25/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo il colpo di stato dei militari, il cammino graduale verso la stabilità e la libertà
Rivoluzione dei garofaniIl 25 aprile 1974 è il giorno della cosiddetta Rivoluzione dei Garofani: Antonio Spinola, capo del Movimento delle forze armate di liberazione (Mfa), guida il colpo di stato militare che rovescia il governo dittatoriale. I garofani vengono inseriti nelle canne dei fucili a simboleggiare la rivolta non violenta. Spinola diventa presidente provvisorio e Mario Soares, leader del partito socialista da sempre avverso alla dittatura, ministro degli Esteri. Il 30 settembre la presidenza passa al generale Francisco da Costa Gomes e si forma un governo democratico di sinistra. Il Comitato di salvezza nazionale ripristina i diritti civili: per esempio reintroduce la libertà di stampa e sancisce la parità fra i sessi. Banche, assicurazioni e grandi imprese vengono nazionalizzate. E' attuata una riforma agraria, concessa l’aministia ai prigionieri politici e inizia la decolonizzazione.

Il passaggio alla democrazia si realizza completamente con il governo di Mario Soares, eletto primo ministro a suffragio universale nel ’76. Nel decennio successivo, nonostante i frequenti cambi di governo, i partiti portoghesi coltivano l’obiettivo comune di orientarsi verso l’Europa e una politica occidentale. La Costituzione, approvata il 2 aprile 1976, viene modificata nell’82 per eliminare le tutele dei militari e ridurre i poteri presidenziali. L’arrivo di migliaia di esuli dalle ex colonie complica una situazione economica già critica: l'immigrazione concentrandosi nelle maggiori città, aumenta i problemi sociali. Lisbona, dopo l’entrata del Portogallo nella Cee (1986), ospita numerose succursali di aziende straniere. Quello stesso anno, Soares diventa presidente. Cavalco Silva, capo del Psd liberale-conservatore ed eletto nell’87 primo ministro, preme per una politica di ri-privatizzazione contraria agli orientamenti socialisti. Fino a quando nell’89 vengono cancellate dalla Costituzione le norme collettivistiche di tipo marxista-leninista introdotte nella fase rivoluzionaria.

Rivoluzione dei garofani Il 25 agosto 1988 Lisbona è travolta da un grande incendio, ma le opere di ricostruzione non tardano a venire. Negli anni ’90 la città manifesta tutto lo spirito di rinnovamento che anima il suo Paese:nel ’94 è città europea della cultura, nel ’95 inizia la costruzione del Ponte Vasco de Gama, il più lungo del mondo, e nel ’98 ospita l’ultima Esposizione Mondiale del millennio.

Verso la rivoluzione Gli anni ’70 si aprono per il Portogallo all’insegna di una situazione economica e sociale molto critica. Dal ’70 al ’73 la bilancia commerciale resta in deficit, l’inflazione raggiunge l’indice del 25 per cento e il costo della vita cresce del 46 per cento. Il reddito pro-capite , inoltre, è tra i più bassi d’Europa e la metà della popolazione risulta analfabeta. Si susseguono agitazioni e scioperi. Ma il silenzio imposto ai mezzi di comunicazione non consente di far conoscere questa situazione dentro e fuori il Paese. Alle lotte operaie fa capo l’organizzazione clandestina “Intersindacal” fondata nel ’70, anno di rilancio, tra l’altro, del movimento democratico. Nel ’73 l’Azione socialista portoghese di Soares si trasforma nel Partito socialista portoghese (Psp) e inizia una campagna politica di massa. Gli studenti universitari si organizzano in associazioni antifasciste e anticoloniali. La Chiesa inizia a distaccarsi dal regime, osteggiandone l’atroce politica coloniale. Ma assai determinante per l’evolversi della situazione è il malcontento delle forze armate. I quadri dell’esercito erano stati per decenni espressione del ceto alto borghese impegnato nella gestione della finanza statale, nelle compagnie coloniali e nella grande proprietà terriera.

Rivoluzione dei garofani Soprattutto le nuove generazioni non sono più attratte dall’istituzione militare. I figli dell’aristocrazia prediligono ora l’università all’accademia militare, mentre i figli del ceto medio trovano in quest’ultima un proseguimento meno costoso ai loro studi. Si forma, dunque, una nuova ufficialità che, provenendo dalle classi medie popolari, urbane e rurali, si distingue nettamente dal blocco sociale ed economico dominante. E cosa fondamentale, l’esperienza diretta nei conflitti africani, fa prendere coscienza ai soldati del proprio ingiustificabile ruolo di truppe di sterminio coperto dal mito fasullo del patriottismo: la guerra, in realtà, è contro dei “fratelli” che parlano la stessa lingua. I ragazzi portoghesi, inoltre, rimangono almeno minimamente influenzati, dalle rivolte studentesche del ’68, dove si rivendica una nuova identità e fede giovanile nei principi di libertà e pace fra i popoli. In questo clima, nel ’73, nasce in opposizione al regime il Movimento dei capitani, che evolverà nel Movimento delle forze armate (Mfa). Con la comparsa dell’Mfa, l’opposizione, soprattutto socialista, abbandona completamente i pregiudizi antimilitaristici e raccoglie i fermenti che emergono nell’esercito. Il colpo di stato del 25 aprile 1974 avviene sulla base dell’esigenza di democratizzazione espressa nel programma dell’Mfa e della Ccp (Commissione per il programma).

Rivoluzione dei garofani Un golpe "gentile" Il golpe portoghese avviene senza spargimento di sangue. Un colpo di stato che al resto del mondo appare tanto gentile quanto inconsueto: l’Europa si stupisce di fronte alla sollevazione di questo Paese piccolo e isolato. Sorprende la rivolta militare incruenta, il sorriso dei soldati e il loro sogno democratico.

“Un fiore per ogni fucile […] quasi l’immagine di un esercito hippy..”, scrive Aldo Rizzo su La Stampa nel ’74. Nell’immaginario della popolazione portoghese il colpo di stato diventa una "revolucao” (rivoluzione) di cui si sente fautrice e una grande festa di liberazione da vivere insieme nelle piazze. Ne è simbolo il garofano rosso che rimanda alla vita e all’amore pronti a rifiorire in Portogallo.

Il cammino verso la democrazia La seconda metà degli anni ’70 è un momento di grandi stravolgimenti strutturali: sono attuati la liquidazione del capitalismo monopolistico di stato e la riforma agraria del latifondo. Spinola, una volta proclamata la fine della dittatura, riammette i partiti e libera i detenuti politici. E afferma che il problema centrale è la risoluzione della questione coloniale.

All’interno resta una situazione di disordine sociale e politico: il fronte democratico si lacera subito dopo il golpe; la frattura principale è tra Pcp e Psp e all’interno dell’Mfa. Le prime soluzioni di Spinola sono in senso reazionario e conservatore. Per esempio, esita a concedere autonomia alle colonie come invece proposto dall’Mfa. Il capo di stato è sconfitto sul terreno della decolonizzazione che procede a tempi rapidi. Il governo di Goncalves (18 luglio – 28 settembre ’74) sostenuto dal Pcp e dal Psp insieme, rappresenta l’alleanza della popolazione e dei militari rivoluzionari. Spinola cerca di mobilitare le masse reazionarie del nord contadino, ma non riesce nell’intento. Costa Gomes succede a Spinola.

Continuano le dispute tra Psp e Pcp: il primo giudica l’altro totalitario, stalinista e manipolatore. L’11 marzo avviene un nuovo colpo di stato spinolista, ma il governo progressista riesce a mantenere il controllo del Paese. La giovane democrazia portoghese avanza con il processo rivoluzionario, arrivando a stabilire il Consiglio della rivoluzione (Cr), come organo esecutivo e legislativo dell’Mfa. Il caso del quotidiano “Rèpublica”, in cui i tipografi comunisti impediscono alla direzione socialista di esercitare la propria autorità, offre a Soares l’occasione per attaccare apertamente il Pcp, che inizia la sua parabola discendente di influenza, ma anche il governo di Goncalves è pericolante per via della crisi economica. Il 25 novembre ’75 ci sarà un altro colpo di stato di sinistra.

La stabilizzazione moderata arriva solo il 25 aprile 1976, con le elezioni dell’Assemblea legislativa. Il Psp vince alle urne e Soares diventa primo ministro. Mentre fino alla prima metà degli anni ’90, il Portogallo sarà considerato uno dei Paesi più poveri d’Europa (“ospizio dei poveri”). Tra le cause di questa arretratezza, che nessuno dei governi successivi alla Rivoluzione è riuscito ad elimninare, è la mancanza di una seria formazione scolastica. In altri termini il divario culturale coincide con il divario economico.

Francesca Lancini 
Categoria: Storia
Luogo: Portogallo