18/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



I rom chiedono al Comune di Milano di essere coinvolti nelle trattitve che li riguardano

“Non siamo gente cattiva, vogliamo solo vivere in pace”. Così dice Marian, uno degli abitanti del campo di via Triboniano, al termine della conferenza stampa organizzata a Milano dalla Federazione Rom&Sinti insieme. Obiettivo dell'incontro, denunciare la situazione della comunità rom nel capoluogo lombardo. “Siamo molto preoccupati – dice Dijan Pavlovic, vicepresidente della Federazione – quello che si sta verificando a Milano è anomalo, anche rispetto alle altre città italiane”. A impensierire i rom è il continuo ricorso alla pratica degli sgomberi che ormai sistematicamente viene portato avanti dalle autorità milanesi, senza alcuna proposta alternativa. “Dal 2007 a oggi – prosegue la Pavlovic – nella città sono stati effettuati 271 sgomberi, ben 95 solo nei premi mesi del 2010. Quasi la totalità degli zingari allontanati vive ancora a Milano: lo sgombero non è una soluzione. Il ministero degli Interni ha stanziato 13 milioni di euro per affrontare il problema dei rom nel capoluogo, ma il Comune non fornisce spiegazioni chiare sull'utilizzo di questi soldi. In base ai dati forniti dalla Caritas e dalla Casa della Carità, nove dei tredici milioni verranno utilizzati per la sicurezza. Tradotto significa per gli sgomberi e l'installazione delle telecamere nei campi, che poi verranno dismessi. Solo i restanti quattro milioni verranno usati per l'inserimento sociale dei rom, di cui un milione e 800mila per l'inserimento nelle case”.

Secondo la comunità rom, le risorse stanziate, se usate in maniera diversa, potrebbero risolvere una volta per tutte il problema legato alla loro presenza sul territorio. Manca, però, una qualsiasi forma di dialogo con i responsabili del Comune, il vice-sindaco Riccardo De Corato, e Mariolina Moioli, assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali. “Nessuno parla con noi – dice Marian -. Nel campo di Triboniano, dove abito, la situazione è critica. Sappiamo che entro il 30 agosto il campo verrà sgomberato per fare spazio all'Expo, ma nulla di più. Ci sono 220 bambini, molti di loro sono nati in Italia e vanno a scuola. Che senso ha spingerli su una strada, così ci obbligheranno a rubare. Sono romeno e sono in Italia da quasi 10 anni, ho tre figli di 15, 10 e 5 anni e loro non parlano romeno, perché si sentono italiani. Alcuni di noi sbagliano, ma non è giusto che paghiamo tutti e che veniamo discriminati o tenuti all'oscuro delle trattative. Siamo esseri umani e sappiamo parlare. Venite nei campi a conoscerci, così cambierete idea su di noi”.

Smentito anche il luogo comune secondo cui da parte della comunità rom non viene mai fatta alcuna proposta concreta, quasi fossero incapaci di formularla e fosse il loro obiettivo vivere nelle discariche o nelle zone più degradate della città. Nel corso dell'incontro gli zingari di Triboniano hanno fatto riferimento a una lettera, indirizzata al Comune di Milano, che conteneva dei suggerimenti per una soluzione del problema dopo l'effettuazione dell'annunciato sgombero. Le proposte si concretizzano in quattro punti e di questi due sono particolarmente interessanti e riguardano la volontà di trovare una casa in affitto e la possibilità del rimpatrio assistito, che molti non escludono, a patto che venga eseguito in maniera civile. “Assegnateci una caserma dismessa – si legge nel testo – o un immobile da riadattare all'abitabilità, di proprietà pubblica o di Enti religiosi. Assegnate a questi ultimi parte dei fondi a noi destinati dal Governo o dalla Comunità europea per l'acquisto di materiale edile e per il compenso a un tecnico supervisore e noi ristruttureremo gratuitamente i locali...”. Proposte che fino a questo momento sono cadute nel vuoto. Quel che è certo, è che entro fine anno verranno sgomberati altri quattro campi regolari: via Novara, via Idro, via Triboniano e via Bonfadini.

Benedetta Guerriero

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