19/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Lucio Gutierrez tenta un 'autogolpe'. Poi torna sui suoi passi. Migliaia in piazza
scritto per noi da
Tancredi Tarantino 
Lucio Gutierrez, con la fascia da presidente della Repubblica dell'Ecuador
Un clima da guerra civile sta caratterizzando Quito in queste ore. Da Guayaquil, principale cittá della costa ecuadoriana, stanno arrivando decine di bus, scortati dalla polizia, con a bordo cittadini pagati dal Governo per appoggiare il presidente Lucio Gutierrez. Le migliaia di manifestanti, che da una settimana chiedono la rinuncia de el Coronel, stanno creando delle barricate con auto e camion per bloccare le vie d’accesso alla capitale. In diversi punti della cittá ci sono scontri. Il sindaco di Quito, Paco Moncayo, ha ordinato di bloccare la Panamericana, a sud e a nord della capitale, con gli automezzi del Comune, per proteggere la cittá e i suoi cittadini.
I “duri”, come vengono chiamati i guayaquilegni pagati dal Governo, sono armati di machete e bastoni. Si sono sentiti i primi spari provenienti dagli autobus.
Radio La Luna, l’emittente che sta guidando le proteste di questi giorni, invita gli ecuadoriani a lasciare le case e gli uffici e riversarsi in strada per difendere la propria cittá e la democrazia, mentre aerei dell’aeronautica stano raggiungendo la capitale dalla selva amazzonica.
 
Striscione: Ecudor libero, unito. Fuori LucioLa situazione é precipitata ieri sera. In 150 mila hanno percorso le vie dei quartieri nord di Quito, percotendo pentole e gridando contro Lucio. Negli scontri é morto un giornalista cileno, Julio Agusto García, fotoreporter di 58 anni, che da vent’anni viveva in Ecuador, costretto a fuggire dalla dittatura cilena di Pinochet.
Bambini ed anziani con le mani alzate e con i fischietti in bocca si sono spinti fino all’inizio del centro coloniale dove un blocco militare ha impedito l’accesso dei manifestanti nella zona rossa di Quito, dove ha sede il palazzo del Governo. Dopo circa dieci minuti di trattative, la polizia ha deciso di caricare con idranti e lacrimogeni. Le migliaia di partecipanti alla proteste, fino a quel momento pacifica, sono stati colti di sorpresa. Alcuni bambini sono svenuti a causa del gas, schiacciati dalla folla costretta a fuggire. Il bilancio finale, secondo un comunicato della Croce Rossa, é stato di cento feriti ed un morto.
 
 Venti ore. Tanto é durato in Ecuador il colpo di stato con cui Lucio Gutierrez ha destituito la Corte Suprema di Giustizia, incaricando il Parlamento di trovare una soluzione per la nomina dei nuovi giudici.
Venerdí sera, a reti unificate e attorniato dai vertici delle Forze Armate, el Coronel decreta lo stato d’emergenza per far fronte alle numerose proteste di chi, da giorni, chiedeva la rinuncia del Presidente.

Manifestazione in Ecuador contro Gutierrez a suon di pentoleUn colpo di stato. Con tono austero  e rivolgendosi direttamente al popolo  ecuadoriano, il “dittatore per un  giorno” legge gli otto articoli del decreto di emergenza da lui stesso emanato. Per salvaguardare l’ordine pubblico ed evitare scontri tra le parti sociali, “dichiaro lo stato d’emergenza per Quito e per la provincia del Pichincha”, ha esordito Gutierrez. “Sulla base dei poteri conferiti dalla Costituzione in caso di emergenza nazionale – aggiunge – dichiaro destituita la Corte Suprema di Giustizia”, che aveva innescato le forti proteste di questi giorni per aver annullato i giudizi a carico di ex-presidenti corrotti. E’ questo secondo punto che fa gridare al colpo di stato. Un’ingerenza del potere Esecutivo su quello Giudiziario che, a detta di autorevoli costituzionalisti ecuadoriani, non é consentito neanche in stato d’emergenza e che fuoriesce dai confini dell’ordine democratico.
Ma il nuovo dittatore continua a leggere il suo decreto. Attribuisce poteri discrezionali alle forze dell’ordine e restringe i diritti civili riconosciuti dalla Costituzione. Limita il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e quello di associazione. Sospende l’inviolabilitá del domicilio, con la conseguenza che la polizia potrá entrare nelle abitazioni di privati cittadini e procedere a perquisizioni senza nessun mandato giudiziario. Infine, restringe il diritto di transitare liberamente, imponendo il coprifuoco a partire dalla mezzanotte.
A molti analisti internazionali la misura ricorda l’auto-golpe di Alberto Fujimori, dittatore peruviano degli anni novanta.

Bambini con candele in marcia contro GutierrezIn migliaia contro Gutierrez. Per la democrazia. La risposta del popolo ecuadoriano é immediata. Alcuni stavano giá partecipando ai cacerolazos, le proteste con le pentole, emblema della difesa della democrazia in Ecuador. Altri, mentre approfittavano del fine settimana per concedersi un trago, un bicchierino, vengono attratti dalle immagini di Gutierrez trasmesse dagli schermi giganti di bar e ristoranti. Altri ancora si fermano agli angoli delle strade per ascoltare le parole di Lucio attraverso le radio delle guardie armate che, nel nord di Quito, proteggono quel 20% della popolazione che detiene l’80 per cento delle ricchezze.
La tensione cresce e la paura per quei poteri discrezionali concessi alle forze dell’ordine, poco a poco, lascia spazio alla rabbia per una democrazia violata. La gente si riversa in strada in diversi punti della capitale e, con pentole, fischietti e bandiere, marcia verso  Carondelet, il palazzo di Governo. Piú di diecimila persone percorrono le vie di Quito, da nord a sud, al grido di “Lucio dittatore, Lucio traditore”. Le manifestazioni durano tutta la notte. La mattina seguente alle nove, l’avenida Shyris, da dove sono partiti i primi cacerolazos, é invasa da ecuadoriani provenienti da tutto il Paese. I clacson delle auto suonano in segno di protesta e nella capitale giungono notizie di altre manifestazioni nelle province andine.

Manifesto contro Gutierrez: "Dittatore, non nasconderti nel tuo bunker di stupiditàNon solo a Quito. Anche le cittá della costa, finora assenti nella protesta, sembrano svegliarsi. Jaime Nebot, sindaco di Guayaquil, la piú grande cittá del Paese, annuncia per l’intera giornata di lunedí uno sciopero generale “in difesa della democrazia e per cacciare il dittatore”, mentre giungono le prime reazioni della comunitá internazionale.
Il primo ad esprimersi é il presidente cileno Ricardo Lagos che, dalla Casa de la Moneda, annuncia di aver annullato la visita in Ecuador “a causa della crisi politica che attraversa il Paese”.
Quindi é il turno del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che sottolinea come “l’attuale crisi potrebbe aggravare una situazione giá instabile” ed invita Governo ed opposizione a “trovare uan soluzione democratica attraverso il dialogo”.
Stesso invito giunge anche d’oltre oceano, da dove Jean Asselborn, cancelliere del Lussemburgo, cui spetta la presidenza di turno dell’Unione Europea, auspica “un ritorno alla normalitá costituzionale”.
Nella tarda mattinata, piomba il comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato americano. Gli Stati Uniti si dicono preoccupati e lasciano intendere di non appoggiare nessuna deriva autoritaria nel piccolo paese andino, auspicando invece “un dialogo aperto e rispettoso tra le parti, che possa garantire un sistema giudiziario indipendente”.

Pupazzo con la faccia di Gutierrez, portato in manifestazioneMesso all'angolo. Di fronte alle pressioni interne di un popolo che non intende rinunciare ai suoi diritti democratici ed in seguito ai segnali negativi provenienti da tutto il mondo, il golpista Gutierrez non ha altra scelta che tornare sui suoi passi e revocare lo stato d’emergenza.
Il “dittatore per un giorno” torna a parlare agli ecuadoriani a reti unificate. Questa volta alle sue spalle non c’é nessun generale minaccioso. É da solo, e forse lo é anche al di fuori della sala stampa di Carondelet.
“Sollevo lo stato d’emergenza perché ho raggiunto il mio scopo di destituire la Corte Suprema – annuncia – e perché il presidente del Congresso mi ha garantito che la destituzione verrá confermata dai deputati”.
Il giorno dopo, in seduta straordinaria, il Parlamento ratifica la decisione di Gutierrez, lasciando un vuoto nel sistema giudiziario ecuadoriano. Adesso sará compito del potere Legislativo trovare una soluzione per la nomina dei nuovi giudici del piú importante organo giudiziario del Paese.
 
Manifestazione a suon di pentole e coperchiArmati di pentole e calcson. Nel frattempo, le proteste contro il presidente Gutierrez non si placano. Radio La Luna, l’emittente che ha diretto le pacifiche manifestazioni di questi giorni, denuncia di essere vittima di sabotaggio attraverso potenti interferenze che ne impediscono la ricezione. Tuttavia, continuano ad essere in migliaia a manifestare per la rinuncia di Lucio, accusato di aver abusato dei poteri concessi dalla Costituzione e di aver attentato all’ordine democratico dello Stato. La situazione in Ecuador, dunque, rimane tesa e le pentole continuano a risuonare tra le Ande ecuadoriane.
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Ecuador