29/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



In riva al mare, mentre le navi della solidarietà provano a salpare verso la Striscia
scritto per noi da
Vittorio Arrigoni 

La notte del 15 febbraio 1988 un'imbarcazione esplodeva nel porto cipriota di Limassol. Si trattava dell'Al Awda ("il ritorno") ed era carica di aiuti umanitari destinati ai profughi in Palestina. Il Mossad che collocava una bomba sul quello scafo qualche ora prima aveva ucciso i tre membri dell'OLP incaricati della missione.

Ispirati da quel primo tentavo tragicamente fallito di rompere l'occupazione via mare, il 23 agosto 2008 una quarantina di attivisti provenienti da ogni angolo del pianeta navigando su due fragili pescherecci riuscirono nell'impresa di sbarcare a Gaza, infrangendo un assedio che durava dal 1967. In seguito a quell'epica missione, di cui ebbi l'onere e l'onore di far parte, altre 4 volte gli attivisti del Free Gaza Movement riuscirono a condurre barche cariche di aiuti e attivisti all'interno della Striscia. Durante e dopo il massacro israeliano del gennaio 2009, tre ulteriori sbarchi furono violentemente impediti dalla marina israeliana: i pacifisti attaccati in acque internazionali come da pirati fuoriusciti dalla più fantasiosa delle pagine di un moderno Salgari.
Nient'affatto arresi, quegli attivisti ci riprovano in questi giorni uniti in una coalizione internazionale denominata Freedom Flottila: 9 navi, tonnellate di aiuti umanitari necessari per una popolazione ridotta allo stremo, circa 800 passeggeri. Una rappresentanza della società civile mondiale stanca dell'immobilismo omertoso dei governi dinnanzi alla lenta ma costante pulizia etnica dei palestinesi.

Amnesty International e le maggiori ong per i diritti umani hanno dato il loro benvenuto alla spedizione, cosi' come recentemente ha fatto John Ging, capo dell'agenzia per i profughi dell'ONU. Al varo dei vascelli sono stati scelti dei nomi evocativi: come "Libertà" e "Gaza libera". "8000", la nave passeggeri dell' European Campaign To End The Siege ricorda le migliaia di prigionieri politici seppelliti vivi nelle carceri israeliane. La nave cargo del Free Gaza Mov. battente bandiera irlandese è stata battezzata Rachel Corrie, in onore dell'attivista dell'ISM schiacciata a Rafah nel 2003 da un bulldozer dell'esercito Tsahal.
Sebbene cariche di 10mila tonnellate di aiuti risulta evidente che lo scopo principale della missione non è umanitario, ma politico, i passeggeri in rotta verso Gaza hanno le idee chiare a tal proposito:

"I nostri governanti non compiono le mosse necessarie per fermare i crimini d'Israele, così spetta a noi, cittadini normali ma con coscienza, fare qualcosa per lenire le sofferenze degli abitanti di Gaza. Puntiamo dritto verso questo assedio ingiusto per romperlo"

Inge, attivista belga

"Il ricordo dello sbarco a bordo della Free Gaza nell'agosto 2008 è ancora qualcosa di incredibilmente vivo in me. I miei ultimi due ultimi tentativi non sono riusciti. Sono quindi felice di avere un'altra chance per tornare a riabbracciare gli amici della Striscia con la flottiglia della Libertà."

Mary, nonna statunitense.

"Questa è una missione stimolante, e serve come esempio di ciò che la gente normale può realizzare quando si organizza guidata da senso di giustizia e solidarietà."

Ewa, attivista polacca.

"Percipisco l'urgenza umana di portare una testimonianza fisica alla gente di Gaza schiacciata dall'assedio, la percezione costante che solo condividendo le sofferenze dei più deboli possiamo migliorare questo schifo di pianeta."

Manolo, filmmaker italiano

"Il mio desiderio è quello di documentare dal vivo un evento importante, qualunque sarà il suo esito finale, e di rivedere quel luogo pieno di dignità e forza, nonostante l'assedio e la sofferenza."

Angela, giornalista italiana.

"Vengo da Barcellona, una città nel 1936 fu invasa da migliaia di volontari da tutto il mondo che si sono uniti ai miei connazionali nella lotta contro il fascismo. Come spagnolo, ho sempre ritenuto doveroso ripagare questo debito al mondo. Unirsi al movimento Free Gaza e all' ISM ed a agli altri amanti della libertà è per me come partecipare ad una causa simile a quella lotta, nel1936. Contro il fascismo, contro il sionismo. Contro l'esistenza di stati etnicamente puri nel secolo XXI. Documentero' l'assedio di Gaza affinchè un giorno, quando le porte sarrano aperte, un giorno, nessuno possa dire "Io non sapevo cosa stava succedendo".

Alberto, filmmaker spagnolo.

"Sbarazzarsi dell' assedio e assicurarsi che le 44 tonnellate di attrezzature mediche a bordo della Rachel Corrie raggiungano la popolazione di Gaza. Palestina libera!".

Hasan, medico e profugo palestinese.

Israele che ha gettato di nuovo la maschera sulla sua natura di oppressore e criminale, ha già minacciato l'assalto alla flotta carica di attivisti e aiuti umanitari in acque internazionali, in palese trasgressione di tutti i trattati internazionali.
Ci auguriamo che i governi europei vigilino affinchè l'incolumità dei passeggeri sia tutelate, e che gli la spedizione possa giungere alla sua meta designata.
Sin dai tempi dei cananei, gli antenati dei palestinesi e nel corso dei secoli il porto di Gaza è stato crocevia di popoli e di culture, di scambi commerciali e traffici di spezie preziose, anello di congiunzione fra Africa Asia ed Europa. Ora sigillato dall'assedio è una finestra nel vuoto che collima col baratro delle speranze di libertà e pace per il futuro dei palestinesi. Salperemo con un centinaio di rudimentali imbarcazioni, tutte la flotta dei pescherecci della Striscia incontro alla Freedom Flottila, per ridare senso all'esistenza di un porto da troppi anni ormai ridotto a simulacro di oppressione.

Restiamo umani.