22/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La religione unisce, e allo stesso tempo divide, membri delle medesime comunità
dal nostro inviato
Alessandro Grandi
 
Una chiesa cattolica (foto a. grandi)Nel 1577 i frati francescani arrivarono in Messico  per evangelizzare le popolazioni indigene. Oggi, 2005, quasi 500 anni dopo, una nuova religione si sta affacciando in Chiapas, regione del sud del Messico: l'Islam.
A
San Cristóbal de las Casas esiste una piccolissima comunità musulmana. Non si sa bene quanti siano. Di certo si sa che il 90 per cento di loro è tzotziles. Lavorano regolarmente e diffondono il loro credo nell'ombra, fra mille problemi. Si finanziano tramite una pizzeria-panetteria e una falegnameria, anche se molti sostengono che esistano finanziamenti provenienti dall'estero, soprattutto dall'Arabia Saudita, dove i Wahabiti sarebbero disposti a sborsare moltissimi quattrini. Anche per pagare ai fedeli il viaggio alla Mecca.

I luoghi. I musulmani chiapanechi di
San Cristóbal non hanno una vera e propria moschea dove ritrovarsi per praticare la loro religione. Hanno dovuto adattare quella che un tempo era una tienda (un negozio), dove si ritrovano per pregare e per seguire i dettami di Maometto. "Siamo discriminati" dicono, anche se farli parlare è molto difficile. "I quotidiani di qui ci attaccano non appena ne hanno la possibilità".

La cattedrale di San Cristobal (foto a. grandi) Poligamia. Curiosamente, il proselitismo islamico, si è rivolto soprattutto agli indios tzotziles. Perchè una cosa che accomuna l'Islam a questo popolo è la poligamia, mentre cattolici e protestanti la proibiscono. In questo modo invece gli indio tzotziles sentono rispettati i propri costumi e si sentono parte integrante di una comunità. La religione musulmana li unisce e dona loro forza interiore e di gruppo. Non è difficile riconoscerli. Le donne, ad esempio, vestono nel modo tradizionale indigeno, ma indossano un velo per coprire i capelli, come nella cultura islamica.
 
"La comunità islamica si sente sempre sotto schiaffo, sotto accusa", dice Gianni Proiettis, professore di religione all'università di scienze sociali di San Cristóbal de las Casas. "Non ispirano molta simpatia, soprattutto alle altre confessioni (ma anche alle autorità). Il fenomeno di maggiore importanza però è stata la conversione dal cattolicesimo tradizionale al protestantesimo, e il fenomeno sta proseguendo da una trentina di anni.
 
Sfollati religiosi (foto a. grandi)Nemmeno il cattolicesimo è quello tradizionale. E' più un sincretismo. Se vai a fare un giro nelle chiese te ne puoi accorgere facilmente. I preti, in questi templi, non ci sono" continua Proiettis, "arrivano solo una volta ogni 365 giorni, durante la festa di San Giovanni, e devono battezzare tutti i bambini nati durante l'anno. Poi però non eseguono altri sacramenti di tipo cattolico. Nelle chiese ci sono le statue dei santi e i fedeli fanno preghiere tradizionali ad alta voce, bevono posh (una bevanda molto alcolica tipica della zona) e si ubriacano. La cosa impressionante è che fanno anche dei riti magici con sacrificio di animali, come ad esempio i polli, una specie di wudu. Cose che non hanno niente a che vedere con la religione ufficiale."

Sfollati religiosi (foto a. grandi) Il Protestantesimo in Chiapas. "Il protestantesimo ha cambiato gli usi e i costumi delle popolazioni indigene, ha cambiato letteralmente la loro vita" racconta il professor Proiettis. "Prima di tutto ha proibito l'uso degli alcolici, mentre il cattolicesimo locale ne incentivava il consumo, soprattutto a scopo rituale. Inoltre il protestantesimo ha introdotto l'etica del lavoro, del risparmio. "Quelli che si convertono vanno a stare meglio" dice, "ma non sono tutte rose e fiori. Una volta convertiti, le comunità non li accettano più e li espellono". E le scuse sono banali: "Siccome avete cambiato religione qui non ci potete stare" dicono, e siccome le terre non sono personali ma comunitarie, tolgono loro il diritto alla terra e li mandano via. E il problema diventa enorme.
 
Le chiese evangeliche protestanti li accolgono e danno loro dei posti dove andare, forniscono anche degli appezzamenti di terra da coltivare. Che però, nella maggioranza dei casi, sono terre praticamente incoltivabili. Nei dintorni di San Cristóbal si sono formati addirittura nuovi quartieri.
La maggioranza degli indigeni che si vedono per le strade della città, quelli che vendono braccialetti, puliscono le scarpe, sono tutti espulsi dalle loro comunità di origine. Perchè hanno cambiato religione.
Categoria: Popoli, Religione
Luogo: Messico