24/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un testo profetico e universale di David Maria Turoldo
La locandina dello spettacoloLa sera di giovedì 21 aprile il Duomo di Milano era talmente pieno da lasciare solo posti in piedi o sul pavimento appoggiati alle colonne. Quale era il personaggio che aveva attratto nella più grande e capiente chiesa milanese tutta quella gente? Non era una persona sola, per fortuna.
L’avvenimento era la Resistenza, il momento storico in cui viene a cadere questo ennesimo 25 aprile che ormai compie sessant’anni dal primo fissato come giorno della Liberazione.
I protagonisti erano tanti. David Maria Turoldo, frate, partigiano, poeta e scrittore, e la sua “Salmodia della Speranza”, un’opera teatrale che fu rappresentata per la prima volta a Sesto San Giovanni, medaglia d’oro della Resistenza, il 22 aprile 1965 in occasione delle celebrazioni “unitarie” per il ventennale della Liberazione. E poi tutti i deportati, i fucilati e quelli fatti morire di stenti con immagini proiettate sulle colonne, sulle pareti, sugli archi e sui soffitti dietro l’altare del Duomo.
Il riproporla a quarant’anni di distanza è la risposta più concreta al tentativo politico attuale di porre sullo stesso piano i protagonisti della Resistenza e quelli che stavano dall’altra parte, gli amici di Hitler, Mussolini e delle SS tedesche.
Il regista è lo stesso sestese di allora, Giulio Mandelli, ideatore dell’Evento, che abita a Roma da tanti anni, collaboratore di grandi registi italiani e internazionali, direttore della Cineriz, dirigente in Gaumont e Telemontecarlo, attuale consulente e collaboratore di Rai Fiction e altre testate.
L’aiuto regista è Gigi Saccomandi, laureato al Dams in Disciplina dello spettacolo e specialista delle luci per i più importanti teatri europei. Di alto e sensibile profilo l’idea di far parlare o piangere con il loro silenzio le antichissime pareti del Duomo che hanno ricevuto, come gigantesche lavagne, la bestiale lezione di storia degli elmi, delle armi, delle marce, dei delitti fascisti e hitleriani, le immagini dolci e terribili dei bambini ebrei che si denudano le braccine per far vedere il numero di matricola del campo, i visi morti e stravolti dei deportati, dei partigiani, le maschere arroganti degli aguzzini.
La sequenza è quella della Salmodia, che è il canto o la lettura recitata dell’Antico Testamento, strutturata nei momenti liturgici della Messa (Introito, Kyrie Eleison, Offertorio, Consacrazione, Comunione, Ite Missa Est).
E poi i due attori principali: Moni Ovadia, creatore del teatro musicale in forma di cabaret, sempre impegnato sui diritti civili e sul tema della Pace, un ebreo nella più grande chiesa cattolica milanese che canta la disperata bellissima invocazione creata e recitata dal rabbino Slomokatz davanti a un grande campo di concentramento nel 1947. Integrata dal suono di “Bella ciao” che ha ricordato i partigiani italiani e il fastidio creato dalle sue note alla Tv di stato.
E’ questo il senso della Speranza dato dal testo di Turoldo, nessuna divisione di religioni, non cedere alla violenza come allora, una Resistenza che deve essere attuale, in un momento d'oblio per ciò che è veramente stato.
E Maddalena Crippa, dalla voce chiara e potente, con tanti anni di teatro alle spalle, che assieme a Moni Ovadia ci commuove e ci indigna leggendo le ultime lettere dei condannati a morte. Gente dignitosa e coraggiosa che pensava alla famiglia, rassegnata alla ultima notte della loro vita ma mai serva. Ricordiamo i partigiani sestesi Umberto Fogagnolo, Giulio Casiraghi, Libero Temolo, fucilati a Piazzale Loreto nel 1944, e tutti gli altri giovani, italiani e stranieri, morti allora per noi.
E’ emersa inoltre la professionalità e la misura recitativa di un attore come Renato Scarpa, già protagonista nel 1965 alla prima di Sesto San Giovanni, e notevole il contributo artistico di Alessandra Faiella e Giorgio Ganzerli.
Un gruppo di ragazze in abiti chiari, come gli altri protagonisti, forniva visivamente le posizioni dei fucilati, dei morti giovani, adattandosi alla sequenza dei testi, rendendo l’immagine della violenza.
A dare il senso della tragedia e della speranza hanno largamente contribuito le musiche elettroniche di Gaetano Liguori, un compositore leader dell’Idea Trio, che ha fatto tremila concerti in teatri, fabbriche e scuole di tutta Italia. E i video di Luca Scarzella, fondatore dello Stalker Video, laboratorio di produzione visiva. I costumi di Elisabetta Gabbioneta hanno dato pudore e visibilità discreta a tutti i protagonisti vista la sacralità del luogo, l’Altare Maggiore.
I versi di Padre Turoldo danno la sequenza dell’avanzare delle armate: “E’ caduta Oslo, è caduta Praga, Budapest è sgozzata, Mosca è piena di fango…”. Sembra di sentire il rumore degli stivaloni, il rotolare dei carri armati, l’affluire lento del sangue versato. Ma anche la voglia di urlare basta.
Di ricominciare da capo. Lui che era andato a visitare tutti i campi di concentramento in Germania e nell’Europa dell’est. E che nel dopoguerra era sempre stato, fino agli ultimi giorni della sua vita, vicino al mondo del lavoro, della pace, alla società degli ultimi, fuori dagli schemi di una chiesa schierata e piuttosto chiusa.
L’assieme di tutto il lavoro è stato registrato con equilibrio dal regista Giulio Mandelli, dalla sua esperienza creativa. I blocchi degli attori, secondo l’indicazione della responsabile Barbara Palumbo, Maddalena Crippa ferma al suo leggìo sulla sinistra, da dove dirompeva o dolcemente fluttuava la sua voce, Moni Ovadia sulla destra, mobile e versatile, e il movimento dato dagli altri protagonisti, riempivano gli spazi o li svuotavano al momento giusto, col fumo dell’incenso dietro l’altare che dava il senso del sacrificio ma anche della rinascita della vita.
Un’opera, la Salmodia, che è stata rispolverata sempre giovane e incisiva come allora, sempre attuale, un messaggio positivo come voleva David Maria Turoldo.



Paolo Lezziero
 
Categoria: Pace, Storia
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