27/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il rapporto annuale dell'Istituto nazionale di Statistica rivela che oggi in Italia ci sono oltre 2 milioni di persone che non studiano, non lavorano e non si formano.

I segnali di ripresa non sono affatto buoni. Anzi, sono inesistenti. Se la manovra varata due giorni fa dal governo ha fatto capire agli italiani quale sarà il futuro del paese per i prossimi tre anni, il rapporto annuale dell'Istat, diffuso da poche ore dalla sua sede romana, descrive con numeri e tabelle la situazione in cui versa il Paese dopo due anni di crisi mondiale, "la più dura della storia recente" riporta il dossier.

Neet. Il dato più preoccupante è quello che riguarda i Neet (Non in education, employment or training) ovvero i giovani fra i 15 e i 29 anni, con forti problemi economici, che non lavorano né studiano. Il nostro paese ne conta attualmente 2 milioni e sono, secondo l'Istat, sopratutto maschi single che, spesso per l'impossibilità di trovare occupazione, sono costretti a rimanere a vivere con i genitori fino a tarda età. Per l'ex ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa erano semplicemente "bamboccioni", l'Istat li raggruppa sotto l'acronimo asettico di una categoria che se pronunciata risulta, in realtà, molto più preoccupante: fuori dai canali di educazione, occupazione o formazione. "A spasso" direbbero i più. Scorrendo i numeri dell'istituto nazionale di statistica la situazione appare davvero più allarmante. I Neet sono solo una parte dei sette milioni di giovani, tra i 18 e i 34 anni, che non riescono proprio a lasciare la casa paterna. Di questi un terzo sono studenti mentre un altro 42,5 percento pur essendo occupato rimane in casa chi per scelta, il 35 percento, chi perché è obbligato dalla propria situazione economica.

Inattività. Si chiama così la bestia nera per i giovani italiani. Il bel Paese esprime, secondo il rapporto, il più alto tasso di inattività in Europa - 37,6 percento contro una media che fra i Paesi dell'Unione è del 28,9. Neanche il tasso di disoccupazione generale, il più basso del continente - 7,8 percento - fornisce un quadro più roseo. Dal 2008 il numero degli occupati fra i 18 e i 29 anni è diminuito del 79 percento che, concretamente, equivale a 300 mila giovani senza un posto di lavoro fisso. E chi si ferma è perduto. Secondo l'Istat, infatti, chi perde il posto di lavoro e non fa nulla per tornare ad un impiego stabile corre il rischio - 73,3 percento dei casi contro il 68.6 del 2008- di rimanere in condizione permanente di Neet. Questi fattori hanno contribuito a far aumentare in modo esponenziale il numero dei Neet nostrani: 129 mila in più dall'anno scorso. Tale aumento, secondo le tabelle dell'Istat, ha poi inasprito ancor di più il fenomeno dell'Italia a "due velocità": quella del Nord, dove i giovani che vivono in casa con i genitori sono la metà del totale, e quella del Sud dove tale percentuale balza al 75 percento.

Chi lavora. Per chi ha uno stipendio le cose non vanno poi così tanto meglio. La diminuzione del Pil mondiale allo 0,6 percento ha contribuito all'abbassamento tanto del potere d'acquisto pro-capite, tornato sotto i livelli del 2000, quanto di quello delle famiglie che ha subito un'inflessione di 3 punti percentuali tra il 2008 e il 2009. E se negli altri Paesi ricchi dell'Unione il reddito delle famiglie ha continuato a salire nonostante la crisi - + 3,8 percento nel Regno Unito, + 1,8 in Francia e + 0,4 in Germania - per le famiglie dello Stivale "dopo due anni di crisi - ha dichiarato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini - il reddito disponibile annuo pro capite é oggi inferiore di 360 euro rispetto a quello del 2000». E c'è ancora chi può permettersi di mantenere i figli a carico solo grazie alle sovvenzioni, temporanee, della Cassa integrazione e alle conduzioni dei propri budget votate al basso indebitamento. Ma oltre ogni cautela gestionale ancora il 15 percento delle famiglie, 25 percento al Sud, vive in uno stato di "disagio economico" nel quale è impossibile affrontare spese impreviste o risparmiare per godersi sette giorni di ferie. E il carovita coinvolge anche i bisogni primari delle famiglie il 10,7 percento delle quali non riesce nemmeno a sostenere i costi del riscaladamento casalingo nonostante il prezzo al consumo dei combustibili sia sceso notevolmente.

E poi ancora mutui trentennali impossibili da pagare, rette scolastiche per i figli che spesso sono costretti a non poter terminare l'intero corso di studi - il 10 percento dei 15-64enni arriva alla licenza elementare o nessun titolo di studio; il 36,6 alla licenza media, il 40 al diploma e solo il 12,8 alla laurea.

Antonio Marafioti

 

Parole chiave: Italia
Categoria: Politica, Economia
Luogo: Italia