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Non è servito all’ex capitano di vascello della Marina argentina Adolfo Scilingo
ritrattare la sua confessione dichiarando di essersi inventato tutto. L’Alta Corte
di Madrid, la ‘Audiencia Nacional’ lo ha condannato ieri a 640 anni per crimini
contro l’umanità, detenzione illegale e torture. Scilingo, 58 anni, è il primo
membro della giunta militare argentina a essere giudicato da un tribunale straniero.
Dal 1998 una sentenza di un tribunale spagnolo riconosce ai crimini di lesa umanità
lo status di ‘crimini universali’, quindi perseguibili anche se commessi al di
fuori del territorio nazionale. Nella ‘Esma’ (Escuela de mecanica de la armada),
uno dei più grandi centri di detenzione e tortura della giunta di Videla, nei
sette anni della dittatura (’76-’83) entrarono 5 mila persone e ne uscirono vive
200. La brutale e cieca repressione operata dalla Marina e dall’Esercito assunse
forme talora incomprensibili. Una di queste furono i cosiddetti ‘voli della morte’,
fittizi trasferimenti in aereo dai centri di detenzione verso qualche imprecisata
località in mezzo al mare: prelevati dai luoghi di tortura, i detenuti venivano
portati in quota sopra l’Oceano e fatti precipitare.
"Li buttavamo giù nudi". Adolfo Scilingo aveva accumulato 30 accuse di omicidio, 255 di terrorismo, 286
di tortura. Molti dei protagonisti della “guerra sporca” (così venne chiamata
l’opera di eliminazione sistematica degli oppositori politici per mano dell’apparato
repressivo argentino) furono condannati proprio a seguito delle sue confessioni.
Nel 1995 l’ex militare rivelò al giornalista Horacio Verbitsky l’esistenza dei
voli della morte. Valendosi del libro pubblicato da Verbitsky, ‘El vuelo’ (il
volo), che rappresentò la chiave di volta nelle inchieste sui crimini della dittatura,
i magistrati riuscirono a rompere il muro di impunità eretto dalle leggi del “punto
finale” e dell’“obbedienza dovuta”, i provvedimenti autoassolutori creati ‘ad
hoc’ dai militari. “La maggior parte di noi fece un volo, a rotazione, una specie
di comunione (…) – si legge nel ‘Vuelo’ –. Non so cosa senta un boia quando deve
uccidere, abbassare la lama o attivare la sedia elettrica. A nessuno piaceva farlo,
non era gradevole. Però lo facevamo, e capivamo che quello era il modo migliore,
non c’era nemmeno da discutere. Era qualcosa di supremo che si faceva per il Paese”.
E ancora, riferendosi ai detenuti, che venivano imbottiti di sedativi prima di
venire prelevati: “Erano in uno stato di incoscienza. Li denudavamo, e quando
il comandante del volo comunicava l’ordine, aprivamo il portellone e li gettavamo
giù, nudi, uno ad uno”.
La condanna. Scilingo, in Spagna dal 1997, fu rinviato a giudizio nel 2001. Nel penultimo
processo a suo carico, il 17 gennaio scorso, dichiarò al giudice Baltazar Garzon,
titolare dell’inchiesta contro di lui, che le sue rivelazioni sarebbero state
un'invenzione per “favorire le indagini”, asserendo che i voli della morte si
verificarono, ma che lui non vi avrebbe mai partecipato. Si dichiarò perciò innocente,
iniziando per protesta uno sciopero della fame. Chissà se il cappellano della
Scuola di meccanica della Marina argentina che aveva definito “una forma cristiana
di morte” le esecuzioni dei voli della morte considererà i 640 anni di carcere
a Scilingo “una forma cristiana di condanna”. Per lui il pubblico ministero Dolores
Delgado ne aveva chiesti 9.138.Luca Galassi