E' la Giornata degli Indios in Brasile, ma il governo Lula li ha delusi e sono pronti a marciare

Oggi in Brasile è il “Giorno dell’indio”, ma purtroppo gli indigeni hanno davvero
poco da celebrare. Anzi, delusi per le tante promesse non mantenute dal governo
Lula, si preparano a invadere pacificamente l’Esplanade di San Paolo, dal 24 aprile
al 3 maggio prossimi.
Un triste record. “Il numero di territori dichiarati aree indigene sotto il governo Lula è il
più basso mai registrato dopo la fine del regime militare”. Questo il triste record
denunciato dal Forum per la difesa dei diritti indigeni (Fddi), un’organizzazione
formata da sette associazioni indigene e pro-indigene tra cui l’Istituto Socio
Ambientale.
Siamo di fronte a una vera e propria emergenza. Gli indigeni in Brasile sono
430mila e la metà attende ancora di veder ufficialmente riconosciute le proprie
terre. Il programma speciale e urgente annunciato dal presidente operaio nella
sua campagna elettorale è rimasto lettera morta e alle comunità native non resta
che mettersi in marcia per far valere i propri diritti.
Una questione di vita o di morte. E non si tratta solo di una questione di principio, bensì di una lotta per
la sopravvivenza. L’omologazione della terra significa il riconoscimento ufficiale
della proprietà, significa territori recintati e protetti da malintenzionati pronti
a tutto, vuol dire poter finalmente vivere sicuri in casa propria senza temere
l’incursione di un colono qualunque armato di fucili e di fasulli documenti di
esproprio, ottenuti chissà come.
E’ norma, infatti, che gli indigeni - in quei territori dalla notte dei tempi
- debbano sottostare alla prepotenza di fazendeiros senza scrupoli che invadono terre vergini appellandosi a improbabili diritti
di proprietà attestati da certificati comprati sborsando ingenti somme alla burocrazia
corrotta. E’ una consuetudine che esiste da decenni ormai e che per gli indios
si traduce in violenza e fame. I latifondisti, infatti, stanno lentamente sottraendo
aree indispensabili alla loro sopravvivenza. Molti bambini soffrono di malnutrizione
e i morti per fame stanno crescendo. La tensione sale e la situazione precipita.
La depressione è ormai diffusa. La speranza sta tramontando.
Drammi che gli indios speravano di superare con l’ascesa al potere di Lula. Ma
niente è cambiato.
Alcuni esempi per tutti. Survival International, un’organizzazione mondiale che sostiene i popoli tribali,
ha denunciato come ventidue bambini Guranì-Kaiowá siano morti di fame negli ultimi
mesi, e come questa cifra sia molto probabilmente inferiore al numero reale. Non
solo. Questo popolo è ormai affetto da uno dei più alti tassi di suicidi al mondo
e vede coinvolti perlopiù i giovani.
Eppure con Lula le cose dovevano iniziare a cambiare. Il suo governo aveva persino
promesso che sarebbe finita l’impunità per coloro che commettono crimini contro
i popoli indigeni. Ma le scelleratezze dei pistoleros armati dai fazendeiros continuano.
E l’impunità regna ancora sovrana.
Nessuno ha pronunciato nemmeno una sentenza di condanna contro questa barbara
procedura, che calpesta ogni diritto.
Nel solo gennaio 2003 sono stati uccisi tre Makuxi. Le loro famiglie stanno ancora
aspettando giustizia.
“Non siamo un popolo libero – ha denunciato Leia Equini, leader Guranì-Kaiowá
– e questo perché non abbiamo la terra. Averla significa essere liberi e essere
felici. Numerose comunità si sono incontrate recentemente per discutere il problema
e hanno diffuso un appello straziante intitolato La morte dei nostri figli. Morire di fame sulla nostra terra, chiedendo la restituzione di alcuni loro territori. Non ci resta che sperare”
e marciare, chiedendo ad alta voce il rispetto dei diritti ancestrali.
Un dovere. “Per gli indiani del Brasile – ha dichiarato il direttore di Survival, Stephen
Corry - il governo Lula è stato una grande delusione. Il Brasile ha ratificato
la Convenzione Oil 169 sui diritti dei popoli indigeni e un governo di un Paese
che oggi ambisce a rivestire un ruolo di maggior rilievo nello scenario mondiale
deve necessariamente adempiere ai suoi impegni internazionali e riconoscere pienamente
i diritti territoriali degli indigeni”.
Per non dimenticare. E mentre Survival inoltra
un rapporto alle Nazioni Unite sulla situazione degli indigeni del Brasile, chiedendo un
immediato intervento di pressione sul governo, il Paese celebra la giornata dell’Indio.
Certamente non ci sarà un bel nulla da festeggiare, niente da acclamare. Chissà
se almeno servirà a far riflettere.