna e in Spagna riguardo alla questione dell'autogoverno. Il problema è che il partito socialista catalano non lascia molto spazio a questi attacchi dal momento che anche esso critica non solo la sentenza della Corte e ma anche la stessa posizione del partito socialista centrale.

Quindi ci sia avvicina a una rottura definitiva tra Psoe e Psc? Quanto peserà ciò sul futuro del governo Zapatero?

Dovremo aspettare i futuri sviluppi per capire come ci si avvicinerà alle elezioni. La tensione fra i socialisti catalani e quelli spagnoli andrà avanti in questi mesi ma non fino al punto di una rottura insanabile. Dobbiamo pensare che ci sono due ministri del Psc (Celestino Corbacho al Lavoro e Carme Chacón alla Difesa ndr) che non possono assolutamente rompere col Psoe. Il che vuol dire che ci sarà un'ambiguità creata da questa divisione dei ruoli fra la posizione dei due ministri che sono al governo di Madrid e quella, ufficiale, dei socialisti catalani che cercheranno comunque di rimanere fermi sul fronte "catalanista" per non perdere voti alle prossime elezioni.

Quali sono i sentimenti dei catalani dopo la decisione della Corte? Si aspetta mobilitazioni popolari?

In questo periodo di crisi e disoccupazione le preoccupazioni della gente sono altre. Questo non significa che non ci sarà mobilitazione, ma semplicemente che, ove ci fosse, non sarà cosi massiccia come sarebbe stata due o tre anni fa. I sentimenti di una parte importante del popolo catalano sono stati colpiti da questa sentenza che ha di fatto chiuso la via più federalista della Costituzione spagnola. La Corte non lascia più molti spazi nell'ambito della sfera legale ufficiale per portare avanti politiche di autogoverno. Non si riconosce la plurinazionalità dello Stato spagnolo il che fa nascere un sentimento indipendentista in alcuni settori della società che finora non ne erano toccati.

Il fulcro della protesta sembrerebbe essere la negazione del valore giuridico del termine "nazione" per la Catalogna. La questione dell'indipendenza è davvero chiusa?

L'alternativa che si offriva nel nuovo Statuto di autonomia portava al limite le possibilità di tutela delle diversità riconosciute nella Costituzione spagnola e in questo senso garantiva per molti anni la coesistenza di uno governo centrale che riconosce la plurinazionalità e le possibilità di un autogoverno della Catalogna.

Autogoverno che, ha sostenuto oggi il premier Zapatero, questa sentenza garantisce per la Catalogna come mai era accaduto nella storia della Spagna costituzionale. È vero secondo Lei?

È evidente che questo Statuto è migliore del precedente. Il problema non consiste nel fatto che è stata accertata l'incostituzionalità di una decina di articoli ma che ce ne sono almeno altri trenta che dipendono dall'interpretazione della stessa Corte. I tempi attuali non lasciano intravedere per il futuro una Corte Costituzionale più aperta di quella attuale. Quindi i fatti sembrano suggerire che questa idea di Zapatero è più un canto al sole che una vera realtà politica. Non si può sostenere che viene garantito più autogoverno ora che in tutta la storia della Spagna costituzionale: dipende molto dalla capacità della Corte di accettare posizioni più ampie.

La magistratura dice che lo Statuto rimane perfettamente applicabile ma molti pensano che a vincere siano state le posizioni centraliste del PP e della Chiesa cattolica. Dove sta la verità?

Siamo ad un punto intermedio. Dopo l'entrata in vigore dello Statuto il Parlamento catalano ha approvato quarantacinque nuove leggi che sviluppavano la carta. Ora, di queste quarantacinque leggi almeno venticinque dovranno essere modificate per allinearsi alle indicazioni della Corte Costituzionale. Quindi è vero in parte che è stato fatto un passo in avanti nella possibilità di garantire il diritto all'autogoverno, ma allo stesso tempo questa sentenza riduce in modo importante queste possibilità. Il problema fondamentale sta nel fatto che l'interpretazione della plurinazionalità dello Stato che è stata negata.

Una sentenza due messaggi: oltre i catalani si è voluto avvisare i nazionalisti baschi. Cosa avverrà ora in quell'altra zona?

I due processi sono connessi in parte. Quello basco è un caso specifico visto che si sta tentando solo ora dopo tanti anni di percorrere una strada che prescinda dalla violenza politica. La fase attuale aperta dall'arrivo dei mediatori internazionali è, a mio avviso, assolutamente inarrestabile e porterà allo scioglimento dell'Eta nei prossimi mesi. Il che non vuol dire che non ci sarà una parte dell'Eta che non tenterà comunque di continuare con gli attentati sulla riga dell'Ira in Irlanda ma penso che si è messo in moto un tentativo di pacificazione dal quale non si retrocederà. In questo senso la sentenza rende più solida la coalizione degli indipendentisti baschi non sul fronte violento ma su quello politico. Infine credo che si rinforzerà l'asse indipendentista catalano-basco.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Spagna
Categoria: Diritti, Politica, Popoli, Storia
Luogo: Spagna