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Libera Reggio. Si chiama tecnicamente ‘vetrofania' l'adesivo, o sticker, da appiccicare sulla vetrina del vostro negozio, per chiarire alla clientela che siete ‘Pizzo Free'; una iniziativa rivoluzionaria per Reggio Calabria, o ‘Ndrinopoli', la capitale della Mafia più feroce, quella da oltre 800 morti nei 5 anni di guerra tra clan negli anni '80. La promuove Libera di Don Luigi Ciotti e vi aderiscono i tre sindacati maggiori, ma anche Confesercenti, Confartigianato e Confcommercio. Una associazione anche istituzionale, che grida ai venti dello Stretto: "Noi il pizzo non lo paghiamo"!
Si riuniscono, in una cittadina di appena 220mila abitanti, ben 61associazioni, soprattutto "è importante notare come l'iniziativa abbia coinvolto sia aderenti di destra estrema come di sinistra, laici come cattolici, confessioni religiose delle più disparate, dai Valdesi ai cattolici ai protestanti", spiega don Mimmo Nasone, animatore di ‘Libera' nella provincia della Calabria citeriore.
Ticket anti Racket Per adesso ci sono solo tre imprenditori che hanno denunciato il racket, ma ben presto gli adesivi con su scritto "Reggio Libera Reggio" vorranno dire che in quel negozio non ci si piega all'"Amici ill'amici" e non si danno soldi per la protezione delle Ndrine. "C'è bisogno di concretezza, meno parole e più fatti, meno convegni e più coerenza e continuità di azione antimafia", secondo Don Ciotti. E a testimoniare che c'è una Reggio che sullo Stretto combatte contro i clan e il loro strapotere, già 500 cittadini hanno dato la loro adesione e disponibilità a fare solo acquisti responsabili antiracket e legalitari. "Mai successo prima che così tante associazioni (e ripetiamolo che fa bene: son 61) si mettessero insieme per combattere la loro battaglia per la legalità", fa notare Don Luigi di Libera.
E adesso votateci tutti! Cade definitivamente invece, e purtroppo, la maschera su alcune associazioni che troppo facilmente avevano finora rappresentato una bandiera dell'antindrangheta, (e forse si capirà come fosse una rendita di posizione) : hanno rifiutato di aderire Aldo Pecora e la sua creatura, l'associazione di studenti locresi "E adesso ammazzateci tutti!" nata all'indomani dell'omicidio di Franco Fortugno; dopo l'entusiastica adesione alla campagna elettorale dell'ex ‘Fronte della Gioventù' Peppone Scopelliti alle Regionali, i giovani Locresi di estrema destra gettano la maschera e rinnegano una battaglia legalitaria "perché noi con quelli di sinistra non ci vogliamo avere a che fare"; purtroppo al momento non si ha nemmeno notizia dell'adesione del ‘Museo della ‘Ndrangheta', altra unica voce dissonante in un movimento unitario, che compone il fronte della legalità al di là delle barriere ideologiche e ricorda quel patto ‘Acipac' che nel 1992 per primo in Italia, ancora prima di Tano Grasso, lanciò la prima associazione anti pizzo a Cittanova nel fondo della Piana di Gioja Tauro, la Calabria più dura e inaccessibile. "Questo è un buon inizio, ma solo un punto di partenza di un ragionamentosul racket in riva allo Stretto. Aspettiamo, vediamo e speriamo", chiosa Tano Grasso, l'antesignano dell'antiracket siculo, e presidente onorario della Federazione nazionalecontro il Pizzo.
Gian Luca Ursini