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Ariel Sigler, dissidente cubano scarcerato lo scorso 12 giugno grazie alla mediazione della Chiesa cattolica locale, ha ricevuto un visto umanitario per potersi recare negli Stati Uniti. Il visto è stato rilasciato per permettere all'uomo, 47 anni, di ricevere alcune cure mediche. Singler è infatti costretto sulla sedia a rotelle. A dare la notizia è stato Elizardo Sanchez, portavoce della Commissine cubana dei diritti umani e riconciliazione nazionale, un'organizzazione illegale seppur tollerata. "Dopo la sua scarcerazione, lo stato di Sigler è peggiorato", ha riferito Sanchez. L'ex detenuto ha un fratello a Miami e presenterà questa settimana la richiesta per ottenere un visto di uscita alle autorità cubane, nella speranza che rispondano in tempi brevi.
Il 19 maggio scorso un incontro tra il cardinale Jaime Ortega arcivescovo dell'Avana e il presidente Raul Castro aveva spinto il governo verso la scarcerazione di Sigler, condannato a vent'anni. Altri 12 detenuti sono stati trasferiti in prigioni più vicine ai loro luoghi di residenza. Nel 2003, durante la cosiddetta Primavera Nera, furono arrestati 75 dissidenti. Il governo nega che ci siano detenuti politici, mentre l'opposizione parla di 200 persone.