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Dopo un lungo riscaldamento, finalmente la Coppa del Mondo sudafricana è entrata nel vivo, dimostrandosi uno dei Mondiali più interessanti tra le ultime edizioni. L'ultima settimana è stata piena di emozioni e sorprese: dalle eliminazioni eccellenti di Francia e Italia a quella, meno clamorosa ma sicuramente più sentita, del Sudafrica; dalla sorpresa Giappone alla favola Ghana, unica squadra africana ancora in lizza ma approdata, come in precedenza Camerun e Senegal, ai quarti di finale. Uno spettacolo, insomma. A cui però, qui in Sudafrica, non tutti hanno la possibilità di assistere.
Tra questi, molti abitanti dei Cape Flats, la pianura situata alle spalle di Città del Capo che ospita le township. Distanti pochi chilometri dal centro, i Cape Flats ospitano però una realtà ben diversa, fatta di milioni di persone che, a 16 anni dalla fine dell'apartheid, continuano a lottare per vedere riconosciuti i loro diritti. E se in alcune zone, come nella nuova Guguletu, centri commerciali e case lussuose danno l'impressione che le condizioni di vita della gente stiano migliorando, le baracche che ancora invadono Nyanga e Khayelitsha raccontano una realtà ben diversa.
Una realtà che la Western Cape Anti Eviction Campaign (AEC) ha deciso di far conoscere al mondo organizzando la Poor's People World Cup (PPWC), il primo "Mondiale dei poveri". Per quattro settimane, parallelamente alla Coppa del Mondo ufficiale, 36 squadre composte da venditori ambulanti e abitanti delle baraccopoli (o "informal settlements", come sono eufemisticamente chiamate nel linguaggio ufficiale) si sfidano per la conquista del titolo, che darà diritto a un premio di 10.000 rand (circa 1.000 euro). Le squadre, ognuna delle quali ha adottato uno dei team che partecipano alla Coppa del Mondo FIFA, sono formate da giocatori provenienti da una quarantina tra le comunità più povere di Città del Capo. Tra di esse vi sono anche due team di "stranieri", uno somalo e uno zimbabwano, per sensibilizzare l'opinione pubblica sugli attacchi xenofobi che, lontano dai riflettori dei media, continuano ad avvelenare la vita delle township.
L'obiettivo dell'iniziativa è concentrare l'attenzione su tutte quelle comunità che non beneficeranno di alcun ritorno dalla Coppa del Mondo, nonostante la municipalità di Città del Capo abbia speso circa un miliardo e mezzo di euro per la preparazione dell'evento. La PPWC, invece, costerà molto di meno, e finora è stata comunque seguita da migliaia di persone che, nelle township, non hanno la possibilità di assistere al Mondiale "quello vero". Perché i prezzi, anche quelli dei biglietti per i tifosi locali, sono troppo alti per chi guadagna qualcosa come 3-400 euro al mese. E perché anche i trasporti per il Green Point Stadium, costruito in centro, dall'altra parte della città secondo i diktat della FIFA, sono troppo costosi.
Non solo: a causa delle ferree regole commerciali imposte dalla FIFA, molti dei venditori ambulanti che partecipano alla PPWC sono stati costretti ad abbandonare il centro città, dove il flusso di turisti avrebbe loro garantito entrate superiori, per essere ospitati nei campi provvisori di Delft e Blikkiesdorp, lontani dalla città e dove le opportunità economiche e lavorative sono ridotte a zero. Avranno almeno la possibilità di tornare in città una volta finita la Coppa del Mondo e i tifosi se ne saranno andati a casa?
Matteo Fagotto