23/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



In Ciad si discute un progetto di rimboschimento su scala continentale, in una guerra contro la siccità e le alte temperature

Per ora esiste solo nei progetti embrionali degli studi di fattibilità ma se ne parla ed è già un buon segno: una muraglia di fusti e di chiome, una distesa sconfinata di alberi imponenti che attraverserà buona parte del l'Africa orientale. I giornali anglofoni del continente parlano di "green wall", di un muro verde, la soluzione alla quale diversi Paesi stanno pensando per rispondere ad una delle tante conseguenze del riscaldamento climatico.

"Per decenni abbiamo pensato che quello ambientale fosse un problema per uomini bianchi - ha detto il ministro dell'Ambiente del Ciad, Hassan Térap - un problema dei Paesi ricchi e industrializzati ma adesso che le nostre terre sono rimaste spoglie, adesso che il nostro bestiame sta morendo e l'acqua si sta esaurendo è anche un nostro problema".
Un problema pressante, non c'è che dire. Nel solo 2009, la carestia e le alte temperature hanno ucciso addirittura un terzo dei 780 mila capi registrati in Ciad, una tragedia che non porta titoloni sui giornali ma ha un impatto dirompente sull'economia di Paesi in cui larghe fasce della popolazione sono ancora molto dipendenti dalla pastorizia e dall'agricoltura.
Un'emergenza della quale hanno parlato anche i capi di governo africani che lo scorso 17 giugno si sono riuniti a Ndjemena per cercare di concordare una linea d'azione. Ed è in questa occasione che è stata proposta l'idea di un piano di "rimboschimento" in base al quale verrebbe piantata una fascia di alberi lunga settemila chilometri, dal Senegal a Gibuti e che passerebbe attraverso Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan, Etiopia ed Eritrea attraversando la parte orientale del continente. In realtà, si tratta già di qualcosa di più di una semplice ipotesi, perché lo studio del progetto è in una fase piuttosto avanzata e già circolano i primi numeri, almeno per quanto riguarda il Ciad, dove l'idea di una barriera verde è stata presa molto seriamente, se è vero che i rappresentanti ministeriali hanno fatto capire che il governo sarebbe disposto a realizzare un fronte di alberi largo 15 chilometri e lungo mille.
La spesa, secondo il ministro Térap, si aggira sugli 11 milioni di dollari, 4,6 dei quali verrebbero stanziati dal governo. Adesso si tratterà di trovare i finanziatori che possano garantire la copertura della quota rimanente.
Ma a Ndjemena fanno sul serio perché i danni prodotti dalla deforestazione selvaggia, che secondo dati della Fao negli ultimi 20 anni ha fatto scomparire un 12 per cento circa dell'intero patrimonio forestale del Paese, sono sotto gli occhi di tutti. Anche del governo, che ha adottato una politica repressiva, inasprendo le pene (multe e sei mesi di carcere) per piromani e boscaioli abusivi.
Dall'altra parte, l'esecutivo ha incoraggiato il lavoro di Ong e investitori privati che nel 2009 hanno permesso che venissero piantati due milioni di alberi, ai quali si aggiungeranno i 160 mila esemplari resistenti alle alte temperature che saranno impiantati a breve nella capitale.
La loro ombra è un sogno, per i pastori che ogni anno vedono centinaia di capi annientati dalle alte temperature e per il governo che poi si trova a fare i conti con le ricadute economiche di questi disastri. L'importanza della sfida spiega perché, nel visitare uno dei siti in cui si è proceduto a rimboschimento, Térap sembrasse più un leader nell'atto di fondare una nuova nazione: "Non ci vorrà molto prima che in questo stesso posto ci si trovi all'ombra. La strada sarà lunga ma vedo l'ombra alla fine del tunnel". Perché della luce del sole, in Ciad, hanno visto che si può anche morire.

Alberto Tundo

Categoria: Risorse, Ambiente
Luogo: Ciad