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“Due persone si stanno avvicinando alla base, tenente, vedo i puntini sul monitor.
Li faccio saltare?”. Il pulsante è premuto e bum!, qualche chilometro più in là
una mina esplode e le sue schegge non lasciano scampo a chiunque si trovi nel
raggio di poche decine di metri. Fantascienza? Ancora per poco. Da giugno una
brigata dell’esercito statunitense di stanza a Mosul, nel nord dell’Iraq, sarà
la prima a poter controllare un campo minato a distanza, con un computer portatile
e una scheda wireless, senza fili. Ma le conseguenze delle mine “intelligenti” sono poco chiare, e
la loro introduzione ha già provocato le proteste delle organizzazioni per i diritti
umani.
Come funziona. Il nuovo sistema, denominato Matrix, è stato sperimentato con successo lo scorso
settembre ed è stato pensato per essere impiegato in zone a rischio di attacco,
come i posti di blocco o le basi militari. Gli ordigni fatti esplodere saranno
principalmente mine Claymore, vietate dal Trattato per la messa al bando delle
mine antiuomo del 1997, ratificato da 152 Paesi ma non dagli Stati Uniti. Usate
fin dai tempi del Vietnam, le Claymore sono capaci di spargere pallini di acciaio
fino a 50 metri di distanza e lungo un angolo di 60 gradi: bombe. Per il tipo
usato nel sistema Matrix, però, i test effettuati dal Pentagono hanno rivelato
che queste mine possono essere letali per chi si trova anche a 300 metri di distanza.
In alternativa alle Claymore, chi starà dietro allo schermo potrà scegliere di
impallinare i nemici in avvicinamento con un altro tipo di mine non-letali, che
spargono pallini di gomma. In tutto, la Stryker Brigade di Mosul disporrà all’inizio di 25 set di ordigni.
I dubbi sulla sicurezza. I gruppi che si sono battuti per la messa al bando delle mine si sono già attivati
contro Matrix. Alcune organizzazioni statunitensi hanno chiesto ai loro sostenitori
di scrivere per protesta al segretario alla Difesa di Washington, Donald Rumsfeld.
Si teme in particolare l’effetto su civili innocenti, ma anche il potenziale distruttivo
consegnato in mano a chi potrebbe essere troppo inesperto e fragile per non abusarne.
Per Mark Hiznay dell’organizzazione Human Rights Watch (Hrw), il sistema Matrix darà troppe responsabilità “a soldati 19enni messi in condizione
di premere un pulsante appena un puntino luminoso lampeggia sullo schermo”. “Un
punto lontano sul monitor non è esattamente un metodo sicuro per sapere se stai
per uccidere un guerrigliero o un civile”, incalza Steve Goose, direttore esecutivo
della sezione armi di Hrw. Il maggiore Joe Hitt, supervisore del progetto Matrix,
la pensa diversamente. “Il sistema è facile da usare e un soldato avrà bisogno
di un addestramento minimo per saperlo usare in sicurezza”, ha dichiarato. Alessandro Ursic