29/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



"Siete entrati in territorio zapatista: qui comanda il popolo e il governo ubbidisce"
dal nostro inviato
Alessandro Grandi
 
La strada sterrataCi vogliono circa due ore di strada, anzi di terraceria (strada sterrata e poco praticabile), dalla città di San Cristobal, per arrivare al caracol de La Garrucha, seconda tappa del nostro viaggio.
La Garrucha salì agli onori della cronaca nel 1994. Fu la prima zona zapatista ad essere aperta ai giornalisti, che fecero poi conoscere al mondo intero la situazione delle popolazioni indigene che si sollevarono in armi, l'insurrezione, le loro ragioni e le loro sofferenze.
Questo è anche stato il primo caracol a fornire l'accesso a internet per mezzo di una connessione satellitare.

Durante il percorso ci si ritrova immersi in una natura estrema, fra alberi di mango e banane, galline e tacchini, ma anche avvoltoi, e opossum.
Ogni tanto una casetta di legno, abbarbicata sulle ripide salite della montagna, ricorda che queste zone sono popolate, in maggioranza, da indigeni Tzeltal.
Il cartello "Usted es en territorio rebelde zapatista: aqui manda el pueblo e il gobieno obedece" (siete entrati in territorio zapatista: qui comanda il popolo e il governo ubbidisce) ci informa che siamo arrivati nel caracol.
Qui, a La Garrucha, inizia (è un territorio vastissimo) la famosissima Selva, teatro della romantica rivoluzione zapatista e, a quanto narrano le leggende popolari, "quartiere generale" del Sub Comandante Insurgente Marcos e dei suoi fedelissimi "compagni" dell'esercito zapatista.

La clinica Il Caracol. All'ingresso del caracol, un branco di cani abbaia al nostro arrivo. Appena entrati, sulla destra, si trova la clinica autonoma zapatista, una costruzione in mattoni che ospita, fra l'altro, lo studio di un oftalmico, diretto da una dottoressa di pace che arriva dalla Francia, un laboratorio di analisi chimiche e uno dentistico.
Una lunga coda di persone, formata da uomini e donne indigene, è in attesa di fare l'esame della vista. "Che lettera è questa?" chiede la dottoressa. Un'indigena, che evidentemente non sa leggere, raccoglie quella che le sembra la lettera giusta da un sacchetto posto su di una scrivania, e la mostra.
"Facciamo circa trenta visite ogni giorno", ci dice la dottoressa. "In questa comunità si soffre molto di glaucoma, di conseguenza è bene tenere tutti sotto il massimo controllo".
Per gli indios, farsi un paio di occhiali può costare al massimo 20 pesos, poco più di un euro. Se sono zapatisti, gli occhiali sono gratuiti. "Ai priisti (gli appartenenti al Partito Rivoluzionario Istituzionale) facciamo pagare 25 pesos per la visita e le medicine, per recuperare le spese", dicono dalla clinica. In questo caracol della resistenza zapatista ci sono anche tre cooperative di donne, un dormitorio generale, due magazzini. La clinica, una scuola ed una biblioteca completano le strutture.

Accampamentisti per la pace La vita continua, fra risate e lotta politica e sociale. Sulla sinistra delll'ingresso del caracol, si trova la 'oficina de la Junta del Buen Governo "Resistencia hacia un nuevo amanecer". I rappresentanti della giunta sono otto, Tzeltales e Tzotziles in maggioranza, tutti un po' su con l'età. Fra loro anche due donne, che però parlano poco.
Ci sono molte cose da fare in questo punto di incontro sociale e politico.
Al centro geometrico dell'ex aguacalientes numero IV (fino al 2003 i caracoles si chiamavano così) c'è l'unica chiesa presente all'interno dei caracoles zapatisti.
Un mucchio di valigie ci fa capire che sono arrivati anche alcuni accampamentisti per la pace, un gruppo di persone che, fungendo da osservatori, con la loro sola presenza scoraggiano le incursioni dell'esercito e dei paramilitari.
Un maiale prende di mira un casco di banane lasciato incautamente solo da un turista: un porco che scappa con le banane in bocca e dei "compagni" zapatisti che lo inseguono sganasciandosi dalle risate, per recuperare la "refurtiva". Nonostante quello che stanno passando gli indigeni, in questa regione del Messico, non si può certo dire che manchi l'allegria. I murales zapatisti Alla fine del caracol, un piccolo baretto, dove oltre a mangiare e bere qualcosa, ci si può anche collegare al mondo esterno attraverso internet e si possono acquistare libri che spiegano la lotta zapatista e la sua autonomia. 

Militari e paramilitari. Ufficialmente questa è una zona molto battuta dai militari e dai gruppi paramilitari, come Paz y Justicia,  un gruppo di civili indigeni al soldo dell'esercito regolare messicano, che seminano  terrore e minacciano le comunità. Durante la nostra permanenza nel caracol anche l'esercito messicano è passato più volte. Ma la vita, e la lotta per l'autonomia, continuano.
 
Categoria: Popoli
Luogo: Messico