30/03/2004
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Dopo i colloqui con Tony Blair, la Libia rientra nel giro dei paesi che contano
Bene ci risiamo. Anzi dovremmo dire benissimo ci risiamo. Da un po’ di
giorni a questa parte si ritorna a parlare della Libia. Ma non più come
Paese che fa parte della coalizione del male. PeaceReporter aveva
immaginato che il 2004 potesse essere per il Paese del Colonnello
Muhammar Gheddafi un anno importante. E così sembra.
Poco tempo dopo i primi colloqui ufficiali e non, con le forze
occidentali, in testa (Gheddafi aveva ricevuto sia il premier italiano
Berlusconi sia il vice segretario di Stato Usa per il Medio Oriente
William Burns), anche il premier britannico Tony Blair ha fatto visita
al presidente libico nella sua tenda piantata in mezzo al deserto. La
mattina del 25 marzo scorso potrebbe essere ricordata come una data
storica.
Era infatti dal 1951, cioè dall’anno dell’indipendenza libica, che un
premier britannico non andava in visita nel Paese nordafricano. Blair e
Gheddafi hanno avuto moltissimi argomenti su cui discutere, temi di
interesse comune, come ad esempio la cooperazione militare ed
economica, l’embargo ferreo a cui era sottoposta la Libia, e la
sicurezza. Ma la discussione si è concentrata soprattutto sulla lotta
al terrorismo. "E’ un cambiamento straordinario, il mondo sta
cambiando", ha fatto sapere Blair dopo i colloqui, “Vogliamo dimostrare
con gli accordi di oggi che è possibile per i paesi arabi, insieme con
gli Usa e la Gran Bretagna, sconfiggere il terrorismo, sconfiggere
Al-Qaeda”.
Con la classica stretta di mano fra Muhammar Gheddafi e Blair, dunque,
la Libia si riconcilia con la comunità internazionale. L’iter,
lunghissimo, che riporta al centro della politica che conta il Pese
nordafricano, era iniziato con il risarcimento dei danni ai familiari
delle vittime del disastro aereo di Lockerbie ed era proseguito con la
rinuncia da parte di Gheddafi a tutti i progetti nucleari e alla
fabbricazione di armi di distruzione di massa. Ma adesso che la Libia
esce dal cono d’ombra degli “stati canaglia”, come ama definire i Paesi
non in linea con le idee statunitensi il presidente George Bush, si può
anche iniziare a discutere di eventuali accordi economici.
L’evidente segno della normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi ha
fatto sì che fosse possibile realizzare un accordo fra lo stato
maghrebino e una delle maggiori aziende al mondo che si occupa di
sistemi avanzati di sicurezza e di difesa soprattutto aerospaziale: la
Bae System. Non meno importante è l’accordo, da duecento milioni di
dollari, che vede la compagnia petrolifera anglo-olandese Dutch-Shell
stabilire una partnership con la National Oil Corporation, l’azienda
petrolifera nazionale libica.
Dunque la Libia è stata sdoganata da quel gruppo di Paesi nemici della
giustizia e della libertà ed entra a far parte in maniera indiscutibile
delle forze che combattono il terrorismo a fianco dei Paesi
occidentali. Gheddafi esprime fortemente l’intenzione di un paese arabo
a combattere Al Qaeda, il terrorismo internazionale, l’odio e la
violenza. “ Un gesto che dimostra come questo sia un nemico comune
anche per il mondo arabo” ha ribadito Tony Blair, augurandosi che
questo esempio possa essere seguito anche da altre nazioni del Medio
Oriente.
Alessandro Grandi