Scritto per noi da
Pietro Orsatti

Dopo anni di attesa e speranza nella politica di
Lula, è finita
una fase e se ne apre una nuova per l'Mst - l'organizzazione dei sem
terra e più grande movimento sociale del Brasile - e per tutti i
movimenti rurali brasiliani riuniti all’interno della Via Campesina.
Una nuova stagione di lotte senza più sconti per Lula e che culminerà,
a partire dal primo maggio, in una grande marcia da Goiania a Brasilia:
una manifestazione che durerà più di 15 giorni lungo i 300 chilometri
che dividono le due città del Goias e che coinvolgerà prevedibilmente
circa
dodicimila persone. Un’unica richiesta: la riforma agraria subito.
La delusione dei movimenti sociali. “La
necessità di fare pressione sul Governo Lula è diventata ancora più
evidente negli ultimi mesi. Prova di questo sono i casi di violenza,
come l'assassinio di Sorella Dorothy, i conflitti nello stato del
Pernambuco, il massacro nello stato di Minas Gerais, gli sgomberi
violenti avvenuti a São Paulo, nel Mato Grosso do Sul e in altri
stati, le carcerazioni di dirigenti contadini nello stato di Santa
Catarina – dichiara João Pedro Stedile, leader storico dello MST – Il
fatto più recente è il taglio nel bilancio del Ministero dello Sviluppo
Agrario, responsabile del processo di riforma. Il Ministero del
Bilancio ha annunciato un taglio di 2 miliardi di Real rispetto allo
stanziamento previsto che era di 3,7 miliardi. Questo significa che non
ci saranno le condizioni per insediare più di 40.000 famiglie, una
cifra molto inferiore alla meta che era di 115.000 secondo il Piano di
Riforma Agraria. Tutto questo per garantire il pagamento del
debito estero e interno e gli accordi con il Fondo Monetario
Internazionale”.
A due anni dalla vittoria di Lula, il Brasile sta vivendo una delle
fasi più difficili e complesse della sua storia recente. La coalizione
che guida il paese dopo le recenti elezioni amministrative dell'ottobre
2004 sta attraversando una grave crisi politica: sono stati persi dalla
sinistra grandi municipi come São Paulo e Porto Alegre e l'area più
vicina ai movimenti sociali sta prendendo rapidamente le distanze da
Lula. Un episodio avvenuto a dicembre ha in qualche modo simbolicamente
aperto questa crisi: Frei Betto, consigliere speciale del Presidente
della Repubblica e coordinatore della comunicazione sociale del
programma Fame Zero, ha presentato le sue dimissioni. Betto è una delle
figure di spicco della sinistra brasiliana: frate domenicano,
scrittore, incarcerato durante la dittatura militare per la sua
attività di oppositore al regime, teologo della liberazione e ideatore
delle politiche più avanzate del governo. Le sue dimissioni non sono
state una sorpresa per l'area dei movimenti sociali, di cui Betto è
diretta espressione. Le pressioni dei movimenti delusi dalla non
attuazione di riforme strutturali negli ultimi mesi si sono fatte sempre più
incalzanti. In particolare la richiesta dei movimenti rurali
dell'attuazione della riforma agraria, dell'assegnazione ai contadini e
ai sem terra dei latifondi improduttivi. “Vedo il governo come
un’automobile – dichiara con amarezza Betto – con il presidente al
volante che preme sull’acceleratore delle politiche sociali mentre i
ministri economici tirano il freno a mano. Uno dei grandi catalizzatori
di nuove politiche e nuove speranze è stato proprio il programma Fame
Zero, ma senza riforme strutturali, prima di tutto la riforma agraria,
il programma non può funzionare, non può passare da un primo intervento
di assistenza a un progetto più ampio di inclusione sociale”.
L'urgenza di una riforma. "In tutto il paese - racconta Valdir Misnerovicz membro del
coordinamento nazionale dell'Mst, uno dei leader emergenti
dell'organizzazione del sem terra - stiamo assistendo alla
trasformazione del latifondo tradizionale. Il latifondo improduttivo si
è trasformato in modello di transizione verso le grandi piantagioni di
monocolture dell'industria agroalimentare delle imprese nazionali
e multinazionali. Stiamo assistendo all'appropriazione di enormi
estensioni di terra da parte dell'industria destinate a
coltivazioni distruttive e devastanti per il territorio di soia e canna
da zucchero".
Questa trasformazione sta avvenendo soprattutto in questi ultimi anni.
Nella zona di Rubiataba in Goias, ad esempio, negli ultimi quattro anni
un'unica piantagione di canna da zucchero, una delle più inquinanti per
la necessità industriale dell'utilizzo di diserbanti chimici,
progressivamente ha acquisito decine di migliaia di ettari. Qui una
manciata di piccoli agricoltori, organizzata dal MPA in collaborazione
con la CPT, la Pastorale della Terra, stanno resistendo al dilagare di
queste piantagioni. Una resistenza disperata. L'uso intensivo di veleni
a poche decine di metri dai loro terreni ha avvelenato acqua e terreni:
piante sensibili come il fagiolo e il miglio non crescono e le poche
mucche di questi contadini non riescono più a riprodursi. In molti
hanno rinunciato, vendendo la loro terra all'industria della canna. Un
esempio di ciò che sta avvenendo in tutto il paese.

"Il 2005 per il Mst è l'anno della riforma agraria - continua
Misnerovicz - non è più possibile aspettare. Pensiamo che sia
importante attuare ora, subito, le riforme avviate da Lula".
Ancora più duro verso il governo e il PT, il partito fondato dal
governo Lula, Tomas Balduino, vescovo e presidente nazionale della Cpt,
la Pastorale della terra. "Senza riforme strutturali, senza la
riforma agraria, il governo non ha raggiunto i suoi obiettivi -
dichiara Balduino - La sensazione diffusa della base sociale in Brasile
oggi è che più di due anni fa Lula ha vinto le elezioni ma ha ceduto il
potere. Per una scelta di governabilità il presidente ha scelto di fare
un'alleanza con le forze macro-economiche. La Banca Centrale, il
Ministero dell'economia e quello dell'industria, il Ministero
dell'agricoltura sono in mano a forze conservatrici, banchieri,
industriali. Queste forze hanno ottenuto tutti i ministeri del potere
economico lasciando in cambio i piccoli ministeri senza poteri e denaro
che si occupano della Riforma agraria o di Fame Zero. E questa
decisione, questa alleanza, ha trasformato il PT in un partito di
governo, allontanandolo dalla sua storia e dalla sua base, dal
sindacato, dai movimenti. E contemporaneamente Lula si è trasformato in
un simbolo, lontano dal suo partito e irraggiungibile per il popolo. Il
PT si è livellato al centro con il suo avversario, il PSDB, un partito
di destra, delle élite. Citando Don Elder Camâra: durante la dittatura
c'erano due partiti fantoccio costruiti dai militari. Si diceva che la
differenza fra loro era quella che passava fra la Coca Cola e la Pepsi
Cola. Oggi siamo più o meno nella stessa situazione".