«Salvare le future generazioni dal flagello della guerra» è lo scopo per il quale
l’ONU veniva istituita nel 1945.
La Costituzione della Repubblica Italiana, nel 1947, stabiliva il «principio
fondamentale» che «L’Italia ripudia la guerra».
Celebrare il 25 Aprile è ribadire quella volontà di inaugurare – dopo gli orrori
del fascismo, del nazismo e della loro guerra – nuovi rapporti tra gli esseri
umani e tra i popoli, un’età di pace.
Lo Statuto dell’ONU e la Costituzione italiana non raccontano un sogno affascinante:
esprimono una possibilità reale, assegnano un obiettivo raggiungibile.
L’abbandono di quel progetto non è avvenuto per qualche fatalità: è stato frutto
di scelte consapevoli e colpevoli.
Da oltre un decennio, in Italia, il Parlamento ha calpestato la Costituzione;
presidenti e ministri hanno violato i loro giuramenti di esserle fedeli.
È una inaccettabile ipocrisia celebrare oggi la vittoria sul nazifascismo sopportando
e accettando che «il flagello della guerra» si ripresenti come «mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali».
In queste settimane, mentre è in atto il tentativo di stravolgere la Costituzione,
alla Camera dei deputati si respinge una proposta di legge d’iniziativa popolare
per rendere effettivo il «ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della
Costituzione e dallo Statuto dell’ONU».
Questo rifiuto avviene per iniziativa di chi ha voluto la partecipazione dell’Italia
all’aggressione all’Iraq e nell’assoluta indifferenza di chi ha detto di contrastare
questa avventura militare senza tuttavia compiere univoche scelte contro ogni
ricorso alla guerra.
La guerra è, in ogni caso, distruzione di esseri umani, delle loro possibilità
di esistenza.
Quando si accetta la guerra come mezzo per raggiungere un fine, si nega il valore
assoluto della dignità umana, si calpesta il fondamentale diritto umano ad esistere.
Chi ritiene possibile il ricorso alla guerra contraddice e stravolge il senso
del 25 Aprile, offende il ricordo di chi si è sacrificato perché il MAI PIÙ inciso
nei luoghi della memoria divenisse programma e progetto dell’umanità.