13/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Un racconto di gauchos, anarchici e braccianti argentini

"Patagonia Rebelde", un saggio di Osvaldo Bayer, ricostruisce lo sciopero dei braccianti anarco-sindacalisti nella Patagonia argentina degli anni Venti. Lo sciopero tiene in scacco i latifondisti patagonici per due anni e si conclude tragicamente con la fucilazione dei 1500 lavoratori insorti per opera del colonnello Varela e del suo esercito. La loro morte è vendicata dall'anarchico tedesco Kurt Wilckens, che uccide Varela in un attentato. Wilckens, un convinto pacifista, crede che "davanti alla violenza del potere l'unica risposta debba essere altrettanto violenta per ottenere la giustizia individuale." Bayer utilizza il materiale degli archivi militari e testimonianze dirette per documentare gli episodi dello sciopero che ha il suo fulcro nelle cittadine di Río Gallegos, Puerto Deseado e Puerto Santa Cruz. Tra le figure di spicco che guidano la rivolta, spiccano il leader sindacalista Antonio Soto e i gauchos d'origine italiana El Toscano e il 68. La "Patagonia rebelde" traccia un ritratto fedele della Patagonia di inizio secolo, dove i braccianti lavoravano in condizioni di sfruttamento anche per 16 ore al giorno nei latifondi, vivendo in baracche sovraffollate e ricevendo un salario insufficiente per la loro sussistenza.

Il libro di Bayer racconta una verità scomoda con cui l'Argentina fatica ancora a fare i conti. Per lungo tempo, durante la dittatura del Generale Videla (1976-1983), "Patagonia rebelde" è stato bandito e tutte le copie sono state bruciate nelle piazze, mentre l'autore è stato costretto all'esilio. La stessa sorte ha subito il film del celebre regista Héctor Olivera, che si ispira al racconto di Bayer e che ha vinto l'Orso d'Argento al Festival di Berlino del 1974. La pellicola è stata messa all'indice sotto la presidenza di Eva Perón ed è stata riabilitata soltanto recentemente. Peace Reporter ha intervistato Alberto Prunetti, curatore dell'edizione italiana di "Patagonia Rebelde".

Come si caratterizza lo scontro tra l'esercito argentino e i braccianti patagonici negli anni Venti?

La rivolta comincia nel settembre del 1920. I braccianti hanno obiettivi tutt'altro che rivoluzionari. Avanzano richieste materiali come un aumento salariale, due giorni di riposo settimanali e case salubri in cui vivere, ma dopo che i padroni terrieri infrangono l'accordo che hanno firmato con i lavoratori, inizia una fase di lotta serrata. E' scontro aperto con l'esercito anche se la capacità di fuoco dei due schieramenti è impari. I gauchos sono armati solo di fucili da caccia e non hanno una struttura organizzata. Per loro contano il coraggio e il carisma individuale, mentre l'esercito è ben equipaggiato e strutturato. Una colonna di militari, inviata da Buenos Aires e guidata dal colonnello Varela, seda lo sciopero uccidendo 1500 peones e gettandoli in fosse comuni. I militari compiono un massacro, senza celebrare processi e violando l'abolizione della pena di morte, approvata dal governo del presidente Yrigoyen quello stesso anno. A mio parere la violenza istituzionale della dittatura militare argentina degli anni Settanta affonda le radici nei fatti del 1921.

Quanto è importante Antonio Soto della Sociedad Obrera per la realizzazione dello sciopero?

Antonio Soto, d'origine spagnola, arriva in Patagonia come manovale di una compagnia teatrale. Rimane colpito dalle condizioni di miseria in cui vivono i lavoratori e decide di fermarsi in questa terra, lontana molti chilometri da Buenos Aires, dove vivono solo gauchos, contadini analfabeti e proprietari terrieri per difendere gli ideali libertari. Come leader della Sociedad Obrera, dà un grande impulso alla distribuzione della stampa . Ha la capacità di mediare tra la componente più moderata del sindacato, disposta a trattare con il governo radicale di Yrigoyen e che ha le sue basi nella cittadina di Río Gallegos, e gli istinti più guerriglieri dei gauchos delle campagne patagoniche.

Qual è il rapporto tra Antonio Soto e i capigruppo della rivolta nelle campagne, noti come El Toscano e 68?

Molto conflittuale. Collaborano allo stesso progetto, ma Soto è favorevole a una campagna ideologica per mezzo della stampa e dei volantini e contrario alla violenza. I gauchos argentini, invece, sono cresciuti con le armi in mano. Per El Toscano e il 68 l'unica soluzione è la lotta aperta contro i padroni delle estancias. Per questo, occupano le fattorie e tengono in ostaggio i padroni terrieri.

Che ruolo hanno i quotidiani anarchici per la diffusione degli ideali dei gauchos?

La stampa patagonica è un importantissimo strumento di comunicazione in un territorio così vasto, ma sono soprattutto i giornali anarchici di Buenos Aires a scrivere una pagina di storia dimenticata. I principali quotidiani argentini, infatti, non raccontano il movimento di lotta dei lavoratori patagonici e vorrebbero far cadere nell'oblio il massacro dei peones compiuto dall'esercito. Ancora oggi, alcune riviste militari mettono in discussione la responsabilità del colonnello Varela e dei suoi uomini. La memoria è un territorio di conflitto in Argentina.

E i giornali filo-governativi?

Giornali come La Gaceta del Sur e La Uníon dipingono lo sciopero dei braccianti e degli impiegati patagonici come un movimento violento di banditi che deve essere arrestato con l'uso della forza. Non danno conto delle loro difficili condizioni di vita né delle loro richieste o ideali. La contro-propaganda funziona e la borghesia porteña si convince che l'esercito e il governo agiscono per ristabilire l'ordine pubblico. In Argentina, però, in questo periodo esiste anche una borghesia illuminata come ci ricorda la figura di José Maria Borrero, fondatore del settimanale La Verdad , vicino alle posizioni degli anarchici patagonici.

Qual è stato il valore di questa insurrezione?

Osvaldo Bayer ne "La Patagonia Rebelde" rivela che lo scontro per una società egalitaria in Argentina è stato mosso dagli umili, i migranti spagnoli, cileni, italiani, russi che lavoravano nei campi. Persone analfabete che si ispirano agli ideali anarchici europei. Il loro sforzo ha rappresentato un'epopea e la risposta istituzionale è stata così brutale che per decenni in Patagonia non è stato organizzato nessun movimento sociale. Lo sciopero nasce dal basso ed è molto differente dalle iniziative per i diritti degli operai promosse dal presidente Juan Domingo Perón negli anni Cinquanta che al confronto risultano paternalistiche.

 

Osvaldo Bayer, "Patagonia Rebelde" (2010), Edizioni Eleuthera, 160 pp., € 14,00

Raffaella Ruffo

 

 

 

 

 

Parole chiave: Argentina, Patagonia, anarchia, sciopero
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Argentina