25/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



1932-74: il regime salazarista
Antonio de Oliveira SalazarAntonio de Oliveira Salazar, dapprima ministro delle Finanze, diventa primo ministro nel 1932 e capo della più lunga dittatura europea del Novecento, dal 5 luglio 1932 al 26 settembre 1968. Lo “Estrado Novo”, “Stato Nuovo”, di Salazar è dichiaratamente fascista anche se, come quello del dittatore spagnolo Franco, mantiene una posizione di neutralità nel Secondo conflitto mondiale. I partiti e i sindacati sono aboliti, le donne senza titolo di studio sono escluse dal diritto di voto, la libertà di stampa è colpita dalla censura e la Pide (polizia di regime) vigila sul rispetto delle regole. In campo internazionale conserva buone relazioni con il Regno Unito e gli Stati Uniti, aderisce alla Nato ed è ammesso all’Onu. Nel 1961, in seguito alle rivolte indipendentiste nelle colonie portoghesi, l’Onu riconosce l’autodeterminazione dei popoli d’Oltremare. Salazar muore nel ’68 e gli succede il collaboratore Marcelo Caetano che inaugura una “politica di evoluzione nella continuità”.

La dittatura di Salazar è di destra, ma le sue origini sono molto diverse da quelle più o meno contemporanee a cui si accosta. I dittatori Hitler, Franco e Mussolini conquistano il potere dopo aver partecipato con un proprio movimento politico a una serie di lotte civili; Salazar, invece, è chiamato, non in quanto uomo politico, ma per il ruolo tecnico di esperto di finanza. Il dittatore economico non è il candidato di tutta la borghesia conservatrice e delle altre forze reazionarie. Nei primi due anni della sua azione il Portogallo è guidato da una dittatura duplice, quella di Salazar e quella dei militari. In seguito Salazar, attraverso successive crisi ministeriali, sposta l’equilibrio governativo sempre più a destra, riuscendo a diventare capo assoluto dell’Esecutivo e a trasformare una dittatura militare in un regime fascista. Il suo successo è dovuto alla superiorità politica derivante dalla conoscenza profonda del proprio Paese e dei bisogni delle classi dominanti.

Il Salazarismo potrebbe essere definito un processo di fascistizzazione dall’alto: l’affermazione del dittatore è promossa dall’Esercito e dalla Chiesa. L’ideologia fascista lusitana è eclettica e confusa, ma se ne possono individuare dei tratti prevalenti: il nazionalismo che comprende l’esaltazione e la ripresa del colonialismo dei secoli XV° e XVI°; l’identificazione della storia portoghese con la fortuna del cattolicesimo; il mito di un’Europa cristiana anticomunista; l’imposizione dello Stato forte, che agisce con l’accentramento assoluto del potere da parte dell’Esecutivo e la conseguente abolizione dei diritti civili e politici, e di quello corporativo con alla guida un sindacato unico che vieta gli scioperi e l’attivazione solo tardiva delle corporazioni nel ’56-‘’57. Il Salazarismo è anche un’ideologia ruralista che vuole restaurare un ordine patriarcale basato sulla triade di valori “Dio-Patria-Famiglia”. Almeno agli inizi, difende il vecchio mondo del latifondo dalla meccanizzazione, dall’industrializzazione e dalla presenza delle multinazionali. Il Portogallo diventa il Paese degli squilibri: negli anni ‘50 solo undici gruppi monopolistici controllano l’economia; in termini di sviluppo industriale il Sud si contrappone al nord e il litorale all’entroterra. Negli anni ’60, poi, il modello capitalistico sostenuto dallo Stato entra in crisi. Tre fenomeni influiscono: la riorganizzazione del mercato capitalistico europeo, l’emigrazione massiccia e le lotte di liberazione nelle colonie.

La Questione Coloniale La Questione Coloniale si colloca nel centro nevralgico della dittatura. Sono colonie portoghesi Guinea-Bissau, Mozambico, Isole di capo verde, Sao Tome e Principe, Angola in Africa; Timor e Goa in Asia.

Il regime coloniale si identifica in un sistema economico di sfruttamento con tre attori: la metropoli (Lisbona), le province d’oltremare e i Paesi industrializzati occidentali. Lisbona compra dalle province materie prime e prodotti alimentari a basso prezzo che vende ai Paesi industrializzati da cui acquista prodotti di qualità e beni di produzione; le province ricevono dalla capitale una parte delle esportazioni industriali che pagano appunto con materie prime etc. Le colonie svolgono anche la funzione di assorbimento dell’eccedenza di manodopera metropolitana che garantisce al regime la presenza bianca con funzioni di controllo. Si tratta di un neocolonialismo feroce a cui non è estranea la riduzione dei neri in schiavi.Quando il Portogallo si apre al capitale straniero (Europa, Stati Uniti e Giappone), le multinazionali arrivano anche in Africa. La loro presenza può aiutare Salazar a frenare le lotte di liberazione iniziate negli anni ’50.

I movimenti contro la dittatura Esiste anche una storia dell’antifascismo portoghese, quasi sconosciuta data l’impossibilità di comunicarsi al resto d’Europa. Negli anni’40 i movimenti sindacali vengono oscurati, ma nasce con intenti rivoluzionari il Partito Comunista Portoghese (Pcp) di Alvaro Cunhal. Nel ’45 si forma il Movimento di Unità Democratica (Mud) e l’anno seguente iniziano le prime rivolte interne all’esercito. L’opposizione democratica resta a lungo divisa, fino al ’58 quando presenta alle elezioni presidenziali un candidato unico, Humberto Delgado, che con il suo spirito internazionale conquista la borghesia liberale, le organizzazioni studentesche, le masse di lavoratori. Agli inizi degli anni ’60 il Portogallo è molto cambiato, ricco di nuovi fermenti come di contraddizioni. La base antifascista si è allargata a operai e contadini, ma anche alla piccola e media borghesia urbana, a intellettuali e liberi professionisti. Le colonie hanno iniziato le guerre di liberazione. Nel 1968 Salazar esce di scena a causa di un’infermità mentale. Gli succede l’ex allievo Caetano che adotta una politica di compromesso tra salazaristi, alti gradi dell’esercito e il grande capitale. Intanto, nei territori d’Oltremare le popolazioni sottomesse hanno acquisito una coscienza nazionale e si sono organizzati in movimenti decisi a rivendicarla. La lotta contro lo sfruttamento economico, sociale e culturale sfocia nelle guerre di liberazione.

Francesca Lancini 
Categoria: Storia
Luogo: Portogallo