07/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Rischiano al massimo due anni di reclusione. "Troppo poco e troppo tardi" secondo chi ha lavorato per ottenere giustizia

Un tribunale distrettuale di Bhopal, in India, ha condannato otto persone ritenendole colpevoli della tragedia avvenuta oltre 25 anni fa, in una fabbrica della Union Carbide. Gli imputati, tutti indiani, rischiano una pena massima di due anni. "Troppo poco e troppo tardi", per gli attivisti che hanno lavorato per ottenere giustizia.

Nella notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984, un contenitore della fabbrica di insetticidi della compagnia statunitense Union Carbide si trasformò, per una reazione chimica, in un letale strumento di morte. Almeno 15.000 abitanti di Bhopal morirono nei primi giorni che seguirono la tragedia. Gli effetti del gas hanno continuato ad affliggere la popolazione: si calcola che siano 20.000 in tutto le vittime. 500.000 persone hanno poi sofferto di patologie di differente gravità per le conseguenze dell'inquinamento di terra, aria e acqua.

L'allora presidente della Union Carbide Corporation, lo statunitense Warren Anderson, pur considerato il principale responsabile della tragedia, non è menzionato nella sentenza. Arrestato nel 1984 e rilasciato dietro cauzione da un tribunale dello Stato del Madhya Pradesh, Anderson, oggi 81enne, si trova in stato di latitanza e non è stato possibile processarlo. Il 31 luglio 2009 la magistratura indiana aveva emesso un mandato di arresto nei suoi confronti, fino ad oggi però non è stato eseguito dalla polizia.

Parole chiave: Union Carbide, Bhopal, Warren Anderson
Categoria: Diritti, Salute, Ambiente
Luogo: India