25/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un 25 aprile colorato di pace
Ripudiare. 
Rifiutare di ri-conoscere qualche cosa come proprio, secondo il Dizionario della Lingua italiana di Tullio De Mauro.
 
Non riconoscere qualche cosa che ci appartiene come nostro. Dichiarare fermamente di non voler più accettare qualcosa, secondo lo Zingarelli.
 
Con l'uso certamente non causale di questa parola, sono stati proprio i costituenti a sciogliere un nodo che oggi qualcuno vorrebbe riannodare.
 
Si ripudia qualche cosa che è stato proprio, che si ha perfino amato.
 
L'Italia ha ripudiato la guerra, e lo ha fatto proprio nel momento in cui si liberava - con le armi, con la guerra - da chi aveva costretto l'Europa e il mondo ad una condizione di barbarie che, forse, mai l'umanità aveva vissuto.
 
Chi ha scritto la Costituzione italiana sapeva bene cos'era la guerra. Non solo perchè la aveva vissuta sulla propria pelle, ma proprio perchè la aveva fatta, l'ha poi ripudiata. Cercando in ogni modo di cancellarla persino dall'immaginario collettivo. Persino - e questo forse è stato un errore - dalla propria memoria e da quella dei discendenti.

A dispetto di quello che oggi, e grettamente, dicono sia coloro che vorrebbero revisionare la storia che quelli che hanno riscoperto la guerra come strumento possibile, non è per nulla facile farsi raccontare da chi è stato partigiano le sue storie, le sue esperienze. Chè sono state - e giustamente - avvolte dal pudore e dalla vergogna, della conoscenza. Dalla conoscenza della guerra. Dalla consapevolezza di aver ceduto all'uso di uno strumento che è tanto terribile e tanto inumano. E che siamo stati capaci di ripudiare.
 
Per questo ci sembra del tutto sensato, normale persino, che il prossimo 25 aprile a Milano e in ogni altra occasione, alle bandiere della Resistenza, al tricolore della Repubblica che ha ripudiato la guerra, si affianchino le bandiere della pace. 
Categoria: Pace, Storia
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