10/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Ricercati dalla polizia spagnola, erano a Montecitorio per volantinare le ragioni della loro innocenza. Prelevati dalla Digos. Di loro non si è saputo nulla per ore

Dopo più di sei mesi di latitanza e ricercati dalla Polizia spagnola, 3 giovani indipendentisti baschi sono stati arrestati dalla Digos poco dopo le 13 davanti alla sede del Governo, proprio mentre stava iniziando la Conferenza Stampa che aveva per protagonisti il premier iberico Josè Luis Rodriguez Zapatero e quello italiano Silvio Berlusconi. Dalle pochissime informazioni a disposizione i tre avrebbero cominciato a volantinare sotto la Galleria Alberto Sordi, proprio a pochi passi da Palazzo Chigi, e quando hanno tentato di esporre uno striscione sono stati arrestati e portati via dagli agenti della sezione politica della Polizia di Stato mentre qualche giornalista e qualche curioso si avvicinava per capire cosa stava accadendo.
Fino alle 20 nessuna informazione esatta è stata fornita dagli inquirenti sulle condizioni degli arrestati, sulle accuse loro rivolte e sul luogo di detenzione mentre per tutto il pomeriggio alcune associazioni basche per la difesa dei diritti umani e le omologhe associazioni italiane di giuristi e avvocati democratici erano mobilitate e anche alcune realtà politiche della capitale stanno riflettendo sull'opportunità di organizzare una assemblea pubblica su quanto accaduto. Secondo un comunicato emesso dalla Questura i tre ragazzi, dopo le identificazioni, sarebbero stati rinchiusi in uno dei due carceri romani, anche se non è dato sapere quale...

L'intenzione dei tre ragazzi - Fermin Martinez Lacunza, Artzai Santesteban Arizkuren e Zurine Gogenola Goitia - era di realizzare una sorta di improvvisata conferenza stampa in Piazza Montecitorio, approfittando dell'interesse suscitato dalla presenza del leader spagnolo Zapatero, per denunciare una condizione di persecuzione alla quale sono sottoposti i movimenti giovanili baschi di sinistra, per lo più posti fuori legge e colpiti in questi anni da numerose retate. Ma ad incontrare i numerosi giornalisti che li aspettavano davanti a Montecitorio i tre baschi non ci sono mai arrivati.

I tre erano riusciti a evitare l'arresto lo scorso 24 novembre, quando durante la notte centinaia di agenti dei vari corpi di sicurezza di Madrid avevano realizzato una delle più grandi retate di indipendentisti baschi degli ultimi decenni: in quella che molti media progressisti baschi hanno definito ‘notte dei lunghi coltelli' erano stati alla fine 34 i giovani arrestati nei loro domicili in varie località della geografia basca. Molti degli arrestati hanno denunciato intimidazioni nei loro confronti o dei loro familiari e amici, quando non direttamente quelle torture per le quali Madrid è stata più volte messa all'indice dalle istituzioni internazionali che si occupano di tutela dei diritti umani.

16 giovani erano invece riusciti a evitare la detenzione, e da quel momento contro tutti loro la magistratura europea ha spiccato un ‘euro-orden', un mandato d'arresto valido in tutti i paesi aderenti all'Unione. Già ieri, nella località basca di Senpere, la polizia francese aveva arrestato uno dei 16 scampati all'operazione del 24 novembre. Il giornalista Jon Telleria è stato prelevato intorno alle 11 del mattino nel suo domicilio della piccola località di Iparralde e arrestato. Stamattina, poi, è arrivata la notizia della sua messa in libertà condizionata su ordine del Tribunale di Pau, in attesa di una decisione definitiva. Telleria era uno degli speaker della radio vicina alla sinistra indipendentista basca "Info 7", e da mesi svolgeva una vita normale nonostante contro di lui pendesse l'ordine di arresto.

Anche i tre ragazzi arrestati oggi a Roma volevano realizzare un atto pubblico per denunciare la criminalizzazione che colpisce i movimenti giovanili baschi accusati di essere - è questa la tesi che ha contraddistinto negli ultimi anni tutte le retate e i successivi maxiprocessi - il vivaio dell'organizzazione armata ETA. Con la stessa accusa è stata messa fuori legge una organizzazione giovanile di massa come Segi, alla quale sono accusati di appartenere tutti gli arrestati di novembre e i tre di oggi. Hanno scritto Lacunza, Arizkuren e Gogenola nel comunicato inviato ai media: "(...) Nel Paese Basco le illegalizzazioni di partiti e organizzazioni politiche, le macro retate, la tortura sono all'ordine del giorno ed in questo contesto la gioventù indipendentista è nel mirino degli stati oppressori. Negli ultimi anni centinaia di giovani sono stati arrestati, torturati e incarcerati con la sola accusa di aderire a SEGI. Ma già in passato la Francia e la Spagna hanno usato le accuse più fantasiose e inverosimili per colpire la gioventù basca. (...) Riteniamo fondamentale, oltre alla nostra lotta, la collaborazione internazionale per esigere che Francia e Spagna mettano fine allo stato di oppressione di cui soffre il popolo basco. (...) Oltre a diffondere la nostra denuncia vogliamo raccogliere il numero maggiore di adesioni possibile ad un appello pubblicato sul sito www.basqueyouth.wordpress.com".

Già lo scorso 29 maggio centinaia di giovani baschi erano arrivati in pullman a Bruxelles, accompagnati da piccole delegazioni provenienti anche da altri paesi europei, Italia compresa, per manifestare davanti alle sede delle istituzioni comunitarie e investirle di quelle richieste che da anni contraddistinguono l'attività di forze sociali e politiche che, nonostante la criminalizzazione e la repressione, rimangono molto attive. Le stesse che i tre giovani avrebbero voluto riportare oggi ai giornalisti durante la conferenza stampa poi frustrata: la difesa del diritto dei giovani ad organizzarsi e partecipare alla vita politica senza essere repressi o minacciati; la fine alla tortura e all'impunità per i torturatori, l'avvio di un processo di pace giusto e realmente democratico.

Marco Santopadre*

 

*Radio Città Aperta di Roma

 

Categoria: Diritti
Luogo: Italia