Ripudiare.
Rifiutare di ri-conoscere qualche cosa come proprio, secondo il Dizionario della
Lingua italiana di Tullio De Mauro.
Non riconoscere qualche cosa che ci appartiene come nostro. Dichiarare
fermamente di non voler più accettare qualcosa, secondo lo Zingarelli.
Con l'uso certamente non causale di questa parola, sono stati proprio i
costituenti a sciogliere un nodo che oggi qualcuno vorrebbe riannodare.
Si ripudia qualche cosa che è stato proprio, che si ha perfino amato.
L'Italia ha ripudiato la guerra, e lo ha fatto proprio nel momento in
cui si liberava - con le armi, con la guerra - da chi aveva costretto
l'Europa e il mondo ad una condizione di barbarie che, forse, mai
l'umanità aveva vissuto.
Chi ha scritto la Costituzione italiana sapeva bene cos'era la guerra.
Non solo perchè la aveva vissuta sulla propria pelle, ma proprio perchè
la aveva fatta, l'ha poi ripudiata. Cercando in ogni modo di
cancellarla persino dall'immaginario collettivo. Persino - e questo
forse è stato un errore - dalla propria memoria e da quella dei
discendenti.
A dispetto di quello che oggi, e grettamente, dicono sia coloro che
vorrebbero revisionare la storia che quelli che hanno riscoperto la
guerra come strumento possibile, non è per nulla facile farsi
raccontare da chi è stato partigiano le sue storie, le sue esperienze.
Chè sono state - e giustamente - avvolte dal pudore e dalla vergogna,
della conoscenza. Dalla conoscenza della guerra. Dalla consapevolezza
di aver ceduto all'uso di uno strumento che è tanto terribile e tanto
inumano. E che siamo stati capaci di ripudiare.
Per questo ci sembra del tutto sensato, normale persino, che il
prossimo 25 aprile a Milano e in ogni altra occasione, alle bandiere
della Resistenza, al tricolore della Repubblica che ha ripudiato la
guerra, si affianchino le bandiere della pace.