27/05/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Alla vigilia delle elezioni presidenziali è ancor più pericoloso parlare di diritti umani, conflitto e violazioni dell'esercito

scritto per noi da
Isabella Flisi
 

 

A pochi giorni dalle Presidenziali del 30 maggio in Colombia sale la tensione e aumentano le minacce verso leader politici, personaggi pubblici e giornalisti. Il contesto pre-elettorale è caratterizzato da continui scandali, pettegolezzi sui candidati e minacce di morte rivolte a difensori dei diritti umani e persone impegnate nel sociale.

Sabato 22 maggio è avvenuta l'ultima grave aggressione. Dopo esser stato per mesi, bersaglio di minacce di morte da parte dei gruppi paramilitari 'Aguilas Negras', 'Los Rastrojos' e 'Bloque Capital', il direttore dell'Ong Codhes, Marco Romero Silva, è stato attaccato da sconosciuti. Romero lavora da più di vent'anni nella promozione e difesa dei diritti della popolazione sfollata in Colombia promuovendo ideali di pace e giustizia sociale. Gli aggressori l'hanno colto alle spalle, con un'arma pungente, mentre camminava a Bogotà durante le ore notturne. L'attacco è avvento precisamente poche ore dopo che il nome di Romero Silva è stato inserito nella lista degli "obiettivi militari" da parte del gruppo paramilitare "Los Rastrojos" e dopo un suo intervento di fronte alla Corte Costituzionale nell'ambito di un'udienza pubblica, nella quale Romero Silva ha richiesto al governo di cessare la grave stigmatizzazione della popolazione sfollata, recentemente dipinta dal Ministro dell'Interno come "imbroglioni che cercano di ottenere i benefici delle politiche sociali". Questa circostanza rende l'attacco particolarmente sospetto e ambiguo, soprattutto riguardo ai possibili mandanti. Per ora le autorità non sono ancora giunte a nessun risultato concreto. Si resta in attesa dell'identificazione dei colpevoli.

Codhes (Consultoria para los derechos Humanos y el desplazamiento) è un'organizzazione senza scopo di lucro nata nel 1992, impegnata nella promozione e consolidazione della pace in Colombia. Codhes lavora per sostenere e affermare i Diritti Umani e il Diritto Internazionale Umanitario attraverso politiche che possano beneficiare l'intera popolazione, prestando particolare attenzione alle vittime del conflitto armato interno. Codhes è stata oggetto di ripetute azioni di discredito e sabotaggio da parte del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS), un'agenzia che dipende direttamente dalla Presidenza della Repubblica e che ora si trova coinvolta in un gigantesco ciclone di scandali per falsi positivi, intercettazioni, molestie e altre azioni illegali e incostituzionali. Recentemente il vice presidente della Repubblica ha infangato l'operato di Codhes in materia di assistenza alla popolazione sfollata, mentre Consiglieri Presidenziali e ambasciatori hanno accusato reiteratamente l'Ong di collaborazione con la guerriglia ed essere un braccio della strategia di guerra giuridica e politica dei sovversivi. Per i difensori dei diritti umani lavorare in Colombia significa battersi quotidianamente per ottenere il giusto riconoscimento della propria attività. Lo sforzo richiesto alle Ong per contrastare le campagne discriminatorie nei loro confronti è enorme.

Nonostante le difficoltà, le organizzazioni continuano a fare sentire la propria voce, soprattutto in un momento tanto delicato. Il 21 maggio, un gruppo di difensori dei diritti umani ha occupato in modo pacifico la sede del Ministero dell'Interno per protestare portando al centro dell'attenzione l'omicidio di Rogelio Martínez avvenuto nella zona di Soucre nel maggio 2010. I manifestanti hanno denunciato che proprio durante la cerimonia di sepoltura di Rogelio Martínez, un furgoncino ha accompagnato la funzione filmando i familiari della vittima e i presenti. Poche ore dopo la polizia è arrivata sul luogo e ci sono stati scontri. Inoltre, la protesta mirava a ribadire e attestare che il governo non si è compromesso a dare garanzie sufficienti di protezione e appoggio ai difensori dei diritti umani e agli sfollati in diverse regioni del Paese.
In Colombia anziché essere protetti e tutelati, i difensori dei diritti umani sono soggetti a minacce sempre più frequenti. In aprile toccò ad un altro noto esponente e difensore dei Diritti Umani, padre Javier Giraldo Moreno, un sacerdote gesuita che si dedica alla protezione dei più deboli e alla promozione dei diritti umani da più di 30 anni. Fino ad oggi, il sacerdote ha denunciato 201 crimini e assassini commessi dall'esercito nazionale, dai paramilitari e dalla guerriglia nella Comunità di Pace di San José de Apartadó (dipartimento de Antioquia) dal 1996. Padre Giraldo si è compromesso molto, incriminando un generale dell'esercito, Rito Alejo Del Río e altri militari. Il Ministro dell'Interno ha offerto al sacerdote una scorta armata, che il religioso ha coerentemente rifiutato argomentando che l'unica ragione per la quale la propria vita può essere in rischio è per aver denunciato le gravi violazioni dei diritti umani perpetuate da agenti diretti o indiretti dello Stato e che quindi non accetterà la protezione da parte delle stesse istituzioni colpevoli delle violazioni.

I frequenti casi di minacce e di attachi verso i difensori dei diritti umani dimostrano che in Colombia è pericoloso persino parlare di conflitto armato, di sfollamento forzato e di restiituzione di terra. In un contesto così caldo e teso, in cui le minacce non tardano a trasformarsi in fatti concreti, sarà decisiva la scelta del prossimo Presidente della Repubblica. Dopo 8 anni di governo Uribe i promotori dei diritti umani auspicano di poter trovare nel prossimo Presidente un alleato che ambisca a pacificare il Paese e a promuovere una giustizia sociale diffusa. La politica uribista al contrario ha inasprito le tensioni, rendendo più arduo il duro compito delle Ong in Colombia e aumentando i casi di violazione dei diritti umani.

 

Parole chiave: diritti umani, elezioni
Categoria: Elezioni, Guerra
Luogo: Colombia