Come in ogni angolo del mondo, a Teheran con l’estate arriva
la voglia di colore e di tintarella. Proprio per questo aumenta anche il
controllo sul vestiario da parte delle forze dell’ordine, che rincorrono tutte
le caviglie esposte al sole per coprirle.

Ogni anno aumenta il numero di
ragazze che scelgono un abbigliamento più fresco, più colorato e più corto. Ma
il
codice islamico prevede norme molto rigide per ciò che riguarda l’abbigliamento
femminile, esigendo che ogni parte del corpo sia coperta ad eccezione del viso
e delle mani, e che ogni forma del fisico venga resa invisibile. A rigor di
legge, chi contravviene a queste regole può essere punita con frustate, multe
o con
l’imprigionamento. Tuttavia, negli ultimi anni la severità nell'applicazione di
queste norme è
stata ammorbidita e non è raro incontrare ragazze strette in attillatissimi
spolverini per le strade di Teheran nord. Molti sostengono che questo sia un
effetto della presidenza riformista di Khatami, che avrebbe promosso una
liberalizzazione dei costumi; altri invece dicono sia una conseguenza naturale
del processo di adattamento alla modernità. “Il mandato di Khatami sta per
finire, e quando Teheran sarà una fornace molto probabilmente avremo già un
presidente conservatore. Si, io ho un pò di paura”, dice Masued, 22 anni,
studentessa di medicina.
In vista delle elezioni. Le candidature delle quali per ora si ha notizia,
infatti, non sono per niente rassicuranti: Baqer Qalibaf, capo della polizia
iraniana fino a qualche giorno fa, Ali Larijani, ex responsabile delle
televisioni e della radio di stato, Ali Akbasr Velayati, ex ministro degli
Esteri e consigliere di Khamenei, Mohsen Rezai, ex capo dei pasdaran, e
Rafsanjani, già presidente della Repubblica per due mandati dal 1989 al 1997,
sono coloro che sicuramente concorreranno. I candidati riformisti, l’ex
ministro dell’Istruzione Mostafa Moin e l’ex presidente del parlamento Mehdi
Karrubi, potrebbero essere messi fuori gioco dal veto del Consiglio dei
Guardiani. Masued appartiene alla borghesia iraniana, ha una bella casa nei
quartieri moderni di Teheran nord e un’altra sulle montagne che guardano la
capitale, sempre da nord. Da quelle parti non sono insolite feste
“all’occidentale”, organizzate da e per i rampolli della Teheran intellettuale
e ricca, con musica ed alcolici di contrabbando o prodotti in casa
illegalmente. Si svolgono nelle case, al riparo dagli sguardi indiscreti e
dalla polizia. Il ballo in Iran è proibito, e solo una forma di armoniosi
movimenti uno di seguito all’altro è permessa. Il resto è contro la morale
islamica. Anche la musica, per essere ammessa, deve avere delle
caratteristiche “islamiche”. La musica occidentale, a parte qualche eccezione
come i Pink Floyd, è reperibile solo sul mercato nero. Durante i comizi di
Khatami è frequente che siano invitati cantanti e compositori, e che una
colonna sonora accompagni gli interventi politici. I ragazzi e ragazze vi
partecipano insieme, in un Paese dove vige una segregazione sessuale pressochè
totale. E ballano anche, con grande scandalo dei ben pensanti.

“La mia famiglia
è riformista, come tutte le persone che mi stanno intorno. Ho molti amici che
sono ancora in carcere dalle proteste studentesche del 2003, e altri che hanno
subito la fustigazione pubblica. No, a me non è mai capitato, ma quando accade
a qualcuno che ti è vicino è un po’ come se lo facessero a te. Io ho paura”,
continua Masued, “perchè prevedo che il mio Paese tornerà indietro, e con lui
tutte le piccole libertà che fino ad oggi avevamo”. Di diverso parere è invece
Siavash, 26 anni, studente di Scienze politiche: “Non credo che il nuovo
governo si possa permettere di togliere queste piccole conquiste sociali.
Perchè? Perchè sarebbe la rivoluzione”, dice ridendo, “e un’alta tensione
sociale non aiuta i governi”. Masued indossa uno sploverino color nocciola e un
velo colorato, a strisce rosse e verdi. “Per distinguere le conservatrici dalle
riformiste, è utile affidarsi al tipo di abbigliamento delle donne: colore per
le progressite e nero per le reazionarie”, scherza, ma non ha tutti i torti. In
Iran la protesta passa anche attraverso questi canali, quando le altre forme di
contestazione diventano troppo pericolose.