dal nostro inviato
Alessandro Grandi
Nel 1577 i frati francescani arrivarono in Messico per evangelizzare le popolazioni
indigene. Oggi, 2005, quasi 500 anni dopo, una nuova religione si sta
affacciando
in Chiapas, regione del sud del Messico: l'Islam.
A San Cristóbal de las Casas esiste una piccolissima comunità musulmana. Non
si sa bene quanti siano. Di certo si sa che il 90 per cento di loro è tzotziles.
Lavorano regolarmente e diffondono il loro credo nell'ombra, fra mille problemi.
Si finanziano tramite una pizzeria-panetteria e una falegnameria, anche
se molti sostengono che esistano finanziamenti provenienti dall'estero, soprattutto
dall'Arabia Saudita, dove i Wahabiti sarebbero disposti a sborsare moltissimi
quattrini.
Anche per pagare ai fedeli il viaggio alla Mecca.
I luoghi. I musulmani chiapanechi di San Cristóbal non hanno una vera e propria moschea
dove ritrovarsi per praticare la loro religione. Hanno dovuto adattare quella
che un tempo era una tienda (un negozio), dove si ritrovano per pregare e per
seguire i dettami di Maometto. "Siamo discriminati" dicono, anche se farli parlare
è molto difficile. "I quotidiani di qui ci attaccano non appena ne hanno la possibilità".
Poligamia.
Curiosamente, il proselitismo islamico, si è rivolto soprattutto agli
indios tzotziles. Perchè una cosa che accomuna l'Islam a questo popolo è la
poligamia, mentre cattolici e protestanti la proibiscono.
In questo modo invece gli indio tzotziles sentono rispettati i propri costumi
e
si sentono parte integrante di una comunità. La religione musulmana li
unisce e dona loro forza interiore e di gruppo. Non è difficile
riconoscerli. Le donne, ad esempio, vestono nel modo tradizionale
indigeno, ma indossano un velo per coprire i capelli, come nella cultura islamica.
"La comunità islamica si sente sempre sotto schiaffo, sotto accusa", dice Gianni
Proiettis, professore di religione all'università di scienze sociali di San Cristóbal
de las Casas. "Non ispirano molta simpatia, soprattutto alle altre confessioni
(ma anche alle autorità). Il fenomeno di maggiore importanza però è stata la conversione
dal cattolicesimo tradizionale al protestantesimo, e il fenomeno sta proseguendo
da una trentina di anni.
Nemmeno il cattolicesimo è quello tradizionale. E' più un sincretismo.
Se vai a fare un giro nelle chiese te ne puoi accorgere facilmente. I preti, in
questi templi, non ci sono" continua Proiettis, "arrivano solo una volta ogni
365 giorni, durante la festa di San Giovanni, e devono battezzare tutti i bambini
nati durante l'anno. Poi però non eseguono altri sacramenti di tipo cattolico.
Nelle chiese ci sono le statue dei santi e i fedeli fanno preghiere tradizionali
ad alta voce, bevono posh (una bevanda molto alcolica tipica della zona) e si
ubriacano. La cosa impressionante è che fanno anche dei riti magici con sacrificio
di animali, come ad esempio i polli, una specie di wudu. Cose che non hanno niente
a che vedere con la religione ufficiale."
Il Protestantesimo in Chiapas. "Il protestantesimo ha cambiato gli usi e i costumi delle popolazioni indigene,
ha cambiato letteralmente la loro vita" racconta il professor Proiettis. "Prima
di tutto ha proibito l'uso degli alcolici, mentre il cattolicesimo
locale ne incentivava il consumo, soprattutto a scopo rituale. Inoltre il protestantesimo
ha introdotto l'etica del lavoro, del risparmio. "Quelli che si convertono vanno
a stare
meglio" dice, "ma non sono tutte rose e fiori. Una volta convertiti, le comunità
non li accettano più e li espellono". E le scuse sono banali: "Siccome avete cambiato
religione qui non ci potete stare" dicono, e siccome le terre non sono personali
ma comunitarie, tolgono loro il diritto alla terra e li mandano via. E il problema
diventa enorme.
Le chiese evangeliche protestanti li accolgono e danno loro dei posti dove andare,
forniscono anche degli appezzamenti di terra da coltivare. Che però, nella
maggioranza dei casi, sono terre praticamente incoltivabili. Nei dintorni di San Cristóbal si sono formati addirittura nuovi quartieri.
La maggioranza degli indigeni che si vedono per le strade della città, quelli
che vendono braccialetti, puliscono le scarpe, sono tutti espulsi dalle loro comunità
di origine. Perchè hanno cambiato religione.