29/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Raccolti scarsi, piogge che non arrivano e una carestia che ha risvegliato lo spettro della fame. Così il Paese ha visto i suoi sforzi sfumare

A volte anche le "formiche" rischiano di fare la fine delle "cicale". Il Niger è tra i Paesi che più si sono impegnati per il potenziamento del settore agricolo, destinando a quest'ultimo più del 12 per cento del suo Pil, ma adesso si trova alle corde. Colpa non tanto del quadro economico internazionale, oggettivamente sfavorevole, ma soprattutto della carestia che ha colpito i Paesi del Sahel. E così, a causa della siccità e della mancanza di piogge, è precipitato di nuovo in fondo alla classifica dei Paesi in cui il dramma della fame morde larghi strati della popolazione. Un rapporto appena pubblicato dal governo indica che nell'ultimo anno il numero dei bambini sotto i cinque anni denutriti è aumentato del 42 per cento. Quella che attanaglia il Niger è una delle peggiori crisi della sua storia, causata da raccolti poveri cui si è aggiunta una crisi idrica che ha colpito la provincia dello Zinder. Le prime avvisaglie si sono avute quando camion carichi di grano, mais e sorgo hanno cominciato ad entrare in Niger dalla vicina Nigeria. Sete e fame sono gli spettri che tengono in ostaggio circa dieci milioni di persone in tutta la regione saheliana, sei milioni delle quali solo nel Niger. E' una crisi che preoccupa molto le agenzie delle Nazioni Unite e le varie ong impegnate nell'area, chiamate ad una mobilitazione massiccia, cercando di contenere l'emergenza almeno fino a settembre, quando inizierà la stagione del raccolto. Ma cosa e quanto si raccoglierà è un'altra incognita. Le immagini dei pastori che girano con greggi sempre più scheletrici sono cartoline inquietanti Gli animali non hanno da mangiare e a fatica riescono a bere, per questo i loro proprietari se ne disfano quasi regalandoli: capi acquistati per l'equivalente di 300 dollari, vengono rivenduti a sei, segno che anche loro sono allo stremo. Ci vorranno almeno tre anni per reintegrare il reddito che pastori e agricoltori hanno perso, dicono analisi della Croce Rossa Internazionale. Ci vorranno soprattutto soldi e anche questo non è un problema da poco. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento delle emergenze umanitarie (Ocha) aveva chiesto di stanziare almeno 190 milioni di dollari per far fronte alla carestia ma solo il 57 per cento dell'intera somma è stata reperita. Non sono tempi di vacche grasse per nessuno ma quelle del Niger muoiono ridotte in scheletri lungo tratturi polverosi.

Alberto Tundo

Categoria: Risorse, Salute, Economia
Luogo: Niger