02/05/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esperienza della Realidad, capitale politica degli zapatisti
dal nostro inviato
Alessandro Grandi
 
La natura incontaminataPer raggiungere La Realidald, dal caracol de la Garrucha, ci vogliono almeno sette ore di jeep. La strada da percorrere, dissestata e piena di sassi giganti, non è nemmeno segnalata dalle cartine geografiche, diventa invalicabile nella stagione delle piogge, da maggio a settembre. Lungo il tragitto si susseguono panorami mozzafiato. La polvere alzata dal "carro" (così chiamano le auto in Chiapas), si confonde con la nebbia prodotta dall'umidità , altissima in questa zona montuosa del sureste mexicano.
Qui, la natura, si presenta in tutta la sua forza e la sua abbondanza. I rumori sono quelli tipici della selva: il canto degli uccelli - di tutte le specie -  le urla delle scimmie, il frinire delle cicale e molti altri 'suoni' impressionanti.

Postazioni militariDurante il cammino, non proprio turistico e convenzionale - in sette ore di viaggio si incontrano più vacche che persone - l'attenzione viene rapita dalle molte caserme dell'esercito regolare messicano, dislocate in zona - fra fortini e postazioni la presenza di soldati in Chiapas conta più di 400 punti - come dice il cartello "Per la libertà e la sicurezza del Messico".
Una volta arrivati, stremati, al caracol de La Realidad, capitale politica degli zapatisti, ci si rende subito conto dell'enorme differenza strutturale con il resto dei caracoles.  

La Realidad Ordine e disciplina. Estremamente ordinato, piuttosto pulito ed efficiente, di questo caracol colpisce soprattutto la gentilezza e l'ospitalità che ci viene riservata. "Vi accogliamo a braccia aperte. Siamo felici di ospitarvi e sarete sempre benvenuti nelle nostre comunità" dice rassicurante Moreno, un uomo minuto con la erre moscia e i baffetti tipici messicani, dalla spiccata intelligenza, rappresentante della Junta del Buen Gobierno del caracol, con la bandana rossa simbolo zapatista allacciata al collo.
In questo, come negli altri punti di incontro zapatisti è proibito l'uso (soprattutto si cerca di prevenire l'abuso e le problematiche che ne conseguono) di alcolici e droghe leggere o pesanti che siano.

Murales del "che" Il caracol. Le case di legno dipinte con colori accesi e intervallate quasi geometricamente con casette di mattoni, raccontano la storia della rivoluzione messicana, ma anche della lotta zapatista con immancabili accenni romantici a quella cubana. Inevitabili, sulle pareti di molte costruzioni, l'icona del guerrigliero "heroico", simbolo della lotta e della rivoluzione che ha fatto e fa ancora sognare quella metà di  mondo che non ha mai smesso di ribellarsi alle ingiustizie, Ernesto Che Guevara.
Questo caracol è uno dei maggiormente popolati. Tzeltal, Tzotzil, Tojolabal, Chol, vivono qui in pace e armonia, ognuno con le sue tradizioni, con i suoi abiti e il suo idioma. Le donne indossano gli abiti tradizionali. Gli uomini, forse solo per necessità o per comodità, sono tutti vestiti con abiti da lavoro; cappello color havana in testa e machete in mano. Si riversano nei campi, quasi tutti in pendenza - fatto che inevitabilmente rende difficile ogni tipo di coltura - per rimediare qualcosa da mangiare.

Salute comunitaria. In questo leggendario caracol, che fu il primo luogo voluto dagli zapatisti per coordinare la loro autonomia, alloggia la Junta del Buen Gobierno "Hacia La Esperanza". All'entrata si nota una modesta, ma abbastanza ben attrezzata, clinica, anch'essa di legno. Sulle pareti diversi piccoli manifesti ricordano, soprattutto alle giovani madri, che i figli vanno vaccinati contro la poliomelite, l'epatite e la difterite. Il Campesinos al lavoropromotore della salute, una donna volenterosa e piena di iniziativa, ci racconta le difficoltà che esistono qui. "Non abbiamo la strumentazione necessaria per curare tutte le persone che vengono da noi" ci dice. "Mancano le medicine e molto spesso non riusciamo a soddisfare le esigenze dei pazienti perchè ci mancano i soldi per comprarle".

Educazione. Sono ben quarantadue le scuole dei quattro municipi ribelli della zona della selva di frontiera in cui si trova il caracol de La Realidad: dieci nel municipio Libertad de los Pueblos Mayas, quattro a General Emiliano Zapata; venti a San Pedro de Michoacan e otto a Tierra y Libertad. Le scuole sono abbastanza moderne: tutte hanno il pavimento di cemento, il tetto in lamiera - che scalda le aule in maniera impressionante - e le pareti di legno. Sono anche abbastanza ben fornite di materiale didattico: lavagne, banchi e le bandiere dello Stato e quella zapatista. Gli studenti, dopo la giornata passata sui banchi possono giocare a pallone nello spiazzo che si trova davanti alla "oficina" della Junta del buen Gobierno. Al calar della sera si accendono le luci artificiali prodotte da una turbina. Che, da sola, non basta per tutto: ogni cinque minuti l'illuminazione scompare e allora non si può fare altro che andare a dormire. L'indomani si continuerà la partita.
 
Categoria: Popoli
Luogo: Messico