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Fonti diplomatiche non ritengono esista in Africa spazio per il radicamento di massa di organizzazioni terroristiche filointegraliste. Piuttosto lo scontro tra l’influenza delle potenze ex coloniali (Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania), la necessità di stabilire egemonie politiche da parte degli Stati Uniti e la penetrazione sempre più massiccia della Cina Popolare potrebbero rendere ancora più fragile l’equilibrio africano, tanto da fornire all’estremismo motivi per dare concretezza ad azioni di tipo terroristico.
23 settembre 2004 - Due uffici di polizia in fiamme, almeno otto morti e decine di arresti hanno gettato, nello scompiglio due città della Nigeria settentrionale
all’inizio di questa settimana. Alcuni estremisti islamici, appartenenti al gruppo
al Sunna wa al Jamma, ma meglio noti come “Talebani” hanno attaccato lo scorso lunedì notte una stazione
di polizia delle due località di Bama e Gworza, nello stato nord-orientale di
Borno. Il loro nome richiama quello degli studenti coranici che dal 1996 al 2002
strinsero l’Afghanistan nella morsa del radicalismo islamico.
A tre giorni dal fatto le autorità dello stato che si affaccia sul lago Chad
non sono ancora in grado di fornire spiegazioni esaustive: “Stiamo indagando sull’accaduto,
per ora sappiamo solo di un attacco e di otto morti, sette dei quali sarebbero
nostri colleghi – dice Mohammad Idriss dal distaccamento di polizia della città di Maiduguri, capitale del Borno State – speriamo di avere
maggiori notizie nelle prossime ore”.
Secondo alcune agenzie di stampa internazionali la maggior parte dei miliziani
armati in fuga dopo le incursioni sarebbe stata catturata. Tuttavia anche su questo
non si hanno certezze. E vaghe sono le informazioni su questo gruppo estremista
del nord della Nigeria.
Anna Borzello, corrispondente della Bbc dalla Nigeria, ne sa qualcosa: “Si tratta
di una cellula dell’estremismo islamico che opera negli stati nigeriani al confine
con il Niger – commenta la reporter inglese – tutti li chiamano “Talebani”. Non
perché abbiano combattuto in Afghanistan, ma perché durante uno dei loro attacchi
a una stazione di polizia avvenuto all’inizio di quest’anno, sono stati visti
su un furgone che recava il nome del gruppo legato al Mullah Omar. Tuttavia, seppur
pericoloso, armato e mortale, si tratta di un numero ristretto di persone – forse
qualche decina – che non rappresenta una minaccia per la stabilità della regione.
Probabilmente – continua la Borzello – se non fossero noti come “Talebani” non
avrebbero tutta questa importanza”.
I motivi che hanno spinto i miliziani ad attaccare sedi e uffici delle autorità
locali sarebbero legati all’inefficienza della legge islamica sharia, applicata,
secondo loro, in maniera non abbastanza restrittiva e rigida. Dal 2000 la legislazione
della Nigeria, lo stato più popolato del continente africano, è spaccata in due.
In ben 12 stati settentrionali, dove la religione musulmana è predominante, è
stata adottata le legge islamica. Il fatto h dato vita a forti instabilità sociali tra le comunità cristiane, avverse alla
promulgazione della sharia, e quelle musulmane. Di conseguenza si sono inasprite
inimicizie ataviche legate al frazionamento etnico e a questioni sociali, economiche
e politiche, non ultima quella della terra. Poco dopo l’approvazione della legge
islamica negli stati del nord, ecco le storie di Safya e di Amina, due donne condannate
alla lapidazione per adulterio, balzare alle cronache dei media mondiali. E a
indignare la comunità internazionale, la cui pressione è stata tale da bloccare
l’esecuzione.
Ma, secondo un rapporto reso noto dall’organizzazione Human Rights Watch due
giorni fa, le brutalità continuano.
”In diversi stati della Nigeria settentrionale proseguono le condanne a morte
per lapidazione, oltre a quelle di menomazione fisica tramite amputazione – denuncia
da Londra, Karina Tertsakin, autrice del rapporto – segno che i diritti umani
in quelle regioni sono ancora calpestati. Al momento ci sono decine di persone
condannate a morte o all’amputazione delle mani. In tutti i casi che ci sono stati
segnalati si è ricorsi in appello, ma spesso la decisione finale spetta al governatore
dello stato. Se è uno ragionevole, l’imputato se la cava con una commutazione
della pena in detenzione. Se è un estremista scatta l’esecuzione”.
Un sistema giudiziario ancora troppo moderato, secondo i “Talebani” della Nigeria
del nord che a gennaio rapirono una trentina di persone nello stato di Yobe e
che l’altra notte hanno attaccato le autorità locali.
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