22/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La globalizzazione dell'orrore in Africa
Secondo fonti locali un gruppo armato sarebbe presente nel nord della Nigeria e si ispirerebbe ai Taliban, i miliziani che dal 1996 al 2002 conquistarono il potere in Afghanistan.
I guerriglieri sarebbero parte di una formazione fondamentalista locale dal nome di Sunna wa al Jamma. Per quanto sporadica, la loro azione ha colpito alcuni posti di polizia governativi, attaccati un paio di volte. Nell’area di operazioni vige la legge islamica, sharia.
Ad oggi non è possibile valutare il numero di vittime provocate dai Taliban, ma in entrambi gli attacchi, effettuati a gennaio e settembre, diversi agenti di polizia e un numero imprecisato di ostaggi sarebbero rimasti uccisi o feriti. Secondo alcune testimonianze, i miliziani, il cui numero non dovrebbe superare alcune decine di unità, si battono rifacendosi alla dottrina politico-religiosa proposta dal leader afgano, il mullah Omar. Non sembra probabile che Sunna wa al Jamma abbia legami organici con i propri ispiratori, più convincente parrebbe la tesi dell’emulazione, provocata dalle informazioni circolate prima e dopo l’11 settembre.
All’indomani della strage delle Twin Towers e con l’evolversi della strategia antiterrorismo dell’amministrazione americana, i media occidentali hanno teso a generalizzare il complesso fenomeno dell’integralismo islamico. In questo processo l’immagine di Osama bin Laden e delle formazioni estremiste afgane ha avuto un ruolo dominante, probabilmente in grado di rappresentare un polo attrattivo per frange integraliste anche in luoghi del mondo nei quali non era presente alcun aderente al gruppo originario.
Così in Africa occidentale, ma in generale in molti paesi del mondo in cui l’Islam è tra le religioni più praticate, nei bazaar di Dakar, Ouagadougou, Bamako, Kano, e in quella orientale, per le strade di Nairobi e Dar es Salaam, si sono cominciate a vendere magliette, adesivi, bandiere, arazzi inneggianti a Osama e ad al-Qaeda.

Fonti diplomatiche non ritengono esista in Africa spazio per il radicamento di massa di organizzazioni terroristiche filointegraliste. Piuttosto lo scontro tra l’influenza delle potenze ex coloniali (Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania), la necessità di stabilire egemonie politiche da parte degli Stati Uniti e la penetrazione sempre più massiccia della Cina Popolare potrebbero rendere ancora più fragile l’equilibrio africano, tanto da fornire all’estremismo motivi per dare concretezza ad azioni di tipo terroristico. 

23 settembre 2004 - Due uffici di polizia in fiamme, almeno otto morti e decine di arresti hanno gettato, nello scompiglio due città della Nigeria settentrionale all’inizio di questa settimana. Alcuni estremisti islamici, appartenenti al gruppo al Sunna wa al Jamma, ma meglio noti come “Talebani” hanno attaccato lo scorso lunedì notte una stazione di polizia delle due località di Bama e Gworza, nello stato nord-orientale di Borno. Il loro nome richiama quello degli studenti coranici che dal 1996 al 2002 strinsero l’Afghanistan nella morsa del radicalismo islamico.

A tre giorni dal fatto le autorità dello stato che si affaccia sul lago Chad non sono ancora in grado di fornire spiegazioni esaustive: “Stiamo indagando sull’accaduto, per ora sappiamo solo di un attacco e di otto morti, sette dei quali sarebbero nostri colleghi – dice Mohammad Idriss dal distaccamento di  polizia della città di Maiduguri, capitale del Borno State – speriamo di avere maggiori notizie nelle prossime ore”.
Secondo alcune agenzie di stampa internazionali la maggior parte dei miliziani armati in fuga dopo le incursioni sarebbe stata catturata. Tuttavia anche su questo non si hanno certezze. E vaghe sono le informazioni su questo gruppo estremista del nord della Nigeria.

Anna Borzello, corrispondente della Bbc dalla Nigeria, ne sa qualcosa: “Si tratta di una cellula dell’estremismo islamico che opera negli stati nigeriani al confine con il Niger – commenta la reporter inglese – tutti li chiamano “Talebani”. Non perché abbiano combattuto in Afghanistan, ma perché durante uno dei loro attacchi a una stazione di polizia avvenuto all’inizio di quest’anno, sono stati visti su un furgone che recava il nome del gruppo legato al Mullah Omar. Tuttavia, seppur pericoloso, armato e mortale, si tratta di un numero ristretto di persone – forse qualche decina – che non rappresenta una minaccia per la stabilità della regione. Probabilmente – continua la Borzello – se non fossero noti come “Talebani” non avrebbero tutta questa importanza”.

I motivi che hanno spinto i miliziani ad attaccare sedi e uffici delle autorità locali sarebbero legati all’inefficienza della legge islamica sharia, applicata, secondo loro, in maniera non abbastanza restrittiva e rigida. Dal 2000 la legislazione della Nigeria, lo stato più popolato del continente africano, è spaccata in due. In ben 12 stati settentrionali, dove la religione musulmana è predominante, è stata adottata le legge islamica. Il fatto h  dato vita a forti instabilità sociali tra le comunità cristiane, avverse alla promulgazione della sharia, e quelle musulmane. Di conseguenza si sono inasprite inimicizie ataviche legate al frazionamento etnico e a questioni sociali, economiche e politiche, non ultima quella della terra. Poco dopo l’approvazione della legge islamica negli stati del nord, ecco le storie di Safya e di Amina, due donne condannate alla lapidazione per adulterio, balzare alle cronache dei media mondiali. E a indignare la comunità internazionale, la cui pressione è stata tale da bloccare l’esecuzione.

Ma, secondo un rapporto reso noto dall’organizzazione Human Rights Watch due giorni fa, le brutalità continuano.
”In diversi stati della Nigeria settentrionale proseguono le condanne a morte per lapidazione, oltre a quelle di menomazione fisica tramite amputazione – denuncia da Londra, Karina Tertsakin, autrice del rapporto – segno che i diritti umani in quelle regioni sono ancora calpestati. Al momento ci sono decine di persone condannate a morte o all’amputazione delle mani. In tutti i casi che ci sono stati segnalati si è ricorsi in appello, ma spesso la decisione finale spetta al governatore dello stato. Se è uno ragionevole, l’imputato se la cava con una commutazione della pena in detenzione. Se è un estremista scatta l’esecuzione”.

Un sistema giudiziario ancora troppo moderato, secondo i “Talebani” della Nigeria del nord che a gennaio rapirono una trentina di persone nello stato di Yobe e che l’altra notte hanno attaccato le autorità locali.

Pablo Trincia

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