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La Corte interamericana dei diritti umani, mercoledì scorso, ha emesso una sentenza di condanna contro la Colombia per l'assassinio del senatore Manuel Cepeda Vargas, avvenuto nel 1994. Vergas, appartenente al partito Comunista e al movimento Unione Patriottica (Up) sorto negli anni Ottanta, è stato ucciso da membri dell'esercito e paramilitari di destra. Due sergenti sono stati già condannati in relazione a questo caso. Anni dopo l'omicidio, il capo paramilitare Carlos Castaño ha ammesso di aver ordinato l'uccisione di Cepeda perché si riteneva che fosse vicino al gruppo guerrigliero delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia). Iván Cepeda, il figlio del politico assassinato, ha negato i rapporti tra il padre e i ribelli delle Farc. Quasi 3 mila membri dell'Unione Patriottica sono stati assassinati tra cui due candidati presidenziali, Jaime Pardo Leal e Bernardo Jaramillo, rispettivamente nel 1988 e nel 1990.
Il verdetto, emesso dalla capitale costaricana San José, sancisce che la Colombia ha violato il diritto alla vita del senatore Cepeda e che il governo colombiano deve promuovere un'indagine per "sanzionare tutti i responsabili dell'esecuzione extragiudiziale." La Corte interamericana dei diritti umani ha anche stabilito che la Colombia adotti misure di protezione per i familiari del senatore affinché non subiscano minacce e siano costretti ad abbandonare nuovamente il Paese. "Questa sentenza è un grande contributo alla verità storica", ha dichiarato Iván Cepeda. Secondo il figlio del senatore, il verdetto sancisce che l'omicidio del padre e degli altri membri dell'Unione Patriottica sono stati commessi sistematicamente e possono essere definiti dei delitti di Stato.
Parole chiave: Colombia, Unione Patriottica, Farc, paramilitari, diritti umani