Il governo del Marocco lancia un programma radiofonico religioso, per diffondere una visione tollerante dell’Islam

“Questo programma radiofonico vuole riflettere l’orientamento del Marocco in
campo religioso. Vuole riflettere l’autentica vocazione dell’Islam marocchino,
i suoi autentici valori e la sua ritualità. I contenuti della trasmissione saranno
incentrati attorno al messaggio di tolleranza e di apertura per il mondo che è
quello autentico che insegnano il Corano e la
Sunna (la raccolta dei detti del Profeta)”.
Con questo comunicato stampa è stato presentato il 16 ottobre 2004 a Rabat un
nuovo progetto editoriale radiofonico in Marocco. Un programma che si propone
di diffondere con la radio, il mezzo di comunicazione di massa più diffuso del
Maghreb in particolare e dell’Africa in generale, un’interpretazione del Corano
fedele alle sue origini storiche. Appunto quella di rispetto e tolleranza delle
altre confessioni religiose.
Una bella notizia che arriva in un momento molto delicato per l'immagine dei musulmani nel
mondo. Un modo per dimostrare che la vera anima dell'Islam è tollerante. Una bella
notizia, anche se arriva da un Paese che non fa del rispetto dei diritti umani
il suo fiore all'occhiello, un Paese che occupa militarmente il Sahara Occidentale
da più di trenta anni e dove la libertà di stampa resta un'utopia.
Il progetto nasce da una collaborazione tra il ministero delle Sovvenzioni e
degli Affari Islamici e la RTM, la radio di stato marocchina. Il progetto è stato finanziato da Mohammed VI
in persona. Il re del Marocco, in onore del quale il programma radiofonico è stato
battezzato ‘Mohammed VI Koran Radio’, per il suo popolo non è solamente un monarca, ma è anche e soprattutto una
guida religiosa.
La monarchia marocchina ha infatti, per tradizione, discendenza divina. Il re
è anche il capo dei credenti. La famiglia reale viene considerata discendente
diretta del Profeto Mohammed e il re è dotato di baraka, cioè un’autorità che non deriva dal suo ruolo istituzionale, ma dalla tradizione
religiosa. Il rito unico adottato dal Marocco da sempre (unico Paese arabo non
conquistato dagli ottomani) è quello dell’ Imam Malik Ibn Anas, che predica un Islam tollerante e moderato.

Il programma radiofonico trasmetterà per 10 ore al giorno cominciando con il
mese sacro del
Ramadan che quest’anno è cominciato il 15 ottobre 2004. I contenuti saranno concordati
da una commissione nominata ad hoc e composta da elementi della radio RTM e da
elementi del ministero degli Affari islamici e le trasmissioni, per raggiungere
il maggior numero di ascoltatori, saranno trasmessi in arabo, francese e
tamazigh, la lingua della minoranza berbera del Paese.
Mohammed VI teneva particolarmente a questo progetto dopo che il Paese, storicamente
lontano dai problemi del fondamentalismo religioso che affliggono la vicina Algeria,
si è svegliato sconvolto il 16 maggio 2003. Cinque attentati contemporanei a Casablanca
uccidono 43 persone. Fino a quel giorno il Marocco non aveva mai conosciuto violenze
a sfondo religioso.
Un primo campanello di allarme era suonato nel settembre del 2002, quando alle
elezioni legislative era stato registrato un netto incremento del Partito della giustizia e dello sviluppo (PJD), formazione islamista radicale. Con un gioco politico sottile, il PJD
è stato tenuto lontano dal governo, ma le bombe di Casablanca hanno sottolineato
come un problema di deriva fondamentalista esista anche in Marocco.
Quando nel luglio del 2002 Mohammed VI è successo al padre Hassan II dopo quasi
quaranta anni di regno, il marocco aveva vissuto una sorta di luna di miele con
il giovane monarca. Promesse di riforme radicali nel rispetto dell’identità islamica
avevano illuso il Paese di vivere una favola. Clima idilliaco sostenuto anche
dal matrimonio del re con una ragazza del popolo nel luglio del 2002. Invece una
dura realtà fatta di disoccupazione e povertà, con migliaia di giovani marocchini
che abbandonano il Paese in cerca di fortuna in Europa, ha riportato i marocchini
con i piedi per terra.

Proprio i temi della disperazione sociale sono quelli cavalcati dagli estremisti
religiosi e, non a caso, i 15 attentatori suicidi del 16 maggio 2003 provenivano
tutti dalle zone più povere del Marocco.
Gli attentati hanno causato una svolta autoritaria del governo di Mohammed VI
in politica interna e un totale avvicinamento alle posizioni statunitensi in politica
estera.
La monarchia marocchina s’impegna a farsi portavoce dell’Islam moderato e tollerante,
anche in vista del trattato di ‘associazione’ con l’Unione Europea, che rappresenta
la massima prospettiva economica a breve termine della monarchia marocchina.
In questo senso il lancio del programma radiofonico a tema religioso assume anche
una forte colorazione politica. Permette al re d’incassare un successo come paladino
della lotta la terrorismo di ritardare le richieste che la comunità internazionale
chiede a Mohammed VI: il rispetto dei diritti umani e civili e, soprattutto, la
fine dell’occupazione del Sahara Occidentale.
Al di là dei significati politici più o meno evidenti, resta il buono di un’iniziativa
di cui, mai come adesso, si avverte la necessità. Il re del Marocco è custode
di una tradizione millenaria di un Islam tollerante e aperto e consola sapere
che le radio porteranno nelle case un messaggio di pace che alcuni spingono per
dimenticare.