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scritto da
Simone Bruno
La domenica stessa in cui ha vinto la prima tornata elettorale delle presidenziali, Juan Manuel Santos, espressione del potere uscente, arrivato a soli tre punti dalla vittoria al primo turno, ha parlato di un governo di unità nazionale, che incorpori tutti i partiti disposti a partecipare. Un discorso che in questi venti giorni si è convertito in una porta aperta per facilitare l'entrata dei conservatori, dei liberali e di qualche esponente di Cambio Radical.
I primi ad accettare l'invito sono stati i conservatori. Un processo naturale, per loro, essendo da sempre un partito uribista. A gestire la transazione, l'ex ministro Andrés Felipe Arias. Il lunedì dopo, si è unito con altri 50 parlamentari alla campagna santista.
Pochi giorni dopo è toccato ai liberali: quasi l'80 percento degli eletti sono saltati sulla barca del ‘quasi vincitore', l'ex ministro della Difesa, l'eclettico e ricco braccio destro dell'uscente Uribe. Che sicuramente cercherà di dare, però, un'impronta del tutto personale al suo governo. È certo che la prima meta sarà uscire dall'ombra del presidente amico, al quale certo si ispirerà ma che sicuramente vorrà superare, nel bene e nel male. O perlomeno tenterà di farlo.
Il candidato Rafael Pardo ha invece lasciato libertà di coscienza ai suoi elettori, e pur percependo la tendenza del suo partito, il Partito liberale, a trasformarsi in sostenitore di Santos, si è rifiutato precisando: "Non sarebbe coerente che un partito che da otto anni fa opposizione, ora sostenga un candidato il cui leit motiv è la continuità". Con Pardo si è schierata una parte del suo partito, fra cui Juan Manuel Galán, Piedad Córdoba e Cecilia López.
Gli ultimi ad abbracciare la proposta di Santos sono stati gli eletti di Cambio Radical, il partito del candidato Vargas lleras. La decisione non è stata facile, sia perché alcuni degli esponenti più vicini a Lleras si sono detti fin da subito contrari, sia perché, entrando in una squadra capeggiata da Santos, ne uscirebbe alquanto ridimensionato il ruolo del carismatico capo.
E i Verdi di Antanas Mockus? Soli soletti. Dopo giorni di negoziazione con il Polo del candidato Gustavo Petro, non è stato raggiunto nessun accordo. Hanno avuto la meglio coloro i quali vedevano di mal occhio un'alleanza con la sinistra. Si tratta di una posizione quasi rassegnata alla sconfitta e quindi più proiettata al futuro del partito più che al ballottaggio di domenica 20 giugno, e attaccata dunque anima e cuore al centro dello schieramento politico. Di qui il coro solitario e insistente di un Mockus che si appella solo e soltanto a un'alleanza cittadina, ossia un'alleanza con il popolo e non con i partiti, un'unione con quel popolo che non ha votato domenica 30 maggio, uno sperato sodalizio con gli astensionisti. Che poi sono la maggioranza degli aventi diritto al voto. Una missione impossibile, quindi.
Stando così le cose, infatti, è sempre più probabile che Juan Manuel Santos sarà non solo il nuovo presidente della Repubblica, ma anche colui che controllerà quasi tutto il parlamento, avendo dalla sua una coalizione molto più grande di quella che da sempre sostiene Álvaro Uribe, contando su circa 77 dei 102 deputati al Senato e con una percentuale addirittura superiore alla Camera.
Secondo gli analisti consultati da PeaceReporter, Santos non ha bisogno comunque di questa coalizione per vincere. Il candidato della U parla già come fosse il presidente eletto, dato c he la sua preoccupazione è assicurarsi la governabilità, non vincere. La vittoria la consiedera cosa fatta.
L'ultimo ad aver scelto di passare dalla parte di Santos è l'ex presidente liberale Cesar Gaviria, colui che guidò il paese dal 1990 al 1994. "Dopo aver riflettuto a lungo e facendo uso della libertà che ci ha regalato il capo del nostro partito, ho preso la decisione di votare per Juan Manuel Santos", ha annunciato in una lettera, precisando che spera che Santos "porrà fine alla cultura della scorciatoia e del fine giustifica i mezzi per abbracciare una forma di governo che fortifichi lo stato e le istituzioni (...) ispirandosi, chissà, al sentimento dell'onda verde a proposito della trasparenza, della lotta alla corruzione, della depurazione dei costumi politici e del rispetto del nostro ordinamento giuridico".
Parole che non hanno tardato a trovare immediata ed esplicita risposta per bocca di Uribe. Dopo averlo apertamente insultato su Twitter, ha alzato la cornetta e gli ha gridato di tutto, dal codardo, al miserabile, passando per il mascalzone. Al che, l'ex presidente gli ha risposto: "Guarda di portare a termine quel che resta del tuo governo, che è un vero schifo". E ha riattaccato.
Fra i due, è intervenuto Santos che ha dimostrato ancora una volta la sua bravura nel mediare, nell'inerpicarsi nelle situazione più ambigue. Ha, infatti, da una parte accettato Gaviria fra i suoi alleati, e dall'altro rigettato il suo giudizio sul governo Uribe. Un colpo al cerchio e uno alla botte, insomma. "Andiamo a costruite l'unità nazionale senza guardarsi indietro. Guardiamo indietro solo nel caso in cui si debba esprimere gratidudine o trovare delle virtà a cui ispirarsi". Un discorso da vero trasformista.
Ma gli analisti dell'autorevole sito colombiano di notizie politiche, Silla Vacía, non hanno dubbi: "Quello che è accaduto ieri è un anticipo, un estratto, della tensione permanente che ci sarà fra il nuovo presidente e il suo predecessore. (...) Più grande sar
à la coalizione di Santos, meno resterà ostaggio del Partito Conservatore, che sarà la trincera di Uribe per garantire che il suo làscito sia rispettato e che con Santos abbia veramente messo a segno una sua terza elezione. Per questo, i liberali sono fondamentali a Santos, perché con loro, la U e Cambio Radical già si hanno sufficienti voti per far passare i progetti al Congresso. E per neutralizzare le pressioni dei conservatori".
Personaggi molto vicini a Santos sono convinti che una volta eletto, Santos vorrà passare alla storia come il migliore presidente della Colombia e che l'umiltà sciorinata di fronte a Uribe per guadagnare queste elezioni utilizzando la sua popolarità sarà ben presto acqua passata. Una simulazione. Una strategia. Niente più.
Niente buone nuove all'orizzonte, dunque, se si pensa che addirittura il partito Verde pare tentato a entrare nella coalizione di Santos. Gli ex sindaci, Peñalosa e Fajardo, hanno dichiarato che non vogliono essere partito d'opposizione. Lo stesso Mockus ha confermato: "Peñalosa, e un po' meno Lucho, non vogliono essere rinchiusi nel ruolo limitato dell'opposizione". Con queste premesse in Colombia resterà solo il Polo fuori dalla nuova maggioranza.
In collaborazione con
Stella Spinelli