Quali sono gli scopi della vostra organizzazione?
Negli ultimi dieci anni ci siamo battute perché si sapesse la verità su quanto
accaduto. Ciò significa sapere cos'è accaduto alle 10.000 persone di Srebrenica
scomparse, e catturare i criminali di guerra. Naturalmente la cattura dei criminali
o il ritrovamento dei corpi non ci possono compensare…
Avete mai ritrovato qualcuno degli scomparsi vivo?
Saremmo felici di poter ritrovare qualcuno in vita, ma questo non è mai accaduto.
Quante sono le persone sepolte nel memoriale di Potocari, presso Srebrenica?
Sino ad ora vi sono 1.400 persone identificate e sepolte presso il memoriale
di Potocari. Ci è costato sei anni di dura lotta ottenere un posto dove seppellire
i nostri cari. I "Cetnici", i Serbi, pensavano che un piede bosgnacco non avrebbe
mai più calcato quella terra. Ovviamente quando ci hanno mandato via gli era stato
detto che le nostre case sarebbero divenute loro! Che tutto ciò che abbiamo lasciato
quando siamo dovuti andar via sarebbe stato loro! Abbiamo veramente faticato per
ottenere questo pezzo di terra, il memoriale, per la sepoltura delle persone identificate.
Quanti sono i ritornanti a Srebrenica?
Oggi i ritornanti, nell'area di Srebrenica, sono circa 3.500 persone. Prima ve
ne vivevano 37.000.
Perché la gente non ritorna?
Ci sono molte ragioni. I fondi donati per la ricostruzione delle case sono diminuiti
drasticamente. E poi le persone alle quali hanno costruito una casa non possono
vivere mangiandosi i muri… Hanno bisogno di un lavoro, una scuola per i bambini.
Ci sono anche sopravvissuti che non vogliono riportare nello stesso luogo i loro
bambini, obbligati poi a seguire programmi scolastici definiti dalle autorità
della Republika Srpska, dove Karadzic è un eroe nazionale e Mladic anche.
Come si può affrontare il problema della disoccupazione?

La nostra organizzazione ha comperato uno stabile per promuovere un progetto
[un pastificio, ndr] che possa permettere almeno a una decina di famiglie di lavorare
e sopravvivere. La maggior parte delle famiglie sono costituite esclusivamente
da donne e bambini, tutte lasciate senza un uomo. E qui in Bosnia era usanza che
l'uomo si occupasse del mantenimento del nucleo familiare. Ora abbiamo contattato
delle organizzazioni italiane che mi auguro ci aiutino nel far partire questo
progetto. A questo scopo sono stata anche in Italia, attraverso un'associazione
di Tuzla che si chiama "Tuzlanska Amica", diretta da una nostra amica, Irfanka
[Pasagic, ndr]. La cosa più importante è che la gente possa vivere del proprio
lavoro. Qui è difficile. I Serbi danno lavoro solo ai Serbi ed imprenditori bosgnacchi
non hanno aperto nessuna impresa qui. Sono i Serbi invece che stanno acquistando
tutte le aziende.
Qual è il rapporto tra chi ritorna e le persone che risiedono attualmente a Srebrenica?
E' difficile per me dirlo, è una questione di statistiche… Sino a qualche anno
fa vi erano molti Serbi originari di Sarajevo e Zenica che vivevano nelle nostre
case. Ora però la maggior parte se ne è andata. In casa mia viveva un uomo di
Sarajevo, ma quando sono tornata se ne è andato. Naturalmente vivere assieme ai
Serbi è il nostro destino. Abbiamo vissuto assieme per secoli. Ma personalmente
non posso avere alcun rapporto con persone che so coinvolte in crimini di guerra.
Li vedo, li incontro. Ad esempio il mio vicino. Spesso gli ricordo che era a Potocari,
e che divideva gli uomini dalle donne. Quelli che si è portato via non sono mai
tornati. Prima della guerra era un poliziotto, adesso è in pensione. Prima della
guerra viveva in una casa di una sola stanza, ma adesso ha una casa a Belgrado.
Si chiama M. G., gente come lui si è arricchita con la guerra…
Qual è il vostro giudizio sul Tribunale dell'Aja, e cosa pensate del Tribunale
per i crimini di guerra recentemente inaugurato in Bosnia Erzegovina?
L'Aja avrebbe dovuto almeno catturare i pesci grossi, ma non ha fatto neppure
quello! No, non siamo certo soddisfatte dei risultati ottenuti sino ad ora dall'Aja,
e abbiamo reagito molto negativamente alle sentenze sin qui pronunciate. Ma se
non ci si è riusciti in Olanda pensate che ci si possa riuscire qui, in Bosnia
Erzegovina? In realtà la Corte bosniaca è stata inaugurata da troppo poco perché
si possa dare una valutazione, ma speriamo che siano in grado di lavorare in modo
indipendente senza il coinvolgimento della politica.
Come avete giudicato la sentenza Krstic, il comandante dell'esercito serbo bosniaco
condannato per genocidio per i fatti di Srebrenica?
Sono rimasta molto delusa dalla sentenza. Delusa perché ha preso pochi anni,
soddisfatta invece per il fatto che è stato condannato per genocidio. E' stato
importante perché adesso nessuno può dire che non si è trattato di un genocidio.
Rispetto a chi invece ha patteggiato con il Tribunale, come Obrenovic?
Su Obrenovic abbiamo reagito subito. Ho chiesto alla Del Ponte se il patteggiamento
avrebbe significato che avrebbe preso gli stessi anni di Biljana Plavsic, condannata
ad una pena di 11 anni… Sapete come mi ha risposto? Che noi famiglie non dobbiamo
occuparci dell'entità delle pene inflitte ma dovremmo accontentarci di identificare
i corpi dei nostri cari, e seppellirli. Al lavoro del Tribunale purtroppo si è
mescolata troppe volte la politica.