03/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nei caracol nessuno prende decisioni se non ha prima consultato la comunità
dal nostro inviato
Alessandro Grandi
 
 
Il murales dei martiri di MoreliaNella mezz'ora di strada sterrata, anche questo un vero e proprio rally, che separa la piccola città di Altamirano dal caracol di Morelia, ci si imbatte in una moltitudine di piante di pino e di platano. Le vacche stanno sedute in mezzo ai prati sconfinati di questa vallata in completo relax, con candidi aironi che sembrano vigilare al loro fianco.
A volte il via vai di camion che trasportano chissà che cosa, le imbianca di polvere e le infastidisce tanto da farle alzare.
Un opossum spiaccicato a terra ci ricorda che in questa parte del Chiapas vi è una grandissima moltitudine di animali e una bio diversità unica al mondo. Il clima è afoso, e tremendamente umido, le nuvole sono abbastanza basse e minacciano un forte temporale. Un cavallo osserva tutto quello che accade, dall'alto della montagna dove si trova. La sua posizione sembra precaria e chissà come farà poi a scendere.

Cartello all'ingresso del caracol Il caracol. Arrivati  davanti al caracol, un uomo sui cinquant'anni che si trova al di là di un cancello di ferro battuto, chiede i documenti per entrare. E' la prima volta che ci accade negli ex aguacalientes (questo è il numero quattro) che abbiamo visitato, ma è una procedura di sicurezza.
Nell'attesa, l'occhio cade su un cartello: "se arrivi a cavallo, legalo qui di fronte". Evidentemente il padrone del cavallo scalatore lo aveva legato male.
Il caracol è piuttosto piccolo e non proprio ordinato. Qui ci sono una decina di costruzioni di legno, ognuna con una funzione ben determinata. Sulla destra del caracol, al confine con la foresta, c'è l'ufficio dei giovani zapatisti.
Dalla parte opposta, i bagni. Sulla destra quelli per le mujeres, sulla sinistra quelli per los hombres. Al centro del caracol, una casa di legno lunga circa una ventina di metri ospita i dormitori; quello delle donne è l'ultimo, quello della giunta del "buen governo" è il primo. In mezzo c'è il dormitorio della commissione di vigilanza. Sulle pareti esterne della casetta, un enorme murales, dipinto in diversi colori, ricorda "la lotta di tutti i popoli che lavorano la terra, ma che non la posseggono". Davanti al dormitorio, l'immancabile campo da basket in cemento sembra la struttura più bella di tutto l'agglomerato.

Murales zapatista In fondo al caracol, c'è la costruzione più recente di tutto il centro di incontro, la caffetteria. In questo spazio ricreativo si possono comprare e leggere tutte le pubblicazioni dell'Ezln, e tutto quello che riguarda l'autonomia zapatista. La musica diffusa nel baretto è tipica indigena e spiega la resistenza di questo popolo. Un pastore tedesco e un rotwailer (come avranno fatto ad arrivare fino a qua?) si guardano intorno, perplessi e accaldati. Un gallo canta a squarciagola, nonostante siano le tre del pomeriggio.  Dentro, come in tutti i centri zapatiati, un computer connesso ad internet.
Sulle pareti di un'altra casetta di legno, un grande dipinto che raffigura i martiri di Morelia, tre uomini indigeni uccisi il 7 gennaio del 1994 durante il periodo del levantamiento, quando l'esercito regolare messicano entrò nel villaggio occupandolo e fece uscire con la forza dalla proprie case gli uomini presenti, li radunò nel centro della comunità, li torturò e li finì poi con un colpo di grazia. Questa storia, gli abitanti di Morelia non se la sono dimenticata e, a quanto pare, non lo faranno mai.

La cooperativa delle donne del caracol di Morelia Officina JBG. L'ufficio della commissione di sicurezza, che ha il compito di accettarci oppure no, si trova appartato nel fondo del caracol. Un 'compagnero' ci dice che sono tutti pronti per ascoltarci.
La commissione è composta da una decina di persone di diverse età, di varie gruppi razziali (Chol, Tojolabal e Tzotziles), e ben suddivisa fra maschi e femmine.
"Siamo felici della vostra visita. Scusate se abbiamo preso i vostri documenti e li abbiamo fotocopiati, ma questo per noi è un fattore di sicurezza, facendo così ci proteggiamo" dicono dalla commissione, confermandoci che la Junta del Buen Gobierno è pronta ad ascoltarci.

La giunta. E' la più giovane che abbiamo incontrato finora. Sembrano ragazzini, ma i loro occhi raccontano la sofferenza e le difficoltà che incontrano quotidianamente. "Grazie per essere venuti dall'Italia per farci visita" dicono "vi accogliamo a braccia aperte". Bruno e Tommaso, due cooperanti internazionali nel campo della sanità, iniziano il loro discorso e la Junta li ascolta in religioso silenzio. Al termine chiediamo di fare qualche fotografia. "Vi faremo sapere domani" dicono, "dobbiamo chiederlo alla comunità". Nei caracol nessuno prende decisioni se non ha prima consultato la popolazione. Questa è una forma di rispetto per tutti quelli che nella comunità ci vivono. Questo, forse, è solo l'inizio dell'altro mondo possibile che viene sognato da molti.

 
Categoria: Popoli
Luogo: Messico