20/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



E' la Giornata degli Indios in Brasile, ma il governo Lula li ha delusi e sono pronti a marciare
MakuxiOggi in Brasile è il “Giorno dell’indio”, ma purtroppo gli indigeni hanno davvero poco da celebrare. Anzi, delusi per le tante promesse non mantenute dal governo Lula, si preparano a invadere pacificamente l’Esplanade di San Paolo, dal 24 aprile al 3 maggio prossimi.
 
Un triste record. “Il numero di territori dichiarati aree indigene sotto il governo Lula è il più basso mai registrato dopo la fine del regime militare”. Questo il triste record denunciato dal Forum per la difesa dei diritti indigeni (Fddi), un’organizzazione formata da sette associazioni indigene e pro-indigene tra cui l’Istituto Socio Ambientale.
Siamo di fronte a una vera e propria emergenza. Gli indigeni in Brasile sono 430mila e la metà attende ancora di veder ufficialmente riconosciute le proprie terre. Il programma speciale e urgente annunciato dal presidente operaio nella sua campagna elettorale è rimasto lettera morta e alle comunità native non resta che mettersi in marcia per far valere i propri diritti.
 
Una questione di vita o di morte. E non si tratta solo di una questione di principio, bensì di una lotta per la sopravvivenza. L’omologazione della terra significa il riconoscimento ufficiale della proprietà, significa territori recintati e protetti da malintenzionati pronti a tutto, vuol dire poter finalmente vivere sicuri in casa propria senza temere l’incursione di un colono qualunque armato di fucili e di fasulli documenti di esproprio, ottenuti chissà come.
E’ norma, infatti, che gli indigeni - in quei territori dalla notte dei tempi - debbano sottostare alla prepotenza di fazendeiros senza scrupoli che invadono terre vergini appellandosi a improbabili diritti di proprietà attestati da certificati comprati sborsando ingenti somme alla burocrazia corrotta. E’ una consuetudine che esiste da decenni ormai e che per gli indios si traduce in violenza e fame. I latifondisti, infatti, stanno lentamente sottraendo aree indispensabili alla loro sopravvivenza. Molti bambini soffrono di malnutrizione e i morti per fame stanno crescendo. La tensione sale e la situazione precipita. La depressione è ormai diffusa. La speranza sta tramontando.
Drammi che gli indios speravano di superare con l’ascesa al potere di Lula. Ma niente è cambiato.
 
Guarani-KaiowaAlcuni esempi per tutti. Survival International, un’organizzazione mondiale che sostiene i popoli tribali, ha denunciato come ventidue bambini Guranì-Kaiowá siano morti di fame negli ultimi mesi, e come questa cifra sia molto probabilmente inferiore al numero reale. Non solo. Questo popolo è ormai affetto da uno dei più alti tassi di suicidi al mondo e vede coinvolti perlopiù i giovani.
Eppure con Lula le cose dovevano iniziare a cambiare. Il suo governo aveva persino promesso che sarebbe finita l’impunità per coloro che commettono crimini contro i popoli indigeni. Ma le scelleratezze dei pistoleros armati dai fazendeiros continuano. E l’impunità regna ancora sovrana.
Nessuno ha pronunciato nemmeno una sentenza di condanna contro questa barbara procedura, che calpesta ogni diritto.
Nel solo gennaio 2003 sono stati uccisi tre Makuxi. Le loro famiglie stanno ancora aspettando giustizia.
“Non siamo un popolo libero – ha denunciato Leia Equini, leader Guranì-Kaiowá – e questo perché non abbiamo la terra. Averla significa essere liberi e essere felici. Numerose comunità si sono incontrate recentemente per discutere il problema e hanno diffuso un appello straziante intitolato La morte dei nostri figli. Morire di fame sulla nostra terra, chiedendo la restituzione di alcuni loro territori. Non ci resta che sperare” e marciare, chiedendo ad alta voce il rispetto dei diritti ancestrali.
 
Un dovere. “Per gli indiani del Brasile – ha dichiarato il direttore di Survival, Stephen Corry - il governo Lula è stato una grande delusione. Il Brasile ha ratificato la Convenzione Oil 169 sui diritti dei popoli indigeni e un governo di un Paese che oggi ambisce a rivestire un ruolo di maggior rilievo nello scenario mondiale deve necessariamente adempiere ai suoi impegni internazionali e riconoscere pienamente i diritti territoriali degli indigeni”.
 
Per non dimenticare. E mentre Survival inoltra un rapporto alle Nazioni Unite sulla situazione degli indigeni del Brasile, chiedendo un immediato intervento di pressione sul governo, il Paese celebra la giornata dell’Indio. Certamente non ci sarà un bel nulla da festeggiare, niente da acclamare. Chissà se almeno servirà a far riflettere.

Stella Spinelli

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